Gaza City in crisi idrica, Israele taglia forniture di un terzo: disponibili solo 7000m³ d'acqua al giorno, 85% dei pozzi distrutto

A Gaza City arriva solo un terzo dell’acqua da Israele: distrutti l’85% dei pozzi e l’impianto di desalinizzazione. Senza carburante e infrastrutture, la crisi idrica minaccia una catastrofe sanitaria

Gaza City, nel nord della Striscia, è in crisi idrica. Israele ha infatti tagliato le forniture d'acqua giornaliere alla città di un terzo, con l'intento di proseguire con il piano "Aurora" di deportazione e trasferimento forzato dei palestinesi prima verso il sud dell'enclave, poi in altri Paesi. I palestinesi di Gaza City devono accontentarsi di 7000 metri cubi d'acqua al giorno in arrivo dalla rete idrica di Tel Aviv, con l'85% dei pozzi sul territorio distrutto o cementato dall'Idf.

Gaza City in crisi idrica, Israele taglia forniture di un terzo: disponibili solo 7000m³ d'acqua al giorno, 85% dei pozzi distrutto

La Striscia di Gaza è alle prese con una nuova e gravissima emergenza umanitaria: Gaza City sta affrontando una carenza acuta di acqua potabile dopo che le forniture provenienti da Israele sono scese a circa un terzo dei livelli precedenti. Lo ha reso noto il Comune di Gaza City, precisando che attraverso il condotto di Mekorot, la compagnia idrica nazionale israeliana, arrivano attualmente non più di 7000 metri cubi d’acqua al giorno, nonostante recenti interventi di riparazione.

Secondo le autorità municipali, questa quantità è largamente insufficiente a soddisfare i bisogni minimi della popolazione, già stremata da mesi di bombardamenti, sfollamenti e restrizioni. La crisi idrica si è aggravata ulteriormente a causa della distruzione sistematica delle infrastrutture locali: circa l’85% dei pozzi d’acqua della città è stato danneggiato o completamente distrutto, così come l’impianto di desalinizzazione situato nel nord della Striscia.

A questo si aggiunge una cronica carenza di carburante, elemento essenziale per il funzionamento dei pozzi rimasti e per il pompaggio dell’acqua. In assenza di forniture regolari, le autorità locali sono costrette a operare solo un numero limitato di pozzi e a fornire carburante d’emergenza ad alcuni pozzi privati, nel tentativo di alleviare una crisi che dura ormai da quasi tre settimane.

Le conseguenze per la popolazione sono drammatiche. Migliaia di famiglie hanno accesso a quantità d’acqua ben al di sotto degli standard umanitari minimi, con gravi ripercussioni sulla salute pubblica. Ospedali, rifugi per sfollati e strutture sanitarie faticano a garantire condizioni igieniche di base, aumentando il rischio di epidemie, soprattutto tra bambini e anziani.

Le organizzazioni umanitarie avvertono che la mancanza di acqua potabile, combinata con l’assenza di servizi igienico-sanitari funzionanti, potrebbe innescare una catastrofe sanitaria su larga scala. L’acqua contaminata e l’impossibilità di smaltire correttamente i rifiuti stanno già favorendo la diffusione di malattie gastrointestinali e cutanee.

Il Comune di Gaza City ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale affinché venga garantito un accesso immediato e stabile all’acqua, al carburante e ai materiali necessari per la riparazione delle infrastrutture idriche. Senza un intervento rapido, avvertono le autorità locali, la crisi dell’acqua rischia di trasformarsi in una minaccia diretta alla sopravvivenza di centinaia di migliaia di persone.