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Vaccino Covid, studio rivela: "Patologie cardiache su del 25% nella fascia 16-39 anni"

Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica mostra che in Israele le richieste di soccorso da parte di persone tra i 16 e i 39 anni sono aumentate del 25%

Di Alfredo Tocchi

01 Maggio 2022

Vaccini Covid minorenni senza prenotazioni: l'ok del Governo

Fonte: Unsplash

Mentre nel nostro Paese il Ministro Speranza annuncia gioioso che in autunno ci verrà imposta la quarta dose, uno studio israeliano, pubblicato sulla rivista Nature il 28 aprile scorso, mette in luce la diretta correlazione tra la vaccinazione contro il COVID-19 e l’incremento delle patologie cardiache.La notizia di un incremento – nell’ordine del 25% - delle patologie cardiache era stata data già da tempo (ad esempio in Scozia e in Germania), ma questo studio, che prende in considerazione tutti i dati disponibili In Israele dall’inizio della pandemia, è particolarmente completo e dunque scientificamente significativo.

Vaccino Covid, studio rivela: "Patologie cardiache su del 25%"

La scoperta principale riguarda l'aumento di oltre il 25% del numero di richieste di soccorso da parte di persone nella fascia di età compresa tra i 16 e i 39 anni durante la campagna vaccinale contro il COVID-19 in Israele (gennaio-maggio 2021), rispetto allo stesso periodo di tempo negli anni precedenti (2019 e 2020). In estrema sintesi, esiste un'associazione importante e statisticamente significativa tra i conteggi settimanali delle richieste di soccorso e i tassi di prima e seconda dose di vaccino somministrate a soggetti compresi in questa fascia di età. Allo stesso tempo non è stata osservata alcuna associazione statisticamente significativa tra i tassi di infezione COVID-19 e il numero delle richieste di soccorso.

Questo risultato è in linea con i risultati di studi precedenti che hanno dimostrato che gli aumenti dell'incidenza globale di richieste di soccorso non sono sempre associati ai tassi di infezione COVID-19 e che i tassi di ospedalizzazione relativi all'infarto del miocardio durante l'ondata iniziale di COVID-19 erano invariati rispetto a quelli degli anni precedenti.
Viceversa, durante la campagna di vaccinazione contro il COVID-19, si è osservato un aumento significativo – oltre il 25% - sia delle richieste di soccorso sia delle ospedalizzazioni relativi all'infarto del miocardio, da parte di persone nella fascia di età compresa tra i 16 e i 39 anni.

Gli autori sottolineano la necessità di un'indagine approfondita dell'apparente associazione tra la somministrazione del vaccino COVID-19 e gli esiti cardiovascolari avversi tra i giovani adulti e auspicano che Israele e altri paesi continuino a raccogliere i dati necessari per comprendere meglio i rischi/benefici del vaccino e per informare le relative politiche pubbliche e prevenire danni potenzialmente evitabili ai pazienti.

Nel frattempo, raccomandano che, dopo la vaccinazione, i pazienti vengano avvertiti dell’importanza di ricorrere con tempestività alle cure di emergenza appropriate qualora sperimentino sintomi potenzialmente associati a miocarditi, come disagio al petto e mancanza di respiro. Parimenti, sconsigliano di fare attività fisiche faticose dopo la vaccinazione, dal momento che lo sforzo post inoculazione può indurre gravi eventi cardiaci avversi.

Tutto questo, in Italia, non viene divulgato. La nostra sottomissione ai diktat governativi è patetica. Mentre in Germania un gruppo di giuristi (giudici e avvocati) scrive al Parlamento per indurlo a votare contro l’introduzione dell’obbligo vaccinale per gli over 60 (e il Parlamento vota contro), noi andiamo avanti da più di due anni senza un’opposizione parlamentare e i giuristi che manifestano pubblicamente un dissenso sono una minoranza quasi invisibile. La magistratura inquirente non indaga sulle continue morti di giovani sportivi e l’italiano medio continua a credere che le reazioni avverse alla vaccinazione siano eventi rari e trascurabili.

Al contrario, i numeri sono allarmanti. In un recente rapporto sulla sicurezza, In Germania l'Istituto Paul Ehrlich cita 2.255 casi sospetti di esito fatale della vaccinazione.
A quando un serio dibattito scientifico anche in Italia?

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