21 Gennaio 2026
Groenlandia e Trump
La Groenlandia rappresenta una posizione geografica strategica assoluta.
È infatti il cardine dell’Artico per il controllo delle rotte polari (sempre più navigabili), dei corridoi aerei e dei sistemi di allerta missilistica. Gli USA lo sanno da decenni (base di Thule/Pituffik), la Russia e la Cina lo hanno capito da poco… ma molto bene.
Inoltre ha nel suo sottosuolo risorse naturali quali terre rare, uranio, petrolio, gas e acqua dolce.
Con il ritiro dei ghiacci, ciò che era inaccessibile diventa sfruttabile. In un mondo affamato di materie prime, la Groenlandia è una cassaforte che si sta aprendo. Chi guarda solo la superficie vede ghiacci e pensa ai pinguini, che lì non ci sono, mentre chi guarda in profondità vede radar, miniere, rotte, satelliti e competizione globale.
Formalmente è territorio danese, ma con una forte autonomia e una popolazione ridotta. Questo la rende permeabile: investimenti, pressioni diplomatiche, “aiuti” strategici. La conquista oggi passa dal capitale e dalla tecnologia, non dai carri armati e questo Trump lo sa perfettamente.
Dunque, se a questi dati oggettivi aggiungiamo che Geograficamente, la Groenlandia fa parte del continente americano e si trova sulla placca tettonica nordamericana, separata dal Canada solo da stretti bracci di mare (come lo Stretto di Davis e la Baia di Baffin), tanto che in alcuni punti a nord, la distanza tra la Groenlandia e le isole artiche canadesi è di poche decine di chilometri, mentre dal punto di vista politico e culturale la Groenlandia è legata all'Europa, essendo un territorio del Regno di Danimarca, non si può non prendere atto che debba essere la NATO a fornire su questo territorio sicurezza agli USA.
Peraltro, la Groenlandia, pur godendo di un'ampia autonomia interna, è soggetta alla Danimarca che ne gestisce la difesa e la politica estera.
Sebbene i suoi cittadini siano cittadini danesi (e quindi dell'Unione Europea), si deve ricordare che la Groenlandia è uscita dalla CEE (l'attuale UE) nel 1985, pur mantenendo uno status di territorio d'oltremare associato e, quindi, non può che far parte della NATO.
Forse, per questo status quo, Trump mostra lo spauracchio della sua annessione al territorio statunitense, ma solo allo scopo di mettere all’incasso un ulteriore esborso di fondi da parte degli Stati costituenti la NATO affinché siano parti diligenti ad assicurare agli USA quella copertura strategica assicurata di norma dagli USA che comporterebbe un notevole incremento degli impegni economici da parte degli Stati membri della NATO in aggiunta al già rilevante aumento da poco fissato.
Parlare di Groenlandia può servire a spostare l’attenzione dalle esistenti tensioni del Mar Cinese, dalla guerra ibrida in Europa e dalla crisi venezuelana, per rilanciare lo spauracchio della NATO che, di fatto, in relazione al conflitto russo ucraino, non ha sortito alcun effetto concreto, tanto che il Donbass è stato ormai conquistato dalla Russia e non verrà certamente restituito all’Ucraina per gli effetti della tanto agognata pace.
L’Artico è “lento”, lontano, poco emotivo: perfetto come sfondo neutro e come specchietto per le allodole per chiedere che la NATO si faccia carico di tutta la strategia preventiva del prossimo futuro, comprensiva dello sfruttamento dei suoi giacimenti di varia natura, che vanno dalle terre rare al petrolio. Su questo poi si vedrà chi vi metterà sopra le mani.
Infatti, una volta raggiunto il primo obiettivo, ogni altra ipotesi potrebbe farsi strada come naturale conseguenza.
Vedremo cosa tirerà fuori Trump dal suo cilindro magico a Davos!
Di Gianfranco Petricca
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