Cuba, Trump prepara regime-change, l’ultimatum a Diaz Canel: “Deve dimettersi”, presidente cubano: “Resistenza incrollabile”
Il presidente cubano, tuttavia, non arretra e respinge le minacce "quasi quotidiane" del presidente Usa: "Di fronte allo scenario peggiore, Cuba ha una garanzia: qualsiasi aggressore esterno incontrerà una resistenza incrollabile", ha scritto Díaz-Canel su X
L’amministrazione di Donald Trump prepara il regime-change a Cuba e alza la pressione su L’Avana, come già anticipato dal Giornale d’Italia. Secondo indiscrezioni, Washington avrebbe recapitato un ultimatum diretto al presidente Miguel Díaz-Canel: “Deve dimettersi”. Il leader cubano, però, non arretra e replica con fermezza: “Resistenza incrollabile”.
Cuba, Trump prepara regime-change, l’ultimatum a Diaz Canel: “Deve dimettersi”, presidente cubano: “Resistenza incrollabile”
A rivelare il retroscena è il New York Times, che cita "quattro persone a conoscenza dei colloqui". Secondo il quotidiano americano, gli Stati Uniti avrebbero fatto capire ai negoziatori cubani che il presidente deve dimettersi: se i cubani acconsentissero, si tratterebbe del primo grande sconvolgimento politico derivante dai colloqui tra i due Paesi, iniziati alcuni mesi fa.
Alla base della richiesta vi sarebbe la convinzione, da parte di alcuni funzionari statunitensi, che la rimozione del capo di Stato consentirebbe cambiamenti economici strutturali nel Paese. Díaz-Canel, considerato dai funzionari un intransigente, difficilmente appoggerebbe tali riforme.
Il presidente cubano, tuttavia, non arretra e respinge le minacce "quasi quotidiane" del presidente Usa: "Di fronte allo scenario peggiore, Cuba ha una garanzia: qualsiasi aggressore esterno incontrerà una resistenza incrollabile", ha scritto Díaz-Canel su X.
Negli ultimi giorni Washington ha intensificato la pressione sulle autorità comuniste cubane affinché consentano riforme di libero mercato, mentre l’isola – già in difficoltà – cerca di riprendersi da un blackout elettrico che ha colpito l’intero Paese.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha chiarito che le recenti aperture annunciate da Cuba, tra cui la possibilità per gli esuli di investire e possedere attività commerciali, non sono sufficienti. "Quello che hanno annunciato ieri non è abbastanza drastico. Non risolverà il problema. Quindi dovranno prendere delle decisioni importanti", ha detto Rubio ai giornalisti alla Casa Bianca.
Dal canto suo, Trump ha alzato ulteriormente i toni. Dopo aver dichiarato lunedì che avrebbe "conquistato" Cuba, il presidente ha aggiunto: "Faremo qualcosa con Cuba molto presto".
L’Avana, pur mostrando apertura al dialogo e agli investimenti, pone però una linea rossa invalicabile: il sistema politico non è negoziabile. Tanieris Dieguez, vice capo missione cubana a Washington, ha affermato che i due Paesi "hanno molte cose da mettere sul tavolo", ma che nessuno dei due dovrebbe chiedere all’altro di cambiare il proprio governo.
"Nulla che riguardi il nostro sistema politico, nulla che riguardi il nostro modello politico – il nostro modello costituzionale – fa parte dei negoziati e non ne farà mai parte", ha dichiarato. "L'unica cosa che Cuba chiede per qualsiasi dialogo è il rispetto della nostra sovranità e del nostro diritto all'autodeterminazione".