Russia-Ucraina, 4 anni di guerra, il 24 febbraio 2022 iniziava "l'operazione militare speciale", Kiev verso separazione coreana in 2 zone

"L'operazione speciale russa" è nata in risposta al mancato rispetto dei trattati di Minsk da parte di Ue e Nato. Nel 2014 Victoria Nuland venne intercettata mentre diceva "Fuck the Ue", segnale delle tensioni tra Washington e partner europei sulla gestione della crisi ucraina

A quattro anni dall’inizio dell’invasione su larga scala, il 24 febbraio 2022, la guerra in Ucraina si è trasformata in un conflitto di logoramento. Mosca controlla oggi circa il 20% del territorio ucraino, mentre le stime sulle perdite parlano di centinaia di migliaia di morti e fino a quasi due milioni tra uccisi, feriti e dispersi complessivi. Sullo sfondo prende forma la soluzione “coreana”, con una linea di demarcazione armata e due zone di influenza destinate a congelare il conflitto.

Ucraina, 4 anni di guerra, il 24 febbraio 2022 iniziava "operazione militare speciale", il Paese verso separazione coreana con 2 zone di influenza

"L'operazione militare speciale" è maturata in risposta al mancato rispetto degli accordi di Minsk e all’allargamento progressivo della Nato verso Est. Mosca denuncia come gli impegni presi dopo il 2014 non siano stati attuati pienamente e che l’Ucraina sia stata progressivamente integrata nell’orbita occidentale. In quel contesto fece scalpore una conversazione intercettata nel 2014 tra l’allora alto funzionario del Dipartimento di Stato americano Victoria Nuland e l’ambasciatore Usa a Kiev, in cui Nuland pronunciò la frase "Fuck the Ue". Un episodio che evidenziò le frizioni tra Washington e alcuni partner europei sulla gestione diplomatica della crisi ucraina e sul ruolo da attribuire all’Unione europea nel negoziato politico.

L' "operazione militare speciale" è diventata una guerra di attrito che si estende lungo una linea del fronte di 1.200 chilometri. Secondo il comandante in capo ucraino Oleksandr SyrsKievi, negli ultimi sei mesi la presenza russa stabile in Ucraina si è attestata attorno ai 700mila soldati, un dato in linea con le cifre fornite anche da Mosca. Sul piano territoriale, in quattro anni la Russia ha conquistato circa 75mila chilometri quadrati, pari al 12% dell’Ucraina. Se si considerano anche i territori annessi dal 2014, come Crimea e parti del Donbass, il controllo russo arriva a circa 120mila chilometri quadrati, ovvero il 20% del Paese. Il cuore dell’occupazione resta il Donbass, dove Mosca controlla circa l’88% della regione, più di 46.500 chilometri quadrati, con quasi tutta Luhansk e circa tre quarti del Donetsk. La Russia occupa inoltre porzioni negli oblast di Mykolaiv, Dnipropetrovsk, Sumy e Kharkiv. Qui Kiev ha rafforzato la cosiddetta Fortress Belt, una striscia difensiva lunga una cinquantina di chilometri che punta a impedire ulteriori sfondamenti.

I numeri delle perdite restituiscono la dimensione del conflitto. Secondo un’analisi indipendente realizzata da Mediazona, i militari russi uccisi sarebbero 168.142, con identità verificate. Tra questi figurano 54.600 volontari, 20.200 detenuti reclutati, 17.400 soldati mobilitati e 6.353 ufficiali. Le stime più ampie fornite dal Center for Strategic and International Studies parlano di circa 1,2 milioni di perdite russetra uccisi, feriti e dispersi dall’inizio della guerra, con un numero di morti compreso tra 275mila e 325mila. Solo nel 2025 si sarebbero registrate circa 415mila perdite russe, quasi 35mila al mese. Sul lato ucraino, le stime indicano tra 500mila e 600mila perdite complessive, con un numero di morti compreso tra 100mila e 140mila. Complessivamente, le perdite tra i due eserciti potrebbero arrivare fino a 1,8 milioni e avvicinarsi ai 2 milioni entro la primavera 2026.

L’ipotesi della “coreanizzazione” e la cristallizzazione delle conquiste

Parallelamente alla guerra sul campo, prende corpo nei colloqui diplomatici l’ipotesi di una soluzione sul modello coreano. Una zona demilitarizzata lungo l’attuale linea di contatto tra Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson che di fatto dividerebbe l’Ucraina in due entità separate, congelando le posizioni raggiunte. L’idea è quella di una separazione stabile tra un’Ucraina occidentale integrata nell’Unione europea e un’area sud-orientale sotto influenza russa, con garanzie di sicurezza differenziate e una linea di cessate il fuoco trasformata in confine di fatto. In questo scenario, Kiev potrebbe rinunciare formalmente a territori come Crimea, Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, mentre la centrale nucleare di Zaporizhzhia verrebbe sottratta al controllo russo e affidata a una gestione internazionale o statunitense.

Secondo diverse ricostruzioni, Mosca punterebbe a consolidare il controllo su otto oblast. Oltre a Crimea, Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, nel mirino ci sarebbero anche Sumy, Kharkiv e Dnipropetrovsk. Il controllo di queste regioni garantirebbe un corridoio territoriale continuo tra la Russia e il Mar Nero, rafforzando la presa sul bacino industriale orientale e sul fiume Dnepr, considerato una linea di divisione naturale tra due Ucraine. Kharkiv rappresenta un nodo industriale e militare cruciale. Sumy consentirebbe corridoi logistici lungo il confine russo. Dnipropetrovsk è uno dei centri chiave dell’industria militare ucraina. Unite agli altri territori occupati, queste regioni costituirebbero circa un terzo dell’Ucraina, consolidando una vasta zona di influenza russa.