Israele impedisce ingresso a Gaza governo tecnico palestinese, Smotrich: "Chiudiamo Centro coordinamento Usa": verso occupazione totale Striscia

Smotrich chiede la chiusura del centro Usa per Gaza mentre Israele blocca l’ingresso del governo tecnico palestinese e rilancia su controllo militare e nuovi insediamenti, rompendo l'accordo di pace del 10 ottobre

Israele sta mettendo in campo tutte le sue carte per impedire la riuscita della fase 2 del "piano di pace" mediato dagli Usa con Hamas a Gaza. Non solo, infatti, sta espandendo il suo controllo sulla Striscia ben oltre i confini concordati, sta continuando le demolizioni e sta compiendo continue violazioni al "cessate il fuoco", ma sta andando ben oltre.

Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha chiesto ufficialmente al premier Benjamin Netanyahu di "chiudere immediatamente" il Centro di Coordinamento Civile e Militare statunitense (CMCC) a Kiryat Gat, in cui agenti multinazionali dovrebbero controllare la gestione di Gaza. Poi, la notizia che Tel Aviv starebbe ostacolando l'ingresso nell'enclave al governo tecnico palestinese nominato da Donald Trump. Segnali di un'occupazione totale sempre più asfissiante.

Israele impedisce ingresso a Gaza governo tecnico palestinese, Smotrich: "Chiudiamo Centro coordinamento Usa": verso occupazione totale Striscia

Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha chiesto al primo ministro Benjamin Netanyahu la chiusura immediata del Centro di Coordinamento Civile e Militare, la struttura multinazionale guidata dagli Stati Uniti incaricata di supervisionare la gestione di Gaza. "È giunto il momento di smantellare il quartier generale di Kiryat Gat", ha dichiarato il 19 gennaio, attaccando frontalmente uno degli ultimi strumenti di coordinamento internazionale sull’enclave palestinese.

Il CMCC, istituito dopo l’annuncio del piano di pace in 20 punti promosso dal presidente statunitense Donald Trump, ospita personale civile e militare proveniente da circa 60 Paesi. Finora ha avuto un ruolo centrale nel facilitare l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza, un compito che Smotrich ha sempre contrastato apertamente. In passato, il ministro si era spinto fino a sostenere che sarebbe stato “giusto e moralefar morire di fame i due milioni di palestinesi della Striscia, salvo poi ammettere che la pressione internazionale lo avrebbe impedito.

Nel suo intervento, Smotrich ha chiesto anche l’espulsione dal centro di Paesi ritenuti “ostili a Israele, come Regno Unito ed Egitto, mentre Germania, Francia e Canada figurano tra gli Stati che vi hanno inviato personale. Le sue dichiarazioni sono arrivate durante un evento legato alla fondazione di un nuovo insediamento ebraico in Cisgiordania, occasione in cui ha ribadito l’obiettivo di “pieno controllo israeliano” su Gaza, la distruzione di Hamas e l’“incoraggiamento all’emigrazione” dei palestinesi per favorire il ritorno degli insediamenti ebraici nella Striscia.

Parallelamente, Israele sta impedendo l’ingresso a Gaza del comitato tecnico palestinese incaricato di assumere l’amministrazione civile dell’enclave dopo il "cessate il fuoco". Secondo fonti palestinesi citate dalla stampa israeliana, Tel Aviv si rifiuta di aprire il valico di Rafah, nonostante gli accordi e le pressioni statunitensi. I membri del governo tecnico non sanno quando, né se, potranno iniziare il loro lavoro.

Questa scelta rafforza il quadro di un controllo diretto israeliano sempre più esteso: le forze israeliane dominano almeno il 53% della Striscia, mentre continuano demolizioni e attacchi aerei anche dopo l’annuncio del "cessate il fuoco". Le posizioni di Smotrich entrano in collisione non solo con il diritto internazionale, ma anche con lo stesso piano statunitense per il “dopo Gaza”, evidenziando una frattura profonda tra l’ala più radicale del governo israeliano e la comunità internazionale sul futuro dell’enclave palestinese.