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Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Sánchez sfida Washington, Meloni annuisce e svende l’interesse nazionale: cronache di 2 Ue, 1 con la schiena dritta, l’altra in ginocchio

Il Premier spagnolo dice no alle pressioni Usa. In Italia invece il sovranismo si scioglie appena squilla il telefono di Washington

14 Marzo 2026

Da un lato un Premier che ama il suo Pese, dall’altro Giorgia Meloni

Certe frasi, quando arrivano dalla politica europea, suonano quasi come un colpo di pistola in una stanza piena di burocrati addormentati. "Non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo e contrario ai nostri interessi, semplicemente per paura delle ritorsioni". Parole di Pedro Sánchez.

E per un attimo sembra di vedere qualcuno che a Bruxelles e dintorni ricorda ancora come si sta in piedi.

La scena è degna di un romanzo politico delirante: Washington lancia minacce commerciali, dalla Casa Bianca arriva la solita voce rassicurante che spiega come tutti abbiano “capito il messaggio”. La portavoce Karoline Leavitt si spinge perfino a suggerire che la Spagna abbia già promesso collaborazione militare.

Poi Madrid risponde con una secca smentita. Nessuna intesa. Nessun via libera automatico. Traduzione: gli alleati parlano, non obbediscono.

È qui che il confronto con l’Italia diventa quasi psichedelico. Da una parte Sánchez che tira una linea e ricorda che la politica estera non è un esercizio di servilismo. Dall’altra Giorgia Meloni, campionessa autoproclamata della sovranità nazionale, che quando si tratta di Washington sembra improvvisamente trasformarsi nella più disciplinata studentessa della classe atlantica.

In patria tuona contro Bruxelles, i tecnocrati e le élite globaliste. Ma appena il vento soffia dall’America il tono cambia: la schiena si piega, la voce si abbassa, e il sovranismo diventa una specie di accessorio retorico da comizio.

La verità è che l’Europa oggi è divisa tra chi prova ancora a difendere un margine di autonomia e chi preferisce vivere nella rassicurante comodità della subordinazione.

Sánchez, nel bene o nel male, appartiene alla prima categoria. Dice no quando pensa che sia necessario. Rischia attriti. Si prende la responsabilità politica. In Italia, invece, siamo rimasti con una classe dirigente che confonde l’alleanza con l’obbedienza e la diplomazia con l’inchino.

E forse è proprio questo il problema: a Roma non manca un discorso sulla sovranità. Manca qualcuno disposto a praticarla davvero. Meloni a parole è sovranista, a fatti ci ha trasformati in troie al servizio di un pedofilo amico di Epstein. Anche il Duce si vergognerebbe di lei.

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