Iran, Hezbollah smentisce offensiva in caso di "attacchi Usa limitati" ma precisa: "Risponderemo se Khamenei sarà colpito"

Il gruppo paramilitare libanese Hezbollah risponde all'invito di una "de-escalation" del primo ministro Salam affermando che non interverranno militarmente. A meno che Usa e Israele non decideranno di minare l'incolumità di Khamenei e del suo governo

Hezbollah si dice pronto a "non intervenire militarmente" qualora gli Stati Uniti decideranno di effettuare contro l'Iran "attacchi limitati". A riferirlo è un funzionario del gruppo paramilitare libanese che, parlando all'AFP, ha "rassicurato" lo Stato genocida di Israele - già eventualmente pronto ad una maxi-offensiva contro il Paese - avvertendo però dell'esistenza di una "linea rossa", che riguarderebbe la scelta israelo-statunitense di prendere di mira Khamenei.

Iran, Hezbollah smentisce offensiva in caso di "attacchi Usa limitati" ma precisa: "Risponderemo se Khamenei sarà colpito"

Attaccheremo ma solo se l'incolumità della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei dovesse essere presa di mira da Stati Uniti e Israele. Il messaggio lanciato dal gruppo paramilitare libanese, membro del cosiddetto Asse della Resistenza Islamica è chiaro: Hezbollah è pronto ad entrare in guerra qualora Washington e Tel Aviv provocheranno la "caduta del governo iraniano o prenderanno di mira il leader supremo". La notizia, rilasciata da un funzionario del gruppo sciita, arriva all'indomani di un acceso clima di tensioni tra Libano e Israele, specie dopo che - secondo fonti del deepstate - l'Iran starebbe facendo pressing sui paramilitari per una loro estesa partecipazione al potenziale conflitto. Conflitto che, inevitabilmente secondo previsioni di analisti, arriverebbe a tracimare gli stessi confini iraniani, provocando una diffusione della violenza che fagociterebbe, oltre al Libano, anche la Siria, lo Yemen (con gli Houthi) e verosimilmente anche Gaza (con Hamas).

Israele, da parte sua, ha risposto alle minacce affermando che se Hezbollah scenderà nel campo di guerra, l'Idf sarà "autorizzata" a prendere di mira anche infrastrutture civili, generando una "risposta senza precedenti". A tenere il freno tirato anche Nawaf Salam, primo ministro libanese, che ha spinto Hezbollah a non trascinare la nazione in un potenziale conflitto regionale. I paramilitari, nel tentativo di sopire un'escalation ormai fuori controllo, avrebbero dunque accettato, ponendo però una "linea rossa", ovvero l'incolumità dell'ayatollah. Tutto questo avviene mentre si apprende da fonti israeliane, che l'Idf avrebbe smantellato depositi di armipostazioni di osservazione e di tiro a sud del Libano, riconducibili appunto ad Hezbollah. Mentre continua la solita retorica israeliana secondo cui la presenza di armi dei paramilitari rappresenterebbe una "violazione del cessate il fuoco" e una scusa sufficiente per tornare ad attaccare.