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Il Sole 24 ore racconta il cambiamento. Garrone: ‘Strategia digital first’

Reshape the world: rimodellare e reinventare il mondo assecondando il cambiamento.

Di Carola Desimio

24 Marzo 2021

Il Sole 24 ore racconta il cambiamento. Garrone: ‘strategia digital first’

Il Sole 24 Ore cambia e si trasforma, Gianni Locatelli: "Il gruppo asseconda il cambiamento ma non perde la sua identità"

Il Sole 24 Ore si trasforma e sceglie di assecondare la metamorfosi globale indotta principalmente dal motore dell’innovazione e della digitalizzazione. Cambia la forma, cambiano i contenuti ma, allo stesso tempo, il quotidiano non perde la sua identità e resta saldo nelle ideologie. Non è casuale l’utilizzo del termine “reshape”: rimodellare, reinventare, ridisegnare. Tutti termini che rimandano al vento di cambiamento che tutti noi respiriamo ogni giorno.

Il lancio del nuovo quotidiano si fa portavoce del cambiamento epocale che stiamo vivendo e che non è più possibile ignorare. “Mi emoziona vedere un giornale che non perde la sua identità e la sua presenza fisica” afferma con passione l’ex Direttore storico della testata Gianni Locatelli. Per 20 anni la testata de “Il Sole” è stata accompagnata dal motto “per tutti splende”, ricorda Locatelli che conclude con uno splendido e fiducioso augurio: “Lunga vita a Il Sole 24 Ore splendente”. 

Il Sole 24 Ore, “Reshape the World”. Garrone: “Competenza, autorevolezza, innovazione ed efficienza saranno i pilastri su cui basare la nostra sfida”

“Il 2020, tra emergenza sanitaria ed economica, ha rappresentato un momento difficile per tutti”, ha affermato Edoardo Garrone Presidente Gruppo 24 ORE. “Anche per Il Sole 24 Ore è stato un anno molto complicato, attraversato dalla crisi del sistema editoriale, poi si è aggiunta la pandemia e i rallentamenti della produzione. Da presidente di questo gruppo, sento di dover esprimere grande soddisfazione per i risultati del bilancio 2020. Essi esprimono il grande impegno di tutte le persone che lavorano in quest’azienda. Da imprenditore aggiungo però che non possiamo fermarci. L’impegno è di spingere ancor di più l’acceleratore su innovazione di prodotto e di processo. La nostra è un’azienda improntata sul modello digital first, che ha dato vita a nuovi prodotti digitali nella convinzione che sia l’unica via per creare valore sostenibile. Competenza, autorevolezza, innovazione ed efficienza saranno i pilastri su cui basare la nostra sfida. La nostra attività è anche un servizio alla comunità ed è per questo che il sole 24, lo dico con orgoglio, è stato, è e rimarrà un patrimonio del nostro paese.”

Il Sole 24 Ore, Cerbone: “La nostra strada maestra è essere realmente digital first mantenendo saldi i nostri valori”

Giuseppe Cerbone Amministratore Delegato Gruppo 24 ORE, durante l’evento online “Reshape the World”, ha affermato: “Noi non possiamo accontentarci dei risultati ottenuti nel 2020. La nostra strada maestra è essere realmente digital first mantenendo saldi i nostri valori e principi ma cambiando i modelli organizzativi. Dobbiamo spingere su investimenti in innovazione e digitalizzazione ma che siano economicamente sostenibili. Essere digital first non è antitetico a fare prodotti cartacei, per questo presentiamo il nuovo quotidiano nel nuovo formato. Non si tratta del nuovo giornale, ciò che presentiamo è un nuovo prodotto. La spinta sull’innovazione che è editoriale e tecnologica è finalizzata a consentire ai nostri clienti di avere dei veri e propri strumenti di lavoro. Il nostro obiettivo è quello di creare delle comunità professionali che possano interagire con noi. Abbiamo lavorato per ristrutturare le nostri reti di vendita, valore aggiunto che faremo conoscere sempre di più. Il nuovo giornale è stato molto ben accolto, sia dal punto di vista del formato che da quello dei contenuti.”

Il Sole 24 Ore, la parola al Direttore Tamburini: “Cambiare nella continuità, abbiamo un’identità specifica che non perdiamo di vista”

“Il Sole 24 Ore ha un passato glorioso, però è anche vero che ormai il formato tradizionale era un po’ archeologia editoriale”, commenta Fabio Tamburini Direttore Il Sole 24 Ore. “Era arrivato il momento di cambiare, cambiare nella continuità. In questo momento difficile del paese si esce puntando sullo sviluppo, sull’innovazione e sul cambiamento. Noi sottolineamo con forza. Abbiamo scelto di fare un restiling di forma e contenuti. Abbiamo fatto una scelta importante: puntare sulle risorse interne. Tutto il progetto è stato pensato e realizzato totalmente all’interno del Gruppo Il Sole 24 Ore. Noi siamo la patria del made in Italy, non abbiamo bisogno di acquistare competenze all’estero. Siamo in grado di farcela da soli. Il progetto che vedete in edicola è frutto di uno sforzo collettivo, tutti hanno avuto occasione di portare un contributo. Abbiamo cambiato il formato tradizionale, il nostro non è un tabloid, ha uno svolgimento verticale rispetto agli altri formati in circolazione. Sempre con grande attenzione all’elemento fotografico, a volte dice più un’immagine che un articolo di mille righe. Abbiamo un’identità specifica che non perdiamo di vista, a noi non interessa il teatrino della politica. Dopo la politica, abbiamo economia e politica internazionale. Progetto pensato in stretto collegamento con la parte digitale. Siamo un gruppo digital first, ma questo non significa che trascuriamo la parte cartacea, su cui abbiamo intenzione di continuare a puntare. Analisi e approfondimenti avranno più spazio nel nuovo Sole 24 Ore” .

Confindustria, Carlo Bonomi: “Blocco dei licenziamenti è più di tutto blocco delle assunzioni”

“E’ ovvio che dobbiamo investire come Paese e come imprese, perché non possiamo pensare di uscire dalla crisi come eravamo prima” ha affermato il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi nel suo intervento alla conferenza organizzata da Il Sole 24 Ore “Reshape the world”. “La manifattura italiana e quella continentale sono manifatture sane e che hanno investito. Certo è che ci sono una serie di problemi essenzialmente legati alle materie prime”.

“Più che blocco dei licenziamenti ormai è blocco delle assunzioni. La posizione è stata molto chiara. Noi negli ultimi 5 anni abbiamo creato 800mila posti di lavoro. Nel solo 2020 ne abbiamo bruciati 450 mila. Non si può pensare di restare fermi al blocco dei licenziamenti. Abbiamo sempre chiesto di iniziare a lavorare e iniziare una fase di trasformazione che i mercati ci chiedono. Non stiamo chiedendo interventi per licenziare, stiamo chiedendo interventi per assumere. Auspichiamo che con questo nuovo governo si possa iniziare questa strada. Speriamo che si vada in questa direzione, la direzione di assumere e rispondere alle esigenze delle giovani donne che stanno pagando il prezzo più alto in questo momento”.

“Credo che sia necessario un cambio di passo per quanto riguarda la gestione della campagna vaccinale. Oggi i vaccini stanno sostituendo le testate nucleari, sta diventando un tema geopolitico. L’Europa si è trovata impreparata e deve recuperare, non si può permettere di uscire in maniera rallentata dalla crisi economica. Questa uscita dalla crisi a velocità diverse sta generando una crisi dell’impresa manifatturiera europea”.

“Il Recovery Plan, al di là della sua consistenza numerica che è importante, dal momento che si tratta di risorse che il nostro paese non ha visto neanche nel piano Marshall, è relativo. La vera sfida sono le riforme”.

“Le imprese hanno superato la crisi del 2008 2010 ma questa crisi ha costretto le imprese a indebitarsi. Il cash flow è più che raddoppiato. Le imprese potranno utilizzare le capacità di generazione di cassa solo per pagare il debito e non per investire. C’è un evidente problema di liquidità. Siamo preoccupati che si stia creando la tempesta perfetta sulla liquidità”, conclude.

 

Emma Marcegaglia: “Competitività e produttività vanno di pari passi con inclusione e sostenibilità. Bisogna investire sul capitale umano”

Emma Marcegaglia, Presidente B20, ha affermato durante il suo intervento: “Stiamo vivendo una grandissima partecipazione di tutti manager italiani. C’è la percezione che questo G20 e questo B20 può incidere. Il 2021 può essere l’anno di ritorno alla crescita. Ma crescita sostenibile e inclusiva. Questo significa prendere una grande responsabilità da parte del mondo delle imprese. Competitività e produttività vanno di pari passi con inclusione e sostenibilità. Non c’è dubbio che la consapevolezza sia chiara in tutti i paesi del G20: un ritorno ad una crescita inclusiva e sostenibile non può prescindere da investimenti, capitale umano.

Il capitale umano si esprime con il sapere, saper fare e saper innovare. Se ci fosse un miglioramento nel nostro capitale umano potrebbe esserci un passo avanti per il benessere collettivo. La pandemia ha portato ad una perdita di posti di lavoro incredibile. Siamo davanti ad una potenziale dispersione di capitale umano drammatica. La pandemia ha inoltre ampliato le differenze che già esistevano sul mondo del lavoro: sono stati colpiti settori che già soffrivano. Sono state colpite le donne e i giovani. La pandemia ha anche accelerato una serie di trend sul mondo del lavoro che erano già chiaramente in essere. Gli imprenditori hanno accelerato sulla digitalizzazione e sul lavoro da remoto.

Una serie di lavori diverranno fondamentali, di fatto oggi si fa fatica a trovare determinati tipi di figure. La prima cosa che secondo il G20 va fatta è mettere insieme tutti i maggiori protagonisti: le imprese, le università. Bisogna fare una valutazione delle skills che serviranno nel futuro. Poi bisogna che ci sia un lavoro comune anche all’università. Inoltre bisogna lavorare sui settori in crescita: green economy, care economy. Si deve cambiare il tipo di insegnamento fin dall’asilo incrementando le digital skills da subito, serve un’educazione che apra ai cambiamenti. Servirà una training e reskilling continui, ci sarà la necessità di aggiornamenti continui. Serve un focus forte e chiaro su chi ha davvero perso in questa pandemia. Rischiamo di buttare via una generazione di giovani, è chiaro che c’è una perdita di capacità di apprendimento. Infine, le donne sono state le più colpite dalla pandemia e hanno perso più posti di lavoro. Anche negli Stati Uniti le donne hanno perso il lavoro 8 volte di più rispetto agli uomini".

Bain & Company, Prioreschi: “Puntare sulle STEM, ma anche su inclusione, diversità e pari opportunità”

"Abbiamo bisogno di percorsi formativi STEM. Questo va coniugato a sostenibilità, diversità e inclusione", sottolinea Roberto Prioreschi, Managing Director Bain & Company Italia e Turchia. "Non è solo un tema di gender diversity, su cui il nostro paese è più indietro rispetto ad altri mercati. In questo contesto dobbiamo valutare la value proposition per un giovane. Oggi abbiamo circa il 50% dei nostri consulenti che hanno meno di 30 anni. E abbiamo investito su persone che hanno una preparazione ad hoc. Gli elementi relativi all’inclusione passano anche attraverso il collegamento tra il mondo accademico e formativo rispetto a quello produttivo. Ci sono esempi di università vicine al mondo del lavoro che preparano i giovani, ma altre lo sono di meno. Da parte nostra c’è anche forse un modo un po’ antico di valutare i curriculum. Non guardiamo i curriculum, ma proponiamo un diverso modo di rendere i giovani partecipi. Quando un’azienda assume un giovane consulente sta facendo un investimento milionario. Tipicamente il lavoro del consulente era un lavoro da maschietti, ma oggi crediamo ci sia un grandissimo valore nell’avere un equilibrio introducendo una componente femminile almeno per il 50%”.

Simest, Salzano: “Export e internazionalizzazione, grande difficoltà per pandemia ma anche opportunità”

Pasquale Salzano, Presidente Simest, ha dichiarato durante il suo intervento: “Esiste una situazione pre covid e post covid molto chiara sull’export e sui temi di internazionalità. E’ chiaro che le nostre imprese hanno anche una necessità di garantirsi le posizioni faticosamente guadfagnate con l’export. Simest ha l’onere e il dovere di esswere accanto alle nostre imprese per consentire loro di non perdere quelle posizioni faticosamente ottenute durante gli anni. Abbiamo l’opportunità di ripensare i modelli di business e orientarsi verso la sostenibilità. Export e internazionalizzazione, grande difficoltà per pandemia ma anche opportunità”.

 

Leonardo, Alessandro Profumo: “Nella digitalizzazione ci si immerge”

“Sono molto contento di essere passato dal mondo della finanza al mondo dell’industria perché ho imparato molte cose, tra cui il fatto che nella digitalizzazione ci si immerge”, ha affermato Alessandro Profumo, ad di Leonardo. “Abbiamo fatto un grosso investimento per creare un computer che ci consentirà di fare in modo diverso diverse cose. Si va dalla digitalizzazione della progettazione, avere elicottero prima in digitale poi in reale. Questo ha una forte interconnessione sul tema della green economy. La digitalizzazione ci consente di fare simulazione di quello che poi andiamo a produrre. E’ chiaro che questa capacità di digitalizzazione consente di formare i piloti in maniera del tutto diverse e fare manutenzione a distanza. ”

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