05 Febbraio 2026
Roberto Vannacci, fonte: imagoeconomica
Tanto tuonò che piovve. L'ex generale Roberto Vannacci, rompendo gli indugi, è uscito formalmente dalla Lega di Matteo Salvini ed ha fondato un proprio partito denominato "Futuro Nazionale" con un proprio logo, regolarmente depositato, nel quale appare stilizzata la "fiamma tricolore".
La nascita formale di una formazione che si pone, quale collocazione, in modo dichiarato a destra della "destra" rappresentata da FDI richiede una attenta analisi per le ripercussioni sull'assetto politico sia sulla maggioranza di governo che delle opposizioni.
Da autorevoli commentatori l'iniziativa dell'ex generale Vannacci viene considerata velleitaria e destinata ad un sicuro fallimento con evocazione di similari naufragate esperienze politiche.
Da altrettanto autorevoli istituti di sondaggi politici il movimento di Vannacci viene stimato, nell'intenzione di voto, di poco inferiore al 5%.
Va ricordato che ad oggi la soglia di sbarramento è al 3% ma potrebbe essere modificata in forza di una riforma della legge elettorale: per quanto, un simile tentativo si scontra, quale eterogenesi dei fini, con la scaramanzia negativa che, dal punto di vista elettorale, colpisce puntualmente le formazioni politiche autrici delle riforme della legge elettorale finalizzate ad impedire un risultato politico positivo per i partiti considerati "ostili".
Solo i due generali della politica ad oggi imbattuti e cioè il generale Tempo ed il generale Pazienza potranno dirci quale sarà l'esito di Futuro Nazionale di Vannacci per mezzo del giudizio inappellabile costituito dal voto.
Nel mentre alcune considerazioni, utili per capire la consistenza del partito di Vannacci, possono essere svolte.
L'ex generale, più strutturato della narrazione proposta dai suoi avversari, sembra aver colto il paradigma che costituisce l'essenza della destra politica, e cioè il riuscire a coniugare, come non può la sinistra per tradizione culturale del marxismo - leninismo, il massimo della tradizione ancestrale della nazione con la più avanzata adesione all'utilizzo delle nuove tecnologie strizzando l'occhio ad un nuovo "futurismo" ed "arditismo".
D'altronde l'ex generale Roberto Vannacci "osa" dove la Premier Giorgia Meloni, per motivi di tatticismo politico, non può osare.
Apertamente infatti Roberto Vannacci si riappropria della narrazione di eventi e volti legati al ventennio (come i riferimenti visivi e gestuali alla "Decima") o dall'insistenza su terminologie come "camerata" che, indubbiamente, riescono a creare, in un particolare settore di elettorato della destra, un rapporto di continuità storico emotiva nazionale quale "comunità di destino" che si innesta, rinvingorendolo, sulla figura dell'"homus novus" politico di tradizione romana.
In questa sintesi di tradizione e novità si misurerà l'abilità (e la riuscita) del Vannacci.
Certo dell'"homus novus" ideale continuatore di tradizioni di un popolo forgiato da "confini, terra e sangue" il generale Vannacci possiede le caratteristiche.
La sua provenienza dai ranghi più specializzati dell'esercito, la sua storia personale di indubbio valore militare lo rendono più credibile di tanti altri in tema di difesa dei confini, di lotta all'immigrazione clandestina, di guerra senza quartiere alla cosiddetta cultura "woke" autoridottasi, ormai, a ridicolo formalismo senza contenuto.
Certo la biografia di una persona non può dire tutto di un individuo come d'altronde la genetica non può dire tutto di un individuo senza considerare i cosiddetti "caratteri acquisiti" e cioè l'epigenetica.
Ma la biografia può darci però alcune indicazioni.
L'uomo ha pubblicato un libro a proprie spese considerato, dalla cultura dominante, come "ciarpame". Ne ha vendute 200.000 copie divenendo il caso letterario dell'anno.
E' stato candidato dalla Lega per l'Europarlamento e si riteneva, secondo la narrazione della politica dominante che, per la sua asserita rozzezza intellettuale e politica, non lo avrebbe votato nemmeno la moglie.
Ha ottenuto 500.000 preferenze. Un plebiscito.
Questo per dire che una delle chiavi del suo successo risulta rappresentata dalla costante sottovalutazione che ne fanno gli avversari politici.
Tenuto conto di un altro fattore: che è quello rappresentato dal rinvigorirsi delle formazioni di destra estrema non solo in Europa.
Roberto Vannacci, con tutti i suoi limiti personali e politici (e ne ha), si inserisce in un contesto nel quale la sua biografia e le sue istanze risultano in sintonia con buona parte delle opinioni pubbliche europee se non mondiali. E l'uomo, da accorto militare, ha individuato il suo posizionamento.
Ragionando in termini militari non credo che dal punto di vista politico la sua sarà condotta come una guerra lampo,
Probabilmente attuerà un più convenzionale "martello di Stalin" cioè un pesante bombardamento sulle posizioni morbide in tema di sicurezza, immigrazione e lotta all'antagonismo di estrema sinistra e di piccoli avanzamenti trincerati per poi, in fasi continue successive, ripetere lo stesso schema di bombardamento delle posizioni mediante nuovi piccoli avanzamenti trincerati.
Questo perchè il suo obiettivo non è quello di un partito del 20% ma di un partito che, superata la soglia di sbarramento per l'ingresso in Parlamento, possa fungere da battitore libero nello schieramento destro della destra rappresentata da FDI cui vengono sottratti molti temi identitari.
Lo scopo di Vannacci, in fin dei conti, è quello di "democristianizzare" il partito della Premier Meloni indicando se medesimo come il continuatore, con mezzi moderni, degli ancestrali valori identitari di un certo tipo di destra che si sente trascurata (se non tradita) a torto o a ragione dalla Premier. E, come si dice, le frange di elettorato dimenticate possono rappresentare frange di elettorato "pericolose" per il politico che non le ha potute o sapute, a torto o a ragione, valorizzare.
Quanto alla Lega l'uscita di Vannacci, a detta anche degli analisti, non produrrà certo sconquassi.
Risulta ormai evidente che il modello "Lega Nazionale" non abbia dato i risultati sperati e che, probabilmente, la Lega dovrà tornare all'originaria "Lega Nord" nelle sue roccaforti tradizionali (come peraltro ha sempre sostenuto, e forse con ragione, Umberto Bossi). Salvini come il mitico generale Giap "...se avanzo mi disperdo, se indietreggio mi concentro".
Quanto a Forza Italia l'effetto Vannacci non può che rafforzarla per la sua storica posizione di equilibrio nelle posizioni economico - sociali che potrebbero portare anche ad una integrazione con le aree centriste oggi presidiate da Lupi e da Calenda.
La vera partita quindi è tutta a destra con il partito della Premier che vive l'incubo di un partito che si pone, con credibilità, alla sua destra sottraendone posizioni e frange di elettorato.
Si potrebbe pensare quindi ad una destra "sinistrata" con grande contentezza delle opposizioni.
Ma, sicuramente, il fine di Vannacci non sarà certo quello di favorire la sinistra bensì, acquartierato nelle trincee conquistate, quello di condizionare la politica del centro destra su alcuni temi ritenuti identitari. Vannacci stesso dichiara di rappresentare la destra "non moderata" fornendo un richiamo ideale a quella parte del mondo di destra fino ad oggi ricompreso nel perimetro elettorale di Fratelli d'Italia e che si sente, a suo modo, nella posizione di quei "cognati di campagna" che occorre invitare nelle ricorrenze familiari (in questo caso il voto) ma di cui ci si vergogna un po'.
Ma il richiamo è anche a quel mondo dell'astensionismo alla costante ricerca di un "homus novus" che funga da attrattore per la mobilitazione elettorale ed al variegato mondo dei 5 Stelle non sempre compatibile con il perimetro dei partiti di sinistra nè moderata nè estrema.
"Habent sua fata verba" sentenziavano i latini.
Vedremo quale sarà il destino, anzi il futuro, del partito "Futuro Nazionale" di Roberto Vannacci.
Come si dice "...nel nome un carattere...nel carattere un destino".
Vedremo.
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