18 Marzo 2026
Joe Kent Fonte: X @RudyGiuliani
Joe Kent, 45 anni ed ex ufficiale della Cia, si è dimesso da capo dell'Antiterrorismo Usa date le sue posizioni contro la guerra in Iran. La morte della moglie Shannon, crittografa della Marina uccisa in un attentato dell’Isis in Siria, ha segnato profondamente la sua vita. Negli ultimi anni Kent è diventato noto anche per le sue accuse contro Israele e per la sua fedeltà iniziale al movimento Maga, prima della rottura con l’amministrazione Trump.
Joe Kent, 45 anni, era stato nominato alla guida del National Counterterrorism Center nel febbraio 2025 e confermato pochi mesi dopo con 52 voti. Veterano delle Forze Speciali con alle spalle undici missioni operative e un’esperienza nella Cia, aveva costruito la sua immagine come uomo di sicurezza e fedelissimo della linea trumpiana. Per anni aveva sostenuto apertamente le teorie sulle elezioni del 2020 e difeso i partecipanti ai fatti del 6 gennaio, da lui definiti "prigionieri politici".
La rottura con la Casa Bianca rappresenta oggi un punto di svolta per l’ala più radicale del movimento Maga, che in Kent aveva trovato uno dei suoi riferimenti più riconoscibili. Il dissenso sulla guerra in Iran, dichiarato pubblicamente nella lettera di dimissioni, ha reso insanabile il rapporto con l’amministrazione, che da tempo ne aveva già ridimensionato il ruolo.
La biografia di Kent è segnata da un evento drammatico. Sua moglie, Shannon Kent, crittografa della Marina statunitense, fu uccisa nel 2019 in Siria in un attentato rivendicato dall’Isis. Il 16 gennaio si trovava a Manbij quando un kamikaze si fece esplodere fuori da un ristorante frequentato da personale americano. Nell’attacco morirono anche altri tre cittadini statunitensi: Shannon Kent fu la prima donna americana uccisa in combattimento nel Paese dall’inizio delle operazioni contro lo Stato Islamico. Nella lettera, Kent collega quella morte a una guerra “fabbricata da Israele”. Inoltre, l’ex direttore accusa inoltre Israele di aver trascinato gli Stati Uniti nel conflitto in Iraq del 2003.
Il profilo politico di Kent è caratterizzato da numerose ambiguità. Se oggi elogia il raid del 2020 contro il generale iraniano Soleimani come prova di forza, all’epoca lo aveva criticato apertamente temendo un’escalation militare. Una contraddizione che ha alimentato dubbi sulla sua affidabilità strategica all’interno dell’apparato.
A pesare sono state anche relazioni controverse, dai contatti con l’antisemita Nick Fuentes al sostegno a membri dei Proud Boys. Posizioni che lo avevano già messo in contrasto con figure chiave dell’amministrazione e dell’intelligence, aggravate dal suo scetticismo sugli aiuti all’Ucraina, considerati una provocazione nei confronti della Russia.
Nonostante la scelta clamorosa delle dimissioni, da mesi Kent risultava progressivamente isolato. Secondo fonti della Casa Bianca, era sospettato di essere un "leaker" e per questo escluso dai briefing più riservati. La sua rimozione era già stata discussa da tempo, rendendo l’addio meno improvviso di quanto possa apparire. Per molti osservatori, più che un atto politico, si tratta dello sfogo finale di un funzionario ormai estromesso dai centri decisionali.
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