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Green pass lavoro privato e sanzioni, chi è senza sarà sostituito

La stretta governativa sul green pass preoccupa i dipendenti di pubblico e privato. Chi non ha il codice verde rischia il posto di lavoro

17 Settembre 2021

Green pass, chi non ce l'ha sarà senza lavoro

Fonte: Unsplash

Il green pass per tutti i lavoratori è ufficialmente realtà e il polverone di polemiche che ne consegue si è appena innalzato. In una precisazione di palazzo Chigi, si legge che oltre alle ingenti sanzioni a carico di chi si rifiuterà di esibire il codice verde digitale sul posto di lavoro, per le aziende piccole sarà possibile sostituire i dipendenti inadempienti. Aumenta quindi il rischio di perdere il lavoro per chi non ha il green pass, monile indispensabile nella vita di tutti i giorni che si consoliderà a partire dal 15 ottobre. Con questa misura l'Italia diventa uno dei paesi con il maggiore numero di restrizioni nonostante i dati promettenti relativi ai contagi. Una stretta che è già stata criticata da molti e che rivoluzionerà, almeno temporaneamente, il mondo del lavoro. Incerta ancora la situazione per le partite iva e i lavoratori in smart working, a cui la norma dovrebbe rivolgersi nonostante non vigano le condizioni di prossimità che mettono a rischio i lavoratori.

Super green pass, il ricatto del governo: chi è senza verrà sostituito 

Perdere il lavoro è una situazione già di per sé spiacevole. Perdere il lavoro perché non si ha un pezzo di carta verde che è diventata la cosa più importante delle nostre vite solo negli ultimi mesi lo è ancora di più. Ma è quello che potrebbe succedere a milioni di lavoratori, dopo che il Governo Draghi ha spinto sull'acceleratore in materia di green pass obbligatorio. A partire dal 15 ottobre infatti, il super green pass abbraccerà quasi tutte le categorie di lavoratori nel settore pubblico e privato. Sarà dunque necessario munirsi del certificato digitale anti-Covid per potere svolgere il proprio lavoro. L'Italia si trasforma così in una Repubblica fondata sul green pass, e il lavoro, caposaldo della democrazia della penisola, passa in secondo piano.

Immaginato come misura per incentivare chi ancora è indeciso a partecipare alla campagna vaccinale, quello del green pass è uno strumento che sin dall'inizio è stato protagonista di grandi controversie. Mentre alcuni paesi del nord Europa lo hanno già abbandonato completamente, come la Danimarca e prossimamente il Regno Unito, in Italia la stretta sul certificato verde punta dritta al collo delle aziende e rischia di compromettere il regolare andamento delle attività quotidiane di milioni di imprese. Il green pass sarà infatti obbligatorio sia per i dipendenti della Pubblica amministrazione, che per gli impiegati del settore privato. A questa normativa, stabilita nell'ambito dell'estensione del certificato verde avvenuta ieri in Cdm, oggi venerdì 17 settembre se ne aggiunge un'altra, ancora più macabra: nelle aziende con meno di 15 dipendenti, coloro che saranno colti in infrazione del decreto green pass e non lo esibiranno, potranno essere sospesi dall'attività lavorativa e prontamente sostituiti. Una misura temporanea, ma che di fatto priva del lavoro chi, a prescindere dai motivi, non abbia il green pass. Secondo quanto sottolineano fonti di governo in merito al decreto, la misura è stata predisposta così da dare al datore di lavoro la possibilità di sostituire temporaneamente il dipendente privo di Certificato Verde. Della tutela del lavoratore, dunque, nessuna menzione.

Green pass al lavoro, stop allo stipendio per chi non lo ha

Le polemiche non tardano ad arrivare, e a due anni dall'inizio della famigerata pandemia ci si chiede come mai l'Italia, che dal punto di vista epidemiologico è messa molto meglio di altri paesi (e non stiamo parlando di nazioni del terzo mondo), sia oggi uno dei paesi più restrittivi sotto il profilo delle restrizioni anti-Covid. Se in ballo c'è la salute dei cittadini, ad essere a rischio è anche il loro stipendio. Il decreto legge sull'estensione del green pass prevede infatti che per chi non lo possiede "non è prevista la retribuzione dal primo giorno in cui si presentano al lavoro senza la Certificazione Verde". Per ogni giorno senza green pass, un giorno senza stipendio. Il certificato verde, in altre parole, è diventato il documento più prezioso di sempre.

La misura si applica sia nel pubblico che nel privato. Nel caso del settore pubblico, come si legge "il personale che comunicherà di non avere il Green Pass o che non sarà in grado di esibirlo all'accesso al luogo di lavoro sarà considerato assente ingiustificato fino alla presentazione della Certificazione Verde; dopo cinque giorni di assenza, il rapporto di lavoro sarà sospeso". Licenziati se non si ha il green pass, ma i tamponi gratuiti non arrivano. Prezzi calmierati, sì, ma in un modo o nell'altro, i costi per aziende e dipendenti saranno una realtà con cui tutti i lavoratori dovranno fare i conti. Tanto è pervasiva e anti-discriminatoria la misura del green pass. Poveri tutti, in modo eguale. E così vale anche per le sanzioni previste per chi non presenta il green pass, che vanno dai 600 ai 1500 euro.

Green pass al lavoro, e lo smart working?

Le controversie attorno al green pass non accennano a diminuire. Alla luce del nuovo decreto legge che disciplina l'estensione del certificato digitale, resta da chiedersi cosa ne sarà dello smart working. Il ministro Renato Brunetta ha reso chiaro che per lui il lavoro da remoto è da abbandonare gradualmente, e che campagna vaccinale e green pass dovranno essere i mezzi attraverso i quali garantire il ritorno in presenza. Il mondo del lavoro, però, è cambiato, e non necessariamente si riuscirà a tornare ai tempi in cui spazio fisico e spazio digitale si intersecavano irrimediabilmente.

C'è chi ai vertici dei partiti trova assurdo, per esempio, che il green pass venga esteso anche a partite iva e lavoratori da remoto, in quanto non sussisterebbe il rischio di contagio in prossimità che caratterizza gli spazi chiusi come gli uffici. Tra questi c'è il grillino Federico D'Incà, che si è espresso a sostegno dell'esclusione dell'obbligo di passaporto vaccinale per chi lavora da casa. Cosa invece veemente contrastata da Brunetta, per il quale il dl è uniformante. Rimane la possibilità della formula ibrida, che chiederebbe ai lavoratori di presentare il green pass solo una volta che debbano presenziare in un luogo fisico con altri colleghi.

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