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Web3: ecco il futuro di Internet

Un'evoluzione che prevede piattaforme altamente decentralizzate che nessun soggetto controlla

10 Gennaio 2022

Web3: ecco il futuro di Internet

Siamo stati forse i primi in assoluto in Italia a parlare, scrive Mauro Masi su Italia Oggi, di Web3; quella che dovrebbe/potrebbe essere la prossima evoluzione di Internet. Una evoluzione che prevede piattaforme altamente decentralizzate che nessun soggetto controlla (esempio tipico le blockchain come Ethereum, EOS e TRON) ma di cui tutti quelli che vi accedono possono fidarsi. Questa configurazione permetterebbe, tra l’altro, di cambiare radicalmente il modo nel quale vengono gestiti attualmente i dati in Rete togliendo potere a strutture di governo centrali attraverso regole di gestione affidate a nuovi protocolli trasparenti e verificabili e quindi garantiti dal consenso di tutti i partecipanti. Che è esattamente quello che prevede il sistema blockchain che, in estrema sintesi, è una database che sfrutta la tecnologia peer to peer e registra blocchi di transazioni (singolarmente approvate dal 50%+1 di coloro che vi accedono) correlate in modo da collegarsi come una catena. Al riguardo però va detto che questa possibile evoluzione della Rete mentre suscita in alcuni forti entusiasmi, in molti altri genera timori e diffidenze. Lo stesso giorno in cui è uscito il nostro articolo sul tema, Richard Waters sul Finacial Times (“Web 3 revolution will be as messy as previous  interations”) sottolineava il rischio che un sistema di Rete che si propone di annullare gli attuali intermediari rischia inevitabilmente poi di crearne  poi altri ancora meno regolamentati e più autoreferenziali di quelli oggi esistenti. E, in questo contesto, da più parti si ricorda che il sistema Blockchain sostiene attualmente il mondo delle criptovalute dove le truffe e gli affari loschi sono all’ordine del giorno (e questo è un fatto innegabile). Sembra pensarla così anche Jack Dorsey, il fondatore di Twitter, che ha scritto “Web 3 non appartiene a voi. Appartiene ai “venture capitalist” e alla loro “limited patnership” aggiungendo che “alla fine dei conti sarà un’entità centralizzata solo con un nome diverso. Siate consci di quello verso cui state andando incontro……..”. Insomma il dibattito su Web3 è aperto e acceso e bisogna capire quante delle critiche odierne non siano il frutto della grande potenza mediatica degli attuali “padroni” di Internet (le mitiche Over The Top) che temono di perdere (in tutto o in parte) il loro dominio. Di sicuro sappiamo che la Rete è un sistema in sé inevitabilmente evolutivo e che, forse, la nuova fase non sarà esattamente quella che oggi si pensa possa essere il Web3 ma è altamente probabile che, prima o poi, ci sarà   comunque una nuova fase che permetterà, sperabilmente, una diversa e meno “selvaggia” gestione dei dati, soprattutto quelli personali.

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