Sudan, esercito nazionale SAF interrompe assedio delle RSF nella città di Kaloqi, bombardate altre zone nel Kordofan Meridionale
Il capo dell’esercito Abdel Fattah al-Burhan ha spiegato di aver riaperto le principali vie di accesso per consentire la consegna di cibo, carburante e forniture mediche
L’esercito nazionale ha annunciato di aver interrotto l’assedio delle RSF nella città di Kaloqi, riaprendo le vie di accesso ai rifornimenti. Nelle stesse ore però sono stati segnalati bombardamenti in altre zone della regione del Kordofan Meridionale, colpita da nuovi attacchi, mentre la guerra civile continua a devastare il Paese e ad aggravare una crisi umanitaria già drammatica.
Sudan, esercito nazionale SAF interrompe assedio delle RSF nella città di Kaloqi, bombardate altre zone nel Kordofan Meridionale
Martedì le forze armate sudanesi hanno dichiarato di aver spezzato l’assedio imposto dalle Rapid Support Forces alla città di Kaloqi, capitale dello stato del Kordofan Meridionale. I residenti hanno festeggiano l’arrivo dei soldati dopo mesi di isolamento, fame e carenze di beni essenziali. L’annuncio è stato fatto dal capo dell’esercito Abdel Fattah al-Burhan, che ha spiegato di aver riaperto le principali vie di accesso per consentire la consegna di cibo, carburante e forniture mediche. "Congratulazioni al nostro popolo per l’arrivo delle forze armate", ha dichiarato, aggiungendo che l’esercito intende ristabilire il controllo su tutto il territorio nazionale.
Le RSF avevano preso posizione nella città circa due anni fa, alleandosi con il Movimento di liberazione del popolo del Sudan Nord, una milizia attiva nella regione. Solo la scorsa settimana l’esercito aveva annunciato la liberazione di Dilling, a circa cento chilometri a nord di Kaloqi, segnando una nuova avanzata nel sud del Paese. Le RSF, per ora, non hanno commentato ufficialmente gli sviluppi. Parallelamente alla fine dell’assedio, fonti locali riferiscono di nuovi bombardamenti in diverse aree del Kordofan Meridionale, con vittime civili e danni a infrastrutture già fragili. La popolazione resta intrappolata tra combattimenti, spostamenti forzati e carenze croniche di beni di prima necessità.
La crisi umanitaria tra sfollati, fame e malattie
La guerra civile in Sudan, iniziata nell’aprile del 2023, ha già provocato almeno 150mila morti e milioni di sfollati, trasformandosi in una delle peggiori crisi umanitarie del secolo. Le Nazioni Unite hanno dichiarato condizioni di carestia in diverse aree, compresa la capitale del Kordofan Meridionale, a causa di mesi senza accesso affidabile a cibo, acqua e cure mediche. Nelle regioni del Darfur e del Kordofan, intere comunità sono state costrette a fuggire sotto i bombardamenti e gli assedi. Testimonianze raccolte tra gli sfollati raccontano di villaggi svuotati, saccheggi, violenze e lunghi viaggi a piedi attraverso zone controllate da gruppi armati. Molti hanno perso familiari durante la fuga o non hanno più notizie dei propri cari. "Dormiamo a terra, sotto il cielo, senza cibo né cure", raccontano in molti, descrivendo condizioni di vita che rendono quotidiana la lotta per la sopravvivenza.
Le organizzazioni umanitarie denunciano inoltre attacchi sistematici contro i civili, accuse di crimini di guerra e ostacoli all’accesso degli aiuti. Le RSF sono state più volte accusate di massacri, violenze sessuali e distruzione di villaggi, mentre l’economia di guerra ha fatto esplodere i prezzi dei beni essenziali, rendendo inaccessibili anche le scorte minime di cibo e medicine.