24 Marzo 2026
Referendum, fonte: instagram @ileniazzaro
Il referendum sulla giustizia si è chiuso con una netta vittoria del No, ma il dato politico più rilevante è che la sconfitta è arrivata anche e soprattutto dagli elettori del centrodestra. Le percentuali parlano chiaro e mostrano come una quota significativa dell’elettorato dei partiti di governo abbia scelto di non seguire le indicazioni ufficiali, con Fratelli d’Italia all’11,2% di No, Forza Italia al 17,9% e Lega al 14,1%, numeri che evidenziano un malcontento diffuso e trasversale. Un segnale politico forte che indica come il referendum sia stato di fatto perso proprio dal governo tra i suoi stessi sostenitori.
Il risultato complessivo, con il No al 54% contro il 46 del Sì, certifica la bocciatura della riforma, ma è nella distribuzione del voto che emerge il dato più significativo. Secondo le analisi degli exit poll, nel centrodestra si registra una quota di No pari al 42,3%, superiore persino alla capacità del centrosinistra di mobilitare voti per il Sì, fermo al 29,5%.
Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, pur sostenendo ufficialmente la riforma, non sono riusciti a compattare il proprio elettorato, lasciando emergere una crepa che si è rivelata decisiva per l’esito finale. Questa divisione interna ha avuto un peso determinante, contribuendo a spostare l’ago della bilancia verso la bocciatura della riforma. Il dato che emerge con maggiore forza è quello di un voto non rigidamente schierato, ma influenzato anche da valutazioni di merito da parte degli elettori.
Sul fronte opposto, tra i partiti di centrosinistra e nelle forze che sostenevano il No, il voto appare molto più compatto. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra mostrano percentuali elevate di contrarietà alla riforma, consolidando un blocco elettorale più coeso.
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