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Gaza, bambino di meno di 2 anni Jawad Abu Nasar sottoposto a torture orribili da parte dell'Idf davanti al padre Osama

il bambino è stato trattenuto contemporaneamente al padre e utilizzato come leva per estorcere confessioni. I resoconti affermano che il piccolo è stato torturato davanti al padre in un atto deliberato di intimidazione.

26 Marzo 2026

Gaza, bambino sottoposto a torture orribili davanti al padre da parte dell'ido

In un episodio scioccante che evidenzia le estreme difficoltà affrontate dai civili nella Striscia di Gaza, un bambino di meno di due anni sarebbe stato utilizzato come strumento di coercizione durante un interrogatorio militare condotto dalle forze israeliane. Il caso ha suscitato un’indignazione diffusa e sollevato gravi interrogativi sulle violazioni contro i minori.

L’episodio è iniziato durante un momento ordinario, quando il giovane padre Osama Abu Nasar è uscito con il suo bambino, Jawad, per acquistare beni di prima necessità. Quella semplice uscita si è rapidamente trasformata in una scena tragica. Nei pressi dell’area di Maghazi, nella Gaza centrale, dove Abu Nasar vive vicino al confine orientale, è scoppiato un intenso fuoco da parte delle forze israeliane, mettendo immediatamente in pericolo padre e figlio.

Secondo le testimonianze oculari dei residenti locali, un drone, identificato come “quadcopter”, è intervenuto costringendo il padre a lasciare il bambino e ad avvicinarsi a un vicino posto di blocco militare. Lì è stato spogliato e sottoposto a dure procedure di interrogatorio.

Ciò che è seguito è stato ancora più sconvolgente. Diverse testimonianze concordanti indicano che il bambino è stato trattenuto contemporaneamente al padre e utilizzato come leva per estorcere confessioni. I resoconti affermano che il piccolo è stato torturato davanti al padre in un atto deliberato di intimidazione.

In una dichiarazione straziante, la madre del bambino ha descritto come i soldati avrebbero inflitto brutali violenze al figlio, tra cui bruciature con sigarette, ferite da strumenti appuntiti e l’infissione di un chiodo di ferro nella gamba. Queste lesioni sarebbero state successivamente confermate da un referto medico.

Dopo circa dieci ore di detenzione, il bambino è stato rilasciato tramite il Comitato Internazionale della Croce Rossa ed è stato riunito con la sua famiglia nel mercato di Maghazi, mentre il padre rimane in custodia.

L’episodio ha provocato forti reazioni sui social media, dove attivisti lo hanno evidenziato come parte di un modello ricorrente di violazioni contro i civili — in particolare i bambini — nel contesto del conflitto in corso a Gaza.

Molti hanno definito il caso come un “crimine che scuote la coscienza umana”, sottolineando che l’uso di un neonato come strumento di coercizione durante un interrogatorio va oltre il semplice abuso e costituisce a pieno titolo un crimine di guerra.

Gli attivisti hanno inoltre sollevato dolorose domande su quale presunto illecito possa giustificare una tale crudeltà nei confronti di un bambino, evidenziando il carattere senza precedenti di queste violazioni e i gravi pericoli affrontati dai civili nella regione.

I difensori dei diritti umani chiedono un’indagine internazionale urgente e responsabilità per i colpevoli, avvertendo che il continuo silenzio globale potrebbe incoraggiare tali atti e aggravare le sofferenze delle popolazioni vulnerabili.

Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di abusi documentati durante il conflitto, che mostrano come i civili — inclusi i bambini — siano frequentemente sottoposti a trattamenti duri in violazione del diritto internazionale umanitario, sollevando serie preoccupazioni sul futuro della loro protezione nell’ambito dei quadri internazionali.

Di Salma Kaddoumi
Corrispondente da Gaza per Il Giornale d'Italia

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