09 Gennaio 2026
Balle e camion a Milano, fonte: X @zazoomblog
Via libera degli Stati membri al trattato di libero scambio tra Ue e Mercosur dopo 25 anni di negoziati. Nonostante la forte opposizione di Francia, Austria, Polonia, Irlanda e Ungheria e l’astensione del Belgio, l’intesa passa grazie al voto favorevole dell’Italia. Roma ha detto sì dopo avere ottenuto alcune clausole di salvaguardia per l’agricoltura, tra cui l’abbassamento al 5% della soglia di calo dei prezzi che fa scattare le indagini su possibili turbative del mercato. La premier Giorgia Meloni ha commentato sperando che l’accordo sia "vantaggioso per tutti". Restano però aperte le preoccupazioni su concorrenza sleale, standard ambientali, impatto sugli agricoltori europei e potere delle grandi industrie esportatrici.
Il via libera è arrivato al Coreper, la riunione degli ambasciatori Ue, con la maggioranza qualificata necessaria. Italia decisiva dopo che a dicembre aveva contribuito alla minoranza di blocco insieme a Francia, Polonia e Austria. Parigi conferma il proprio no, con Emmanuel Macron sotto fortissima pressione delle proteste agricole. Anche Ungheria e Irlanda votano contro, il Belgio si astiene. L’accordo apre a una delle più grandi aree di libero scambio del mondo, tra Unione europea e Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen è ora pronta a volare in Paraguay per la firma ufficiale. Ma il consenso istituzionale non cancella le ombre che gravano sull’intesa.
Roma rivendica di avere ottenuto tutele aggiuntive per i prodotti agricoli sensibili. La soglia per l’avvio di indagini su possibili turbamenti del mercato scende dall’8 al 5%. Si parla anche di fondi di compensazione, controlli fitosanitari rafforzati e anticipo delle risorse della Pac. Giorgia Meloni ha dichiarato in conferenza stampa che non c’era una chiusura ideologica all’accordo, ma una posizione pragmatica. La premier ha spiegato che "abbiamo dato il nostro ok grazie alle garanzie ottenute per gli agricoltori" e ha aggiunto che "speriamo che l’accordo sia vantaggioso per tutti".
L’accordo viene presentato come opportunità per l’industria europea, che potrà esportare macchinari, farmaci, chimica e mezzi di trasporto. In cambio, l’Ue importerà prodotti agricoli, carni e materie prime. La linea critica sostiene che a guadagnare saranno soprattutto le multinazionali e non i piccoli produttori, mettendo a rischio la sostenibilità sociale e ambientale. Dietro la retorica della liberalizzazione dei mercati emergono contraddizioni. Difatti, da un lato l’Europa chiede sacrifici agli agricoltori su green deal, emissioni, burocrazia; dall’altro apre le porte a prodotti provenienti da aree dove gli standard sono inferiori, riducendo la competitività degli operatori europei e indebolendo la sovranità alimentare.
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