Iran, "attacco Usa di ieri posticipato", nuove proteste anti-governative ed esplosioni a Parand "causate da Cia e Mossad" - RETROSCENA

Tra negoziati e maxi-schieramenti militari Usa, Teheran teme un attacco su larga scala e valuta piani di successione mentre crescono tensioni interne e regionali

La situazione in Medio Oriente rimane rovente. Secondo fonti del deepstate, l'attacco statunitense e israeliano all'Iran sarebbe stato già pronto nel weekend, ma sarebbe poi stato posticipato per pressing di repubblicani vicino al presidente americano Donald Trump. La Guida Suprema Ali Khamenei, infatti, avrebbe già preparato un piano di successione in caso di sua uccisione, con in pole position Ali Larijani.

Intanto, in Iran continuano a svilupparsi azioni sospette: nuove proteste anti-governative nelle università ed esplosioni molteplici e ripetute nella città di Parand, vicino a Teheran. Molti critici internazionali hanno collegato queste azioni di destabilizzazione al ruolo di fomentatori che rivestono la Cia americana e il Mossad israeliano.

Iran, "attacco Usa di ieri posticipato", nuove proteste anti-governative ed esplosioni a Parand "causate da Cia e Mossad" - RETROSCENA

La tensione tra Stati Uniti e Iran ha raggiunto uno dei livelli più alti degli ultimi anni, tra dispiegamenti militari su larga scala, minacce incrociate e negoziati diplomatici che continuano a filo di rasoio. Secondo fonti citate da The New York Times, Teheran ritiene ormai “inevitabili e imminenti attacchi militari statunitensi, nonostante i colloqui sul nucleare proseguano e una nuova tornata di negoziati sia prevista per giovedì.

Sul piano militare, Washington avrebbe schierato tra il 40% e il 50% della propria potenza aerea dispiegabile nel mondo nell’area di responsabilità del United States Central Command (Centcom). Due gruppi portaerei – la Uss Gerald R. Ford e la Uss Abraham Lincoln – sono in posizione o in rotta verso il Medio Oriente, mentre basi in Giordania e Arabia Saudita si stanno riempiendo di caccia, aerei da guerra elettronica e tanker per il rifornimento in volo. Un attacco, secondo indiscrezioni israeliane, sarebbe stato pronto per questo fine settimana, ma sarebbe stato rinviato anche per le pressioni di alcuni consiglieri vicini al presidente Donald Trump, contrari a un’escalation immediata.

Secondo Axios, tra le opzioni valutate a Washington vi sarebbe anche un piano di “decapitazione” della leadership iraniana, con possibili scenari che includerebbero il leader supremo Ali Khamenei e suo figlio Mojtaba. Un’ipotesi che, se confermata, segnerebbe un salto qualitativo verso un conflitto su vasta scala.

A Teheran, fonti governative parlano di forze armate poste al massimo stato di allerta. Missili sarebbero stati posizionati lungo il confine occidentale, nel raggio di Israele, mentre le difese aeree – già danneggiate nella guerra dei 12 giorni del 2025 – sarebbero state rafforzate e riorganizzate. In caso di conflitto, le milizie Basij verrebbero dispiegate nelle principali città per prevenire disordini interni.

Nel frattempo, emergono segnali di instabilità anche sul fronte interno. Nella città di Parand, nella provincia di Teheran, si sono verificati incendi e blackout che hanno interessato un’area residenziale collegata al personale dell’aeroporto internazionale Imam Khomeini. Le cause restano incerte. Parallelamente, proseguono proteste universitarie sia contro che a sostegno del regime, in un clima di forte polarizzazione. Diversi osservatori internazionali accusano servizi stranieri, tra cui Mossad e Cia, di fomentare le mobilitazioni.

Secondo analisti regionali, l’ipotesi di un attacco statunitense mirato a indebolire o rovesciare l’attuale assetto di potere avrebbe spinto Khamenei a valutare scenari di successione. Tra i nomi circolati negli ambienti politici iraniani figura quello di Ali Larijani, considerato una possibile figura di compromesso in un momento di estrema pressione.