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Taiwan, per gli ultimi sondaggi il 62% della popolazione si sente "solo taiwanese", il 31,7% si considera "anche cinese"

I numeri diffusi a fine 2025 dalla National Chengchi University segnalano che oggi il 62% della popolazione si definisce "solo taiwanese", una quota in forte crescita rispetto al 17,6% registrato nel 1992. Parallelamente, chi si identifica come "solo cinese" è crollato dal 25,5% al 2,7%. Resta comunque una fascia significativa, pari al 31,7%, che si percepisce "sia taiwanese sia cinese"

20 Marzo 2026

Taiwan, per i sondaggi di dicembre 2025 il 62% della popolazione si sente solo taiwanese, il 31,7% si considera anche cinese

Sondaggi Taiwan 2025 Fonte: Election Study Center National Chengchi University

Gli ultimi sondaggi sul popolo di Taiwan, condotti dall’Election Study Center della National Chengchi University, indicano come il 62% della popolazione taiwanese si senta indipendente dalla Cina, mentre il 31,7% si sente anche cinese. Tuttavia, negli ultimi giorni, secondo rumors raccolti dal Giornale d’Italia, la Cina starebbe spingendo per l’unificazione di Taiwan, infatti 26 jet militari e 7 navi avrebbero già circondato l’isola.

Taiwan, per i sondaggi di dicembre 2025 il 62% della popolazione si sente solo taiwanese, il 31,7% si considera anche cinese

I numeri diffusi a fine 2025 dalla National Chengchi University segnalano che oggi il 62% della popolazione si definisce "solo taiwanese", una quota in forte crescita rispetto al 17,6% registrato nel 1992. Parallelamente, chi si identifica come "solo cinese" è crollato dal 25,5% al 2,7%. Resta comunque una fascia significativa, pari al 31,7%, che si percepisce "sia taiwanese sia cinese": un dato che evidenzia come circa un terzo della popolazione mantenga un legame identitario, almeno culturale, con la Cina.

Questo elemento non implica automaticamente un sostegno alla "riunificazione" (o "unificazione", secondo la terminologia usata a Taipei), ma contribuisce a spiegare la prudenza della politica interna. Anche il Partito Democratico Progressista ha finora evitato una dichiarazione formale di indipendenza come Repubblica di Taiwan: oltre al timore di una reazione militare da parte di Pechino, pesa la consapevolezza che la società non sia ancora pronta ad affrontare una scelta così radicale senza riaccendere tensioni interne oggi relativamente contenute.

A prevalere è infatti la volontà di mantenere lo status quo. Secondo le stesse rilevazioni, l’88,6% degli intervistati si dichiara favorevole a questa linea, seppur con diverse sfumature. Il 28,7% preferisce rinviare qualsiasi decisione definitiva, mentre il 28,5% auspica un mantenimento indefinito della situazione attuale. Un ulteriore 25,4% sostiene lo status quo come percorso graduale verso l’indipendenza, una posizione cresciuta sensibilmente rispetto all’8% del 1994. Più contenuta, invece, la quota di chi immagina un’evoluzione verso l’unificazione (6%), dato che si è ridotto drasticamente dopo il 2019.

In questo senso, gli eventi di Hong Kong hanno rappresentato un punto di svolta. Il progressivo indebolimento del modello "un paese, due sistemi" — che Pechino vorrebbe applicare anche a Taiwan — ha ridotto ulteriormente la fiducia in una possibile integrazione con la Repubblica Popolare, rafforzando le posizioni più caute o orientate alla distanza.

Queste dinamiche hanno inciso anche sul piano politico, contribuendo alla vittoria di Tsai Ing-wen nelle elezioni del 2020. Allo stesso tempo, il Kuomintang ha attraversato una fase di riflessione sul "consenso del 1992", poi superata con il ritorno alla leadership di Eric Chu nel 2021. Restano marginali le posizioni più estreme: solo il 4,6% sostiene un’indipendenza immediata, mentre appena l’1,2% si dice favorevole a un’unificazione rapida.

Sul piano storico, la separazione tra Cina e Taiwan risale al 1949, al termine della guerra civile che portò il Partito Comunista al potere a Pechino. I nazionalisti sconfitti si rifugiarono sull’isola, che nel corso dei decenni si è trasformata in una democrazia multipartitica. Nonostante ciò, Pechino continua a considerare Taiwan parte integrante del proprio territorio e non ha mai escluso il ricorso alla riunificazione.

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