17 Dicembre 2025
Fabrizio Corona (fonte foto Lapresse)
E allora la domanda iniziale torna, più pesante di prima: è solo un caso che il “caso Signorini” esploda proprio ora?
Il punto non è Fabrizio Corona. O meglio: non è solo Corona. Le sue accuse sono il detonatore, non l’esplosivo. Arrivano in una fase in cui l’ecosistema mediatico che per anni ha protetto, schermato e governato l’immagine berlusconiana è molto meno compatto. Mediaset è un gruppo industriale solido, ma non più politicamente centrale come ai tempi di Silvio. Mondadori resta un colosso editoriale, ma non detta più l’agenda come un tempo. E soprattutto: manca il fondatore, l’uomo che teneva insieme tutto, media, politica e relazioni personali.
In questo vuoto, ogni figura che incarnava quel sistema diventa vulnerabile. Signorini non è un dirigente qualsiasi. È un simbolo. Colpirlo — anche solo mediaticamente — significa mandare un messaggio: nessuno è più intoccabile.
C’è poi un altro livello, più politico e meno raccontato. L’ipotesi di una discesa in campo di Marina Berlusconi, per quanto non ufficiale, fa paura. Non tanto all’opposizione, quanto alla parte dominante della destra oggi al governo. Marina rappresenterebbe un profilo completamente diverso: liberale, istituzionale, credibile a livello internazionale, capace di parlare a un elettorato moderato che oggi è orfano. Un’alternativa interna al campo del centrodestra, potenzialmente dirompente. E di sicuro successo.
In questo scenario, indebolire l’universo simbolico berlusconiano — anche colpendo i suoi custodi mediatici — diventa funzionale. Non serve un attacco diretto. Basta insinuare crepe. Alimentare dubbi. Far circolare l’idea che “quel mondo” non sia più sotto controllo.
Per questo Signorini oggi non è solo Alfonso Signorini. È il rappresentante di un’epoca. Di un modo di gestire potere, informazione, relazioni. Metterlo in discussione significa dire che quel modello è finito. Che non protegge più. Che non garantisce più immunità.
Ed è qui che la vicenda smette definitivamente di essere gossip. Perché quando crollano i garanti, crollano anche i sistemi che hanno custodito. I segreti di Arcore. Le mediazioni silenziose. Gli equilibri non scritti tra editoria, televisione e politica.
Oggi Alfonso Signorini appare per la prima volta esposto. Non travolto, non sconfitto. Ma esposto. E questo, nel suo mondo, è già una notizia enorme. Perché segnala che la campana di vetro si è rotta. Che le protezioni non sono più automatiche. Che qualcuno, da qualche parte, può mettere nel mirino il mondo berlusconiano.
Casualità? Difficile crederlo.
Più probabile che siamo all’inizio di un bombardamento preventivo. Non contro una persona. Ma contro un’eredità. Un potere. E forse contro una possibile futura leader che, prima ancora di scendere in campo, deve essere indebolita nel suo ecosistema naturale.
Perché in Italia, prima ancora delle elezioni, si vincono (o si perdono) le guerre mediatiche. E questa, a giudicare dai primi colpi, è appena cominciata.
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