L'organigramma del Board of Peace per Gaza, Trump presidente a vita, 17 membri tra cui Blair, Kushner e Witkoff, nessun palestinese
Struttura multilivello con Trump presidente a vita a titolo personale, Executive Board politico-finanziario e forza di stabilizzazione Usa: nessuna rappresentanza eletta palestinese
Con la fondazione del Board of Peace, il contestato e controverso organismo internazionale presieduto dal presidente americano Donald Trump a titolo personale a vita che dovrà occuparsi della gestione della ricostruzione a Gaza, sono stati annunciati anche i membri fissi, in tutto 17. Fra questi, personalità importanti, molte delle quali filo-israeliane e tutte almeno milionarie, ma nessun palestinese: l'ex premier inglese Tony Blair, l'immobiliarista sionista genero del tycoon Jared Kushner e l'inviato speciale Usa in Medio Oriente Steve Witkoff.
L'organigramma del Board of Peace per Gaza, Trump presidente a vita, 17 membri tra cui Blair, Kushner e Witkoff, nessun palestinese
Il Board of Peace per la gestione e ricostruzione della Striscia di Gaza prende forma con una struttura articolata e fortemente centralizzata. Al vertice dell’organismo figura il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, indicato come presidente permanente, a vita, con titolo personale, con poteri estesi su nomine, bilanci e indirizzo strategico.
Secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime settimane, il Board si configurerebbe come un’entità ibrida pubblico-privata, con Stati membri ammessi attraverso un contributo finanziario di 1 miliardo di dollari. Tra i Paesi che avrebbero aderito figurano Israele, Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Ungheria e altri attori regionali ed extra-regionali.
La governance si articola su più livelli. Subito sotto la presidenza opera un Executive Board nominato direttamente da Donald Trump, incaricato della supervisione politica e finanziaria. Tra i nomi indicati come membri fondatori figurano l’ex premier britannico Tony Blair, il segretario di Stato americano Marco Rubio, l’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, l’imprenditore Jared Kushner, il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga, il Ceo di Apollo Global Management Marc Rowan e lo stratega Robert Gabriel. Alto rappresentante e portavoce sarebbe Nickolay Mladenov.
Accanto a questo organismo opererebbe un Gaza Executive Board, con undici membri, incaricato di attuare un piano operativo in venti punti per la stabilizzazione e la ricostruzione della Striscia. Vi siederebbero figure provenienti da Turchia, Qatar, Egitto ed Emirati, oltre ad alcuni membri già presenti nell’Executive Board: Hakan Fidan, ministro degli Esteri turco, Hassan Rashad, generale egiziano, Yakir Gabay, imprenditore israelo-cipriota, il funzionario qatariota Ali Al Thawadi, la ministra degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti Reem Al Hashimy, l'ex assistente alla Segreteria Onu Sigrid Kaag, Witkoff, Kushner, Blair e Mladenov.
Sul piano amministrativo è previsto un Palestinian National Committee for the Administration of Gaza, descritto come governo tecnocratico, con competenze esecutive e legislative sotto la supervisione del Board.
Non risultano rappresentanti politici palestinesi eletti all’interno degli organi decisionali principali. A garantire la sicurezza sarebbe infine una Gaza International Stabilization Force, guidata dal generale statunitense Jasper Jeffers, con compiti di mantenimento dell’ordine e supporto alla stabilizzazione.
Secondo analisti come Hugh Lovatt dell’European Council on Foreign Relations, la struttura delineerebbe un modello fortemente accentrato, con un ruolo predominante degli Stati Uniti e dei loro alleati nella gestione politica, economica e militare di Gaza.