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Israele approva legge su pena morte per palestinesi che uccidono israeliani, taglio del 3% ai ministeri per aumentare spese Difesa (143 mld)

L'Autorità nazionale palestinese ha condannato la pena di morte definendola "una pericolosa escalation", un tentativo di "legittimare le esecuzioni extragiudiziali con una copertura legislativa". La Knesset ha anche approvato la manovra 2026: per finanziare le spese belliche, ha anche applicato un taglio generalizzato del 3% a tutti i ministeri. Alla Difesa vanno 143 miliardi di shekel, con un aumento di oltre 30 miliardi rispetto all'anno precedente

31 Marzo 2026

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Lunedì 30 marzo 2026, il Parlamento israeliano (Knesset) ha approvato la legge che prevede la pena di morte per i palestinesi condannati per "atti di terrorismo" e omicidio di cittadini israeliani. Secondo la nuova normativa, la "morte" dei condannati avverrà "per impiccagione".

Inoltre, in una seduta notturna tenuta in una sala bunker, il Parlamento israeliano ha approvato in via definitiva anche la Legge di Bilancio per il 2026. La manovra complessiva, da circa 850 miliardi di shekel (circa 214 miliardi di euro), è la più grande nella storia dello Stato di Israele e garantisce la sopravvivenza del governo guidato da Benjamin Netanyahu. Se il bilancio non fosse stato approvato entro la scadenza del 31 marzo, infatti, la Knesset si sarebbe automaticamente sciolta, aprendo la strada a elezioni anticipate e alla caduta dell’esecutivo, come previsto dalla legge.

Israele approva legge su pena morte per palestinesi che uccidono israeliani

Con 62 voti a favore e 48 contrari è diventata legge la pena di morte per i palestinesi che uccidono cittadini israeliani e sono condannati "per terrorismo". La legge, avanzata dal partito del ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir, ha incassato il voto del premier Benjamin Netanyahu e anche del partito di opposizione di Avigdor Lieberman, mentre uno dei partiti ultraortodossi della coalizione si è opposto.

Secondo la nuova legge, la "morte per impiccagione" è diventata la punizione predefinita per i palestinesi che commettono un omicidio in Cisgiordania. La legge autorizza inoltre i tribunali israeliani a scegliere tra la pena capitale e l'ergastolo per i propri cittadini.

La normativa non è retroattiva e si applicherà solo ai casi futuri. Potrebbe essere impugnata presso la Corte Suprema israeliana. Le organizzazioni israeliane e palestinesi per i diritti umani, infatti, hanno condannato con forza la legge, definendola "razzista e crudele".

L'Autorità nazionale palestinese ha condannato la norma, definendola "una pericolosa escalation", un tentativo di "legittimare le esecuzioni extragiudiziali con una copertura legislativa". Mentre Ben Gvir ha esultato, affermando "abbiamo fatto la storia. Lo avevamo promesso e l'abbiamo mantenuto", il principale leader dell'opposizione, Yair Lapid, ha parlato invece di "una trovata subdola che sfrutta cinicamente il dolore e la rabbia dei cittadini israeliani".

Secondo il testo, approvato in lettura finale, è passibile di condanna a morte "chiunque causi intenzionalmente o con noncuranza la morte di un cittadino israeliano per motivi di razzismo o ostilità verso una comunità, e con l'obiettivo di danneggiare lo Stato di Israele e la rinascita del popolo ebraico nella sua terra, sarà soggetto alla pena di morte". La pena di morte non è prevista per i cittadini israeliani che commettono lo stesso tipo di reato.

Le critiche alla legge sulla pena di morte

In una dichiarazione congiunta inviata domenica 29 marzo, i ministri degli Esteri di Germania, Francia, Italia e Regno Unito hanno espresso "profonda preoccupazione per il carattere discriminatorio de facto del disegno di legge", che "minerebbe gli impegni di Israele in materia di principi democratici".

"La pena di morte - si legge ancora nella dichiarazione sotto scritta anche dal ministro Antonio Tajani - è una forma di punizione disumana e degradante, priva di qualsiasi effetto deterrente. Per questo motivo ci opponiamo alla pena di morte, a prescindere dalle circostanze nel mondo. Il rifiuto della pena di morte è un valore fondamentale che ci unisce".

Israele, approvato bilancio record con aumento spese difesa e taglio del 3% agli altri Ministeri

In una seduta notturna tenuta in una sala bunker, più volte interrotta dalle sirene di allerta a causa degli attacchi iraniani, il Parlamento israeliano ha approvato in via definitiva la Legge di Bilancio per il 2026 con 62 voti favorevoli e 55 contrari. La manovra complessiva prevede circa 850 miliardi di shekel (circa 214 miliardi di euro) ed è la più grande nella storia dello Stato di Israele. L'approvazione garantisce la sopravvivenza del governo guidato da Benjamin Netanyahu: in base alla legge se il bilancio non fosse stato approvato entro la scadenza del 31 marzo, la Knesset si sarebbe automaticamente sciolta, aprendo la strada a elezioni anticipate e alla caduta dell’esecutivo. Ora la legislatura dovrebbe arrivare a scadenza naturale, prevista per la fine di ottobre 2026.

Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha difeso la manovra, definendola "un bilancio che si prende cura di tutti e combatte il costo della vita" e il cui "cuore" è la spesa militare: "Questo bilancio permette allo Stato di vincere. Al contrario, l’opposizione ha denunciato un bilancio costruito su favori politici e risorse sottratte ai cittadini.

La voce più rilevante della manovra è quella della Difesa, portata a circa 143 miliardi di shekel – con un aumento di oltre 30 miliardi rispetto all’anno precedente – in risposta alla guerra in corso con l’Iran. Per finanziare le spese belliche, il governo ha applicato un taglio generalizzato del 3% a tutti i ministeri.

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