Il passaggio dalla dottrina Monroe del 1823 alla Donroe, nel mirino di Trump per la “sicurezza Usa” anche Colombia, Messico, Cuba, Panama, Argentina, Brasile e Israele come avamposto

A poche settimane dall’operazione militare che ha portato al cambio di regime a Caracas, Trump, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha indicato i prossimi obiettivi della dottrina Donroe: Colombia, Cuba, Messico e il canale di Panama dal quale passano oltre il 7% delle petroliere mondiali

Dopo l'invasione del Venezuela e le minacce per la Groenlandia, gli Usa di Trump sono passati dalla Dottrina Monroe alla sua versione aggiornata e personalizzata: la Donroe, con la D come l’iniziale di Donald. Un cambio di paradigma che segna il ritorno a una strategia di dominio esplicito nelle Americhe in nome dellasicurezza Usa”. Nel mirino del presidente finiscono ora Colombia, Messico, Cuba, Panama, Argentina, Brasile e Israele come avamposto in medioriente.

Il passaggio dalla dottrina Monroe del 1823 alla Donroe, nel mirino di Trump per la “sicurezza Usa” anche Colombia, Messico, Cuba, Panama, Argentina, Brasile e Israele come avamposto

Dalle minacce alla Groenlandia al blitz militare in Venezuela, passando per il sequestro delle petroliere nel Nord Atlantico e nei Caraibi, Donald Trump è passato rapidamente dalle parole ai fatti. A poche settimane dall’operazione militare che ha portato al cambio di regime a Caracas, il presidente degli Stati Uniti, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha indicato i prossimi obiettivi: Colombia, Cuba, Messico, il canale di Panama - dal quale passano oltre il 7% delle petroliere mondiali - Argentina, Brasile e Israele come avamposto per il medioriente . Tutti potenzialmente destinati, nelle sue parole, a essere “ribaltati” in nome della DottrinaDonroe‘ – un richiamo esplicito e personalizzato alla Dottrina Monroe – che attribuirebbe a Washington un controllo incontestabile sulle Americhe, che – ha detto – “non sarà mai più messo in discussione”.

La dottrina Monroe fu formulata nel 1823 dal quinto presidente degli Stati Uniti James Monroe, con lo slogan “l'America agli americani”. Divenne la base ideologica degli interventi politici e militari di Washington in America Latina, in risposta a situazioni considerate una minaccia alla sicurezza nazionale statunitense. L'obiettivo originale era quello di impedire qualsiasi tentativo di colonizzazione o interferenza da parte delle potenze europee nel continente.

Ora quel principio viene ripreso e aggiornato dalla seconda amministrazione Trump. La cosiddetta dottrina Donroe (definizione ideata dallo stesso Trump) punta a riaffermare l'influenza degli Stati Uniti in America Latina e a garantirne la sicurezza. L'ultima strategia di Sicurezza nazionale statunitense definisce infatti il dominio del Paese nell'emisfero occidentale “come condizione per la nostra sicurezza e prosperità, una condizione che ci permette di imporci con sicurezza dove e quando necessario nella regione”.

Il documento sottolinea anche la necessità di impedire ai rivali degli Stati Uniti in altre parti del mondo, come la Cina o la Russia, didispiegare forze o altre capacità che costituiscono una minaccia, o di possedere o controllare risorse strategicamente vitali nel nostro emisfero”.

Il nuovo approccio, definito dalla Casa Bianca come “il corollario di Trump alla dottrina Monroe”, ha finalità chiare: garantire la stabilità dell'emisfero occidentale in modo da scoraggiare la migrazione di massa verso gli Stati Uniti, assicurare una cooperazione regionale contro le organizzazioni criminali transnazionali, prevenire incursioni straniere ostili e mantenere l'accesso a risorse e luoghi strategici.

Le 4 opzioni Usa per prendere il controllo dei vari Stati

Secondo un’analisi del Times, gli Stati Uniti avrebbero sul tavolo 4 possibili opzioni per ottenere il controllo dei vari Stati, con diversi gradi di pressione e coinvolgimento.

La prima, la più estrema, è l’invasione e l’occupazione militare.

La seconda opzione prevede una strategia economica coercitiva, basata su massicci investimenti statunitensi, creazione di posti di lavoro e dipendenza finanziaria dei Paesi da Washington. Una forma di annessione “soft”, mascherata da opportunità di sviluppo.

La terza ipotesi è un Patto di Libera Associazione (COFA), simile a quelli già siglati dagli Usa con alcuni Stati del Pacifico. In cambio di accesso privilegiato al mercato americano e aiuti economici, gli Stati Uniti otterrebbero piena libertà militare e strategica.

Infine, la quarta opzione consiste in un rafforzamento dell’influenza senza annessione formale: maggiore presenza militare, consiglieri statunitensi nel governo degli Stato, accordi su risorse e infrastrutture strategiche. Una soluzione graduale, ma potenzialmente irreversibile.