27 Gennaio 2026
Massimiliano Lisa Fonte: Facebook @Massimiliano Lisa
Massimiliano "Max" Lisa - candidato sindaco alle elezioni comunali di Milano 2027 - in occasione della presentazione della sua lista civica Milano Libera, ha rilasciato un'intervista al Giornale d'Italia. Il 58enne, nato, cresciuto e residente a Milano, ha raccontato i punti cardine del suo programma, come la sicurezza, l'urbanistica e le aree verdi. Inoltre, ha toccato anche altri temi: dalla Russia, che secondo lui "deve essere alleata dell'Ue", alla libertà vaccinale al genocidio a Gaza.
Buongiorno Massimiliano, può farci un punto sul suo programma e soprattutto su quello che tiene banco ultimamente a Milano, quindi sicurezza e urbanistica?
“Ho 58 anni, sono nato e vivo a Milano da sempre. Mi sono occupato di editoria: sono stato editore e imprenditore culturale, oltre che pubblicista. La prima cosa che ho fatto, a 18 anni, è stata una rivista di informatica che si chiamava Commodore Casa, circa quarant’anni fa.
Da allora, per i primi vent’anni della mia attività mi sono occupato di divulgazione nel campo dell’informatica, sulla carta: periodici, libri, moltissime pubblicazioni. Vent’anni fa, invece, ho cambiato settore e ho iniziato a occuparmi di beni culturali. Con la mia azienda, che si chiama Leonardo3, siamo stati tra i primi in Italia a divulgare i beni culturali attraverso la tecnologia. Abbiamo realizzato mostre in tutto il mondo e, soprattutto, il Museo Leonardo3 a Milano, aperto grazie alla Scala ormai da tredici anni.
Un paio d’anni fa ho iniziato una battaglia con il Comune di Milano perché il museo era a rischio di chiusura. Questo mi ha portato a confrontarmi direttamente con l’amministrazione cittadina e con la politica, anche leggendo molto di ciò che veniva scritto sui giornali. Ho scoperto un mondo che non ho trovato all’altezza della città: il mondo politico e amministrativo.
Questo percorso mi ha portato, circa un anno fa, nel mese di giugno prima dell’estate, a decidere che fosse necessario entrare in politica. Per me 'scendere in campo' è una definizione sbagliata: in politica, semmai, si dovrebbe 'salire', perché dovrebbe essere qualcosa di più alto.
Qualcuno mi ha proposto di candidarmi a sindaco per piccoli partiti, ma alla fine ho rifiutato. Ho deciso che la soluzione fosse creare una lista civica indipendente, non legata a nessun partito. Da giugno ho iniziato a scrivere un programma che ho appena concluso e rifinito: sono 96 pagine in cui è scritto tutto, cioè ciò che ci proponiamo di fare nei prossimi cinque-dieci anni, a partire dal 2027 dopo le elezioni, per risolvere i problemi della città. Non solo quelli più noti – sicurezza, trasporti, casa – ma anche per proiettare Milano verso un futuro diverso da quello che oggi si prospetta.
In questi mesi, avvicinandomi alla politica, ho iniziato a seguire tutti i Consigli comunali su YouTube e ho maturato una convinzione molto concreta. Ho conosciuto direttamente diversi capigruppo, soprattutto di destra – Fratelli d’Italia, Lega, Padalino – perché sono quelli più disponibili al confronto. La sinistra, invece, è molto difficile da approcciare, soprattutto per quanto riguarda il problema che ho avuto io con il museo: l’ascolto da parte della sinistra che governa la città è stato praticamente nullo.
Io parto da un principio semplice: fare l’interesse pubblico. Se dall’altra parte ci sono persone oneste che vogliono il bene collettivo, io faccio anche il loro interesse. Se invece ci sono soggetti che fanno interessi lobbistici – che siano Catella, Scaroni o chiunque altro – allora no. L’interesse pubblico sta proprio nel non permettere che il pubblico si sposti sempre dalla parte del privato agevolato.
Lo abbiamo visto su San Siro, sugli oneri di urbanizzazione non pagati, sull’urbanistica. Il Comune deve fare l’interesse della collettività. Non sono un comunista sovietico di cento anni fa, ma se governo una città e si fa una lottizzazione – e negli ultimi vent’anni a Milano se ne sono fatte tantissime, dagli ex scali ferroviari alla Fiera, alle Varesine – il pubblico deve tenere a bada il privato.
Va benissimo costruire, anche cose bellissime, ma il privato deve garantire una compensazione del 30–35% in edilizia pubblica. Non solo case popolari: anche studentati, spazi per le imprese, coworking per i giovani. Questo però a Milano, non da dieci o quindici, ma negli ultimi vent’anni – con governi di destra e di sinistra – non è stato fatto. L’edilizia sociale è rimasta tra lo zero e il 4–5%.
In tutta Europa il benchmark è intorno al 35%. Ed è per questo che oggi le case costano quello che costano e le persone vengono espulse dalla città perché non riescono a pagare gli affitti. Se negli ultimi vent’anni la politica avesse davvero fatto l’interesse pubblico, oggi il primo problema di Milano – la casa – non esisterebbe in questi termini.
A Vienna il 45% delle abitazioni è edilizia pubblica e tutti possono permettersi di vivere in città. Questa è la prima cosa: fare l’interesse di tutti. Cosa che oggi né la destra né la sinistra riescono a fare, non necessariamente perché siano cattivi o corrotti, ma perché devono rispondere a logiche di partito, di conoscenze e di lobby.
Anche su San Siro è stato evidente: andava fatto un bando internazionale di almeno un anno, non di un mese, che ha favorito solo due fondi americani. Con un bando serio si sarebbe vista l’offerta migliore: magari non 180 milioni, ma 500, 600 o 700. Invece c’è stata una convergenza tra destra e sinistra.
Quando Sala non aveva i numeri, Bernardo – candidato sindaco contro di lui – lo ha aiutato. Padalino di Lupi inizialmente ha votato contro, ma poi Lupi l’ha chiamata da Roma per dirle di votare sì. Quindi c’è stata una convergenza trasversale sugli interessi.
Ed è proprio per questo che ha senso far nascere una lista civica che non stia né da una parte né dall’altra, ma solo dalla parte dei cittadini”.
Quale è la sua idea comunque su questi 3 temi: la libertà vaccinale, il genocidio a Gaza ad opera di Israele e la questione Ucraina Russia?
"Sul tema della libertà vaccinale voglio essere molto chiaro. Io personalmente non sono contro i vaccini. Ho avuto un’esperienza diretta molto forte: la mia compagna si è ammalata di cancro, ha fatto una chemioterapia molto aggressiva e per un periodo è stata in pericolo di vita. Durante il Covid era una persona estremamente fragile.
Proprio per questo, sia lei sia io abbiamo fatto tutti i vaccini, compresi gli ultimi richiami, e non abbiamo avuto problemi. Questa esperienza personale mi ha portato a fidarmi dei vaccini in una situazione di fragilità sanitaria.
Detto questo, io voglio essere il sindaco di tutti. All’interno del gruppo di Milano Libera ci sono anche persone che hanno posizioni 'no-vax'. Io le rispetto, perché rispetto le opinioni di tutti. È una dimostrazione concreta del fatto che, se dovessi fare il sindaco, governerei per l’intera città, non solo per chi la pensa come me.
Pur non essendo 'no-vax', ritengo che, per quanto rientra nelle competenze di un sindaco, anche chi non vuole vaccinarsi debba essere rispettato. La libertà di opinione è un valore, e Milano Libera nasce proprio per tenere insieme sensibilità diverse, senza imposizioni ideologiche.
Per quanto riguarda l’Ucraina, mi è stato chiesto un parere. Io sono contrario a questa guerra, come sono contrario a tutte le guerre. È evidente che l’invasione russa non sia stata una cosa giusta, ma continuare a inviare armi e denaro all’Ucraina ha significato, di fatto, prolungare il conflitto.
Io sarei stato per evitare la guerra. Forse un Paese avrebbe perso dei territori, forse il futuro sarebbe stato incerto, ma evitare migliaia di morti sarebbe stato prioritario. La coperta, purtroppo, è corta: le risorse non sono infinite.
Se dovessi governare un Paese e dovessi scegliere tra mandare miliardi in Ucraina oppure investirli nelle nostre forze dell’ordine – che oggi hanno una carenza di circa 30.000 unità tra carabinieri, polizia e Guardia di Finanza – o ancora nella sanità, io non avrei dubbi. Le priorità sono la sanità, la sicurezza e lo sviluppo del Paese. Non ci sono soldi per tutto, quindi bisogna scegliere.
Inoltre, ho un progetto di riforma dell’Europa, chiamato Free Europe, che presenteremo nel 2029. È l’idea di un’Europa totalmente rifondata, in cui, nel mio ideale, la Russia non è un nemico. È un Paese che, se non può essere completamente integrato, deve comunque essere un partner strategico dell’Europa.
Questo significa cooperazione economica, ampliamento del mercato, energia a basso costo. Storicamente la Russia ha sempre fatto parte della storia europea. Non dimentichiamo che nella Seconda guerra mondiale ha avuto circa 20 milioni di morti. La cultura russa, gli scrittori russi, hanno sempre fatto parte del patrimonio europeo.
È nell’interesse di qualcun altro avere un’Europa divisa, debole, che spende risorse in armamenti e si separa dalla Russia. Se l’Europa potesse esportare e importare liberamente con il mercato russo, sarebbe un enorme vantaggio non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa.
Vengo infine a Gaza. Ho molti amici ebrei e tengo a distinguere in modo molto netto le cose. Oggi, se uno prende posizione su Gaza, rischia subito di essere etichettato come antisionista. È una follia.
Proprio in questi giorni, alla vigilia del Giorno della Memoria, dovremmo ricordarci che lo sterminio di qualunque popolo è sempre un orrore. Quest’estate anch’io ho fatto dei post contro lo sterminio a Gaza, perché l’idea di uccidere decine di migliaia di persone è inconcepibile.
Io sono dalla parte di un Israele sicuro, senza attentati, ma sono anche dalla parte di una Gaza sicura. Oggi ci sono bambini che muoiono di fame e di freddo: questo è inaccettabile. Sono contro tutte le guerre e contro tutti gli olocausti, di ogni tempo.
Non dimentichiamoci che anche noi siamo andati in Iraq e abbiamo causato oltre un milione di morti per una guerra sbagliata, fondata su una menzogna: le armi di distruzione di massa non esistevano.
Infine, una riflessione sugli Stati Uniti, che vengono spesso indicati come la più grande democrazia del mondo e con cui siamo alleati. Solo ieri il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato il falso, sostenendo che un infermiere ucciso per strada fosse un pericoloso terrorista pronto a sparare.
Abbiamo visto tutti i filmati: quell’uomo era disarmato, è stato buttato a terra e colpito con dieci colpi alla schiena. Questo episodio fa riflettere. Se su un fatto così evidente ci vengono raccontate bugie, quante bugie ci vengono raccontate su tutto ciò che non vediamo, su tutto ciò che non viene filmato?
È una domanda che dovremmo porci tutti”.
Per quanto riguarda Milano, nel super caso ha intenzione. Nel suo programma c'è l'intenzione di ampliare quelle che sono le zone verdi quindi piantare alberi?
“Sì, ho fatto anche una polemica su Cordusio. In qualunque nuova ristrutturazione di piazze e spazi pubblici bisognerebbe inserire il verde. Come si sarebbe dovuto fare a San Babila, così andava fatto anche a Cordusio.
Oggi a Cordusio ci sono solo panchine, ma non c’è neppure un albero. Come si può pensare di sedersi in piazza ad agosto, in pieno sole, senza un minimo di ombra?
Su questo tema è stato detto che non si poteva piantare il verde perché sotto passa la metropolitana. Non è affatto vero. Ho fatto delle ricerche: esistono tecnologie e tipologie di piante che non hanno bisogno di radici profonde. Si possono realizzare vasche di contenimento in cemento che permettono di piantare alberi anche sopra infrastrutture sotterranee.
A volte viene tirata in ballo la Soprintendenza, come se fosse lei a impedire queste soluzioni. Ma non è credibile: la stessa Soprintendenza consente di distruggere lo stadio di San Siro, nonostante il vincolo, consente i dehors in tutta Milano, compresa la Galleria, ma improvvisamente non permetterebbe di piantare otto alberi in una piazza?
Il problema è un altro: la Soprintendenza segue completamente questa amministrazione e ne avalla le scelte, venendo spesso usata come paravento. Questo l’ho sperimentato anche personalmente in molte occasioni.
Il verde urbano, invece, è fondamentale. In Sud America, a Bogotá, piantando alberi in tutta la città sono riusciti ad abbassare la temperatura media di circa quattro gradi. È una dimostrazione concreta di quanto il verde sia una risposta reale al caldo, oltre che una questione di qualità della vita.
Per questo il verde è centrale anche nel nostro programma ed è uno degli ambiti che intendiamo ampliare in modo deciso”.
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