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Davos 2026: redde rationem con falsità spudorate, propaganda, mistificazione e minacce

Davanti al simbolo della finanza globale ashkenazita Larry Fink, pupazzi pittoreschi ci offrono uno spettacolo vergognoso

22 Gennaio 2026

Larry Fink Davos

Foto Imagoeconomica

Emmanuel Macron, con occhiali a specchio, fa un discorso sconclusionato e surreale in un inglese imbarazzante. Larry Fink, per l'occasione incaricato di fare gli onori di casa al posto di Klaus Schwab, ascolta annuendo di tanto in tanto. Macron non dice nulla di quanto avrei voluto ascoltare: le stesse banalità, nessuna visione, nessun segno che abbia compreso il presente.

Un leader europeo, uno a caso, avrebbe il dovere di dire la verità: l'Europa è vittima di un progetto ben orchestrato dagli straussiani del Dipartimento di Stato, quei bravi ragazzi che hanno inviato a Kiev Victoria Nuland per fottere l'Unione Europea. Un successo straordinario: il nascente asse tra la Germania di Angela Merkel e la Federazione Russa di Vladimir Putin spezzato, il Nord Stream fatto esplodere, i costi della guerra, in termini di perdite di vite umane, fatti pagare agli ucraini e ai russi, una nazione distrutta, smembrata e completamente da ricostruire, la credibilità dell'intero sistema finanziario occidentale compromessa a causa delle sanzioni, la libertà di espressione calpestata (vedi il caso di Jacques Baud), una crisi energetica che pone l'intero continente in balia degli umori di un bullo, lo spettro della più grande crisi economica all'orizzonte.

E' tutto talmente evidente da non richiedere approfondimenti. Eppure nessun politico che abbia la dignità di spiegarlo.

Il responsabile alza la posta: nel suo primo mandato, non ha mosso un dito per evitare che il conflitto tra i separatisti del Donbass e del Lugansk e gli ucronazi deflagrasse. Victoria Nuland ha continuato a gettare benzina sul fuoco. La strage di Odessa e quella degli angeli di Donetsk, la sistematica violazione dei diritti dei russofoni (la statua di Michail Bulgakov a Kiev è stata impacchettata: scriveva in lingua russa!), le continue minacce di inglobare l'Ucraina nella NATO hanno portato alla guerra: un milione e mezzo di morti, sei milioni di ucraini rifugiati all'estero, costi e distruzioni per trilioni di dollari.

Fingendo che la responsabilità di questo crimine sia dell'Unione Europea, un bullo senza vergogna minaccia di invadere la Groenlandia. Ignorante come soltanto i suoi connazionali sanno essere, prima confonde Islanda e Groenlandia, poi afferma che “gli USA l'hanno regalata alla Danimarca al termine della Seconda Guerra Mondiale”. Falsi documentali, in tutti i trattati bilaterali gli Stati Uniti hanno sempre riconosciuto la sovranità danese, sancita in un lodo arbitrale (tra Norvegia e Danimarca) del 1933.

In serata, annuncia al mondo di avere raggiunto un accordo con Mark Rutte (Segretario Generale della NATO, di cui gli USA sono il membro principale). Come se la Groenlandia fosse una res nullius, una terra disabitata. Stesso atteggiamento tenuto dagli Stati Uniti nella conquista dell'Ovest e in quella pagina buia che ne è seguita, con la deportazione forzata dei nativi americani nelle riserve e la farsa della firma di trattati imposti con la minaccia dello sterminio.

E' vero, la banda di criminali che guida l'Unione Europea non merita alcun rispetto. Commentatori autorevoli gioiscono: Donald Trump demolisce le istituzioni internazionali e il globalismo, denuncia le falsità della green economy, eccetera eccetera. Non vedono che l'ospite è Larry Fink? E non c'è nessun conflitto tra la grande finanza ashkenazita e Donald Trump, anzi, è stato proprio quest'ultimo a nominare l'ashkenazita Stephen Miran alla FED, sempre lui ha nominato Benjamin Netanyahu nel Board of Peace per Gaza (che è come se qualcuno avesse nominato Adolf Hitler Giudice al processo di Norimberga).

In questo contesto tragico, assumono un valore storico e morale le parole della politica groenlandese Tillie Martinussen:

“Penso che Trump non conosca affatto il popolo groenlandese. Noi non diamo particolare valore ai soldi, alle labbra della Kardashian e a quel tipo di cose. In Groenlandia, tra l’altro, non si può nemmeno possedere la terra: puoi ottenere un lotto per costruire la tua casa e possiedi la casa sopra il terreno, ma la terra in sé no.

Perché i groenlandesi non credono che la terra appartenga a una persona sola: appartiene a tutti. E lo stesso vale per il mare e per le ricchezze che contiene.

Per questo è un enorme errore di calcolo pensare che i groenlandesi possano essere comprati con il denaro. Non è così. E anche se ci dicessero: “100.000 dollari a persona”, non rinunceremmo mai alla sanità gratuita, non rinunceremmo all’istruzione gratuita, non rinunceremmo a far parte dell’Europa, non rinunceremmo alla nostra sovranità, che prima o poi è comunque il nostro obiettivo.

Non vogliamo essere ricchi come gli americani. Basta vedere quanto sono avidi: arrivano persino a sparare contro i loro amici o a invadere i loro amici per pura avidità. Sappiamo che nel nostro sottosuolo potrebbero esserci minerali e petrolio, e che valgono enormemente più di qualunque cifra. Ma anche se non ci fossero, non ci lasceremmo comunque comprare.

Qui tutti conoscono la storia degli Inuit in Alaska e di tutte le popolazioni native, i popoli indigeni, gli Indiani d’America. Le loro terre sono state sottratte e non sono stati trattati bene negli Stati Uniti. E sappiamo che Trump si circonda in larga parte di persone legate al suprematismo bianco.

Noi non siamo bianchi. Come potete vedere, siamo persone di colore. E quindi sappiamo che probabilmente i nostri diritti ci verrebbero tolti.

Sappiamo anche che, insieme alla Danimarca, stiamo bene così come siamo. Come dicevo prima, abbiamo sanità gratuita, istruzione gratuita: qualunque cosa tu voglia studiare, puoi farlo senza pagare nulla e, anzi, il governo ti dà anche una borsa di studio, dei soldi mentre studi. Tutto questo non lo scambieremmo mai: lo Stato sociale, il welfare. Non lo scambieremmo con nulla che venga dall’America.

È un po’ come in una squadra di cani da slitta: se uno dei cani all’improvviso si gira e ti morde, devi tirarlo fuori dal gruppo, portarlo fuori dal recinto e sparargli. Ovviamente non stiamo dicendo che spareremmo agli americani: siamo un popolo pacifico. Ma non puoi più fidarti di quel cane per sempre.

L’America ha 10.000 soldati addestrati al combattimento in ambiente artico. La Finlandia da sola ne ha 35.000. Se volessimo davvero inasprire la situazione, potremmo anche, per esempio, liberarci di tutti i titoli del Tesoro americano che deteniamo: e quello farebbe male.

Inoltre, se guardiamo a Francia, Canada e a tutti gli alleati che oggi stanno accorrendo in nostro sostegno, esiste un grande arsenale di soldati e di armi. Basti pensare che gli Stati Uniti hanno dovuto prendere in prestito una nave da guerra danese per operare nei mari artici. Quindi non è affatto scontato che l’America vincerebbe qui.

Non importa cosa sia successo in passato tra Danimarca e Groenlandia: ce la risolveremo tra noi. Così come siamo ora, va bene. E se un giorno vorremo l’indipendenza, dovranno essere i groenlandesi a deciderlo, non una superpotenza che fa pressione da lontano.

Sappiamo benissimo che, se diventassimo indipendenti domani, lui ci invaderebbe subito, perché non avrebbe problemi né con la NATO, né con l’Europa. Per questo credo che stia scommettendo in modo profondamente insultante sull’idea che i groenlandesi siano persone stupide, non istruite, che non seguono le notizie del mondo. Ma non è così. È esattamente il contrario.

Noi saremo qui per centinaia di anni dopo Donald Trump. Anche se ci invadesse, credo che lo aspetteremmo semplicemente come si fa con il cattivo tempo. Qui tutti sanno che è il meteo a decidere: se arriva una tempesta, ci rintaniamo per un giorno o due. Potremmo rintanarci per un anno, per due anni, o anche per dieci o vent’anni, e poi torneremmo alla Danimarca non appena Trump e quelli come lui se ne saranno andati”.

Oggi vorrei essere groenlandese.

di Alfredo Tocchi, 22 gennaio 2026

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