Israele continua espansione oltre la "linea gialla" a Gaza, Ong: "Idf sposta blocchi delimitanti confini fino a 300m dentro la Striscia"

Le immagini satellitari mostrano Israele avanzare oltre la "Yellow Line" a Gaza: nuovi avamposti, demolizioni continue e spostamento dei confini segnano un'occupazione di fatto permanente, come anticipato da Il Giornale d'Italia

Israele sta continuando ad espandersi all'interno di Gaza, ben oltre la "linea gialla" istituita con l'accordo di "cessate il fuoco" del 10 ottobre fra Tel Aviv e Hamas, ponendo tutte le basi per una militarizzazione ed occupazione permanente dell'enclave, come anticipato da Il Giornale d'Italia. Diverse Ong operanti lì hanno denunciato: "L'Idf sposta i blocchi di cemento della yellow line fino a 300 metri dentro la Striscia lungo tutto il confine".

Israele continua espansione oltre la "linea gialla" a Gaza, Ong: "Idf sposta blocchi delimitanti confini fino a 300m dentro la Striscia"

Le immagini satellitari stanno smentendo la narrazione ufficiale israeliana sul cessate il fuoco a Gaza. Secondo analisi indipendenti e inchieste giornalistiche, Israele avrebbe esteso la propria occupazione militare ben oltre la cosiddetta “Yellow Line, la linea che, in base agli accordi di tregua di ottobre, avrebbe dovuto segnare il limite massimo del dispiegamento dell’Idf all’interno della Striscia.

Un rapporto di Haaretz del 15 gennaio, basato anche sui dati dell’organizzazione britannica Forensic Architecture, conferma che dall’entrata in vigore del cessate il fuoco Israele ha costruito almeno 13 nuovi avamposti militari all’interno di Gaza, inclusi due grandi presidi nell’area di Jabalia. Si tratta di strutture sopraelevate, ben visibili, realizzate dopo la demolizione di edifici civili e lo spianamento del terreno, con l’obiettivo di garantire un controllo visivo esteso su ampie porzioni del nord della Striscia.

Le demolizioni non si sono fermate con la tregua. Secondo il New York Times, che cita immagini satellitari di Planet Labs, oltre 2500 edifici sono stati distrutti da Israele negli ultimi due mesi, inclusi interi isolati, terreni agricoli e serre. Sebbene la maggior parte delle distruzioni avvenga formalmente sul lato orientale della Yellow Line – area sotto controllo israeliano – numerosi edifici a ovest della linea risultano anch’essi rasi al suolo.

La distruzione non è selettiva, è totale”, ha dichiarato Shaul Arieli, ex comandante dell’esercito israeliano. Da Gaza, l’analista politico Mohammed al-Astal parla apertamente di cancellazione del territorio: “Israele sta eliminando intere aree dalla mappa, senza alcuna giustificazione di sicurezza”.

A rafforzare i timori di un’occupazione permanente c’è anche lo spostamento fisico dei blocchi di cemento che segnano la Yellow Line. Le verifiche di BBC Verify mostrano che in almeno tre areeBeit Lahia, Jabalia e al-Tuffah i blocchi sono stati riposizionati centinaia di metri più a ovest, più in profondità dentro Gaza. In totale, 16 posizioni sarebbero state modificate, con uno spostamento medio di quasi 300 metri.

Questo processo, secondo diversi esperti, equivale a una ingegneria territoriale militare: Israele mantiene la linea “legalesulle mappe, ma ridefinisce sul terreno dove i palestinesi possono vivere, muoversi e coltivare. Nel frattempo, le deportazioni dei palestinesi continuano, come dimostrano i recenti ordini di sgombero a est di Khan Younis.

Nonostante Tel Aviv giustifichi le demolizioni con la necessità di distruggere tunnel di Hamas, l’insieme delle operazioni – avamposti, fortificazioni, demolizioni e avanzamento graduale – disegna sempre più chiaramente uno scenario di militarizzazione e occupazione stabile della Striscia, come anticipato da Il Giornale d'Italia.