18 Gennaio 2026
Benvenuti nel trip. Sedetevi, allacciate le cinture e passate il bong della geopolitica: Donald Trump ha appena trasformato la Groenlandia in un allucinogeno strategico. Non è una terra, è una visione. Un cubo di ghiaccio gigante da mettere nel bicchiere dell’impero americano, mescolando dazi, minacce e un retrogusto di colonialismo vintage anni ’50.
Trump non parla: ringhia. Dal suo social Truth lancia tariffe come molotov fiscali. Dieci per cento oggi, venticinque domani. Non è commercio, è estorsione con PowerPoint. “Compriamo tutto o vi tassiamo l’aria”, più o meno il succo. La Groenlandia come outlet dell’Artico, l’Europa come cliente in saldo, con lo scontrino che piange.
A Copenaghen scendono in piazza gridando “Make America Go Away”, che suona come un mantra psichedelico contro il demone a stelle e strisce. Macron sbotta, Starmer scuote la testa, Bruxelles convoca l’ennesima riunione d’emergenza: ventisette persone chiuse in una stanza a discutere mentre la casa brucia. L’unità europea evocata come uno spirito buono che però non si manifesta mai.
L’Italia? Sotto il tavolo. Non colpita, quindi felice. La Lega stappa, Crosetto prova a riportare tutti sulla Terra. Ma la verità è che nessuno è salvo quando l’alleato impazzisce e decide che il mondo è un gioco da tavolo comprato a Mar-a-Lago.
La Nato è paralizzata, l’Artico è il nuovo Far West e Trump gioca a Monopoli con le mappe del mondo. Non invade, compra. Non spara, tassa. È la versione deluxe dell’impero: zero ideologia, solo fattura. E se l’Europa non capisce che questa non è una boutade ma un test di sottomissione, finirà come la Groenlandia nei sogni del Tycoon: un grande spazio vuoto, utile solo a qualcun altro.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia