"Nelle carceri israeliane stupri, torture, malattie e fame, 84 palestinesi morti dal 2023, tra cui 1 minore" - il REPORT "Living Hell"

Il rapporto “Living Hell” di B’Tselem accusa Israele di torture sistematiche contro i detenuti palestinesi, tra violenze sessuali, fame e negazione delle cure

Un report dell'organizzazione per i diritti umana israeliana B'Tselem, intitolato "Living Hell", ha evidenziato le condizioni catastrofiche delle carceri israeliane atte a detenere palestinesi. Il rapporto ha fatto emergere un modus operandi di stupri, torture, malattie e fame sistematico, in cui 84 palestinesi sono morti dal 7 ottobre 2023, tra cui un minorenne.

"Nelle carceri israeliane stupri, torture, malattie e fame, 84 palestinesi morti dal 2023, tra cui 1 minore" - il REPORT "Living Hell"

Un nuovo rapporto dell’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, pubblicato il 22 gennaio e intitolato "Living Hell", documenta un sistema diffuso e istituzionalizzato di torture e trattamenti disumani nei confronti dei detenuti palestinesi nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani. Il rapporto si basa su 55 testimonianze di uomini e donne rilasciati, detenuti dopo il 7 ottobre 2023, e descrive un apparato penitenziario trasformato, di fatto, in una rete di campi di tortura.

Secondo B’Tselem, le violenze sono perpetrate da guardie carcerarie, soldati e personale dello Shin Bet e includono percosse sistematiche, scariche elettriche, privazione del sonno, fame deliberata, condizioni igieniche disumane e negazione delle cure mediche. Particolarmente gravi sono le testimonianze relative alla violenza sessuale: spogliazioni forzate, colpi ai genitali, aggressioni con cani e penetrazioni anali forzate con oggetti.

Alcuni racconti descrivono torture durante gli interrogatori. Muhammad Abu Tawilah, 35 anni, di Gaza, ha riferito che i soldati gli hanno spento sigarette sul corpo, versato acido cloridrico addosso e bruciato la schiena con un accendino, causandogli la perdita della vista da un occhio. Un altro detenuto ha raccontato di essere rimasto per giorni con una quantità minima di acqua e cibo, mentre veniva picchiato e sottoposto a scosse elettriche. In un caso, musica ad altissimo volume sarebbe stata utilizzata come strumento di tortura, provocando la rottura del timpano.

Il rapporto evidenzia che circa 9000 palestinesi sono attualmente detenuti nelle strutture dell’Israel Prison Service, molti senza processo. Migliaia sono trattenuti in detenzione amministrativa, rinnovabile indefinitamente, o classificati come “combattenti illegali, una categoria non riconosciuta dal diritto internazionale. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, questa designazione viene usata per negare ai detenuti di Gaza le tutele previste per i prigionieri di guerra o i detenuti comuni.

Dall’inizio del genocidio a Gaza, almeno 84 palestinesi sono morti in custodia, tra cui un minore. Le autorità israeliane trattengono la maggior parte dei corpi, spesso restituiti in condizioni tali da renderne difficile l’identificazione, alimentando sospetti di prelievo di organi.

B’Tselem denuncia inoltre il divieto imposto al Comitato Internazionale della Croce Rossa di visitare le carceri e indica il reparto Rakefet del carcere di Ayalon, interamente sotterraneo e privo di luce naturale, come uno dei luoghi più duri. Secondo la direttrice esecutiva Yuli Novak, il sistema carcerario israeliano “funziona de facto come un campo di tortura”, in cui la sofferenza dei detenuti palestinesi è diventata una norma accettata.