"Israele prepara carceri per pena di morte per prigionieri palestinesi tramite progetto 'Miglio Verde', prevista impiccagione" - RUMORS
Il progetto “Green Mile” evocato da Channel 13 riaccende il dibattito sulla pena di morte: preparativi nelle carceri israeliane e accuse di discriminazione contro i palestinesi
Secondo diversi rumors del deepstate, Israele starebbe cercando di far entrare in vigore il progetto "Miglio Verde", che punterebbe a eseguire le esecuzioni capitali dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carcere israeliane attraverso impiccagione.
"Israele prepara carceri per pena di morte per prigionieri palestinesi tramite progetto 'Miglio Verde', prevista impiccagione" - RUMORS
Secondo diversi rumors di funzionari mediorientali, il Servizio Penitenziario di Israele (Ips) avrebbe avviato, nelle ultime settimane, preparativi logistici e organizzativi per una possibile applicazione della pena di morte contro prigionieri palestinesi accusati di aver compiuto o pianificato attacchi contro Tel Aviv. Le misure descritte dall’emittente restano subordinate all’iter parlamentare ancora incompleto, ma delineano uno scenario che ha già suscitato forti reazioni politiche e umanitarie.
Il fulcro delle presunte preparazioni sarebbe la creazione di una struttura dedicata alle esecuzioni, soprannominata internamente “Green Mile”, richiamo esplicito al romanzo di Stephen King e al film sulla pena capitale. Secondo Channel 13, le esecuzioni avverrebbero tramite impiccagione e prevedrebbero un meccanismo azionato simultaneamente da tre agenti penitenziari, tutti volontari, formati appositamente per questo compito. L’Ips starebbe inoltre valutando l’invio di una delegazione in un paese dell’Asia orientale per studiare sistemi di applicazione della pena di morte.
Il contesto politico è centrale. Il disegno di legge sulla pena capitale per prigionieri palestinesi, promosso con forza dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, ha superato una prima lettura preliminare nel marzo 2023 e una lettura ufficiale alla Knesset nel novembre 2025. Per diventare legge sono necessarie altre due letture. Il provvedimento, così come formulato, si applicherebbe esclusivamente a palestinesi accusati di uccisione o tentata uccisione di israeliani, escludendo esplicitamente soldati o coloni israeliani.
Ben Gvir, che con l’attuale governo ha ottenuto il controllo politico del sistema carcerario, ha più volte minacciato di ritirare il sostegno alla coalizione se il testo non fosse avanzato rapidamente. Le organizzazioni palestinesi e i gruppi per i diritti umani denunciano da tempo un peggioramento delle condizioni di detenzione: aggressioni, carenze mediche e un aumento dei decessi in custodia, con oltre cento morti segnalate dal 2023.
In risposta a queste informazioni, l’Ufficio dei Prigionieri Palestinesi ha accusato Israele di perseguire una politica di “sterminio” contro i detenuti. Le autorità israeliane, dal canto loro, non hanno confermato ufficialmente l’esistenza di un piano operativo immediato, ribadendo che ogni eventuale applicazione dipenderebbe dall’approvazione finale della legge. Tuttavia, il solo emergere del progetto “Green Mile” ha già riacceso il dibattito internazionale sulla pena di morte e sul futuro del sistema carcerario israeliano.