16 Gennaio 2026
Circolare censimento bambini palestinesi nelle scuole, fonte: Ministero dell'Istruzione
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha spedito una circolare in tutti gli Uffici scolastici regionali, nel quale viene chiesto a ogni istituto di "rilevare, censire e segnalare la presenza di alunni palestinesi" entro il 14 gennaio 2026. Nonostante per il ministro Giuseppe Valditara sia un "semplice modo per conteggiare gli studenti palestinesi", esattamente com'è stato fatto "con quelli ucraini", in modo da strutturare "percorsi di integrazione", le opposizioni sono insorte: "Una vera e propria schedatura, discriminatoria e illegale".
È polemica sulla circolare inviata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito alle scuole italiane con cui viene chiesto di segnalare la “presenza di alunni/studenti palestinesi” entro il 14 gennaio 2026. La richiesta, firmata dalla Direzione generale per gli Affari internazionali del MIM e diramata tramite gli Uffici scolastici regionali, riguarda istituti statali e paritari e prevede la trasmissione di dati numerici suddivisi per regione e ordine scolastico, con una sezione facoltativa sui percorsi di inserimento.
A volere la rilevazione è stato il ministro Giuseppe Valditara. Secondo la spiegazione fornita dal ministero, attraverso il capo dipartimento Carmela Palumbo, non si tratterebbe di una raccolta di dati personali ma di un “monitoraggio numerico”, analogo a quello avviato in passato per gli studenti ucraini, con l’obiettivo di favorire l’integrazione e predisporre eventuali misure di supporto, soprattutto per chi deve sostenere esami.
Una giustificazione che non ha però placato le critiche. Sindacati e opposizioni parlano apertamente di “schedatura” e di atto discriminatorio. L’Unione sindacale di base (Usb Scuola) ha definito la circolare “inaccettabile”, denunciando “una vera e propria classificazione su base etnica e nazionale all’interno della scuola pubblica”. Per il sindacato, il provvedimento rischia di tradursi in una ghettizzazione di bambini e bambine palestinesi, in contrasto con i principi costituzionali di uguaglianza e tutela dei minori.
Sulla stessa linea la Flc Cgil, che chiede chiarimenti sulle finalità della rilevazione. “Qual è il fine e perché solo gli alunni palestinesi?”, domanda il sindacato della conoscenza, sottolineando che, anche se l’obiettivo fosse il monitoraggio dell’inserimento, le modalità scelte assumono “caratteri evidentemente discriminatori”. Secondo la Flc Cgil, il ministero non può chiedere alle scuole “azioni selettive su base etnica”, perché estranee al ruolo educativo e inclusivo della scuola.
Dure anche le reazioni politiche. La senatrice del Partito Democratico Cecilia D’Elia parla di “interrogativi seri e legittimi” e chiede al ministro di fare immediata chiarezza. Dal Pd arrivano accuse di schedatura e di uso improprio delle scuole come strumenti di controllo. Il ministero respinge le critiche e ribadisce che l’iniziativa ha finalità esclusivamente organizzative e di integrazione.
Il confronto resta aperto. Per sindacati e opposizioni, però, il punto è politico e culturale: qualsiasi censimento mirato su una specifica nazionalità, senza un quadro normativo chiaro e una motivazione esplicita, rischia di aprire una deriva pericolosa e di minare il principio di una scuola pubblica inclusiva, uguale per tutti.
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