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Social media, profili artificiali e tutela della reputazione

Il parere di Alessandro Tedeschi Toschi -Tribunale per i Minorenni di Milano- e Giampaolo Berni Ferretti -Foro di Milano-

Di Paolo Brambilla

26 Novembre 2021

Social media, profili artificiali e tutela della reputazione

Come l’avvento dei social bot per la gestione dei profili social possa rappresentare una grave minaccia per la reputazione delle persone e quali potrebbero essere le risposte a tale pericolo.

I social bot

L’utilizzo dei social media ha permesso a chiunque di diffondere il proprio pensiero con una velocità ed una capillarità che eclissano quelle dei grandi organi di stampa tradizionali. All’interno di queste “piazze virtuali” operano anche i cosiddetti social bot, dei programmi che, una volta forniti delle credenziali di accesso di un account, sono in grado di gestirlo in autonomia, dando però l’impressione di essere una persona vera. La rapidità e precisione di reazione sui social network rendono questi “strumenti digitali” pericolosamente utili per la diffusione di insinuazioni, maldicenze ed offese con un’ampiezza ed una velocità tali da distruggere irrimediabilmente la reputazione di chiunque venga preso di mira dai loro amministratori.

La tutela delle vittime di diffamazione

L’attuale impianto giuridico di tutela delle vittime di diffamazione, nonostante le recenti pronunce giurisprudenziali in tema di diffusione online di falsità e l’estensione dell’applicazione di strumenti come il sequestro preventivo all’ambito dei social network, rischia comunque di essere inefficace di fronte ad un utilizzo ben concertato di questi social bot. Nemmeno le contromisure introdotte dai proprietari dei social media sono state in grado di arginare efficacemente questo fenomeno. Risulta, così, necessario un ripensamento della tutela della reputazione che si estenda anche alla prevenzione dall’utilizzo improprio degli strumenti informatici oggi alla portata di chiunque. Si avanzano, quindi, varie ipotesi per risolvere il problema, tra le quali: l’estendere anche ai proprietari dei social media l’obbligo della “adeguata verifica della clientela” già esistente in capo agli operatori finanziari o l’istituzione di un obbligo di approntare un sistema interno di segnalazione ai gestori e di contestuale marcatura, visibile agli altri utenti, dei contenuti reputati diffamanti.

Le conclusioni

Mentre ci si interroga su quale sia il giusto punto di equilibrio tra il progresso tecnologico e l’attuale strutturazione dei social network che permettono a chiunque, grazie a strumenti relativamente facili da usare quali sono i social bot, di diffondere nel giro di poche ore insinuazioni, maldicenze ed offese con una tale ampiezza e velocità da distruggere irrimediabilmente la reputazione non solo di una persona ma addirittura di interi gruppi sociali (portando in certi casi perfino a conseguenze violente per le vittime e a veri e propri squarci nel tessuto sociale) gli autori hanno presentato diversi possibili interventi – sulla effettiva validità nella pratica di alcuni dei quali si ammette una certa incertezza – che potrebbero mitigare l'aspetto particolare della diffamazione dei singoli o, quantomeno, portare ad una maggiore consapevolezza dei rischi e delle possibili soluzioni alla presenza sui social media di profili gestiti da algoritmi e nascosti dietro a false identità.

Qui il link all'articolo completo

Alessandro Tedeschi Toschi Tribunale per i Minorenni di Milano
Giampaolo Berni Ferretti Foro di Milano
DOI: https://doi.org/10.32091/RIID0045

BIOGRAFIA DEGLI AUTORI

Alessandro Tedeschi Toschi, Tribunale per i Minorenni di Milano
Tirocinante presso il Tribunale per i Minorenni di Milano. Oltre alla laurea in giurisprudenza in Italia, ha avuto modo di approfondire le proprie conoscenze informatiche tramite dei corsi della University of Michigan e della Harvard University.

Giampaolo Berni Ferretti, Foro di Milano
Avvocato iscritto all’Ordine degli Avvocati di Milano e presidente dell’associazione culturale senza scopo di lucro “Milano Vapore”

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