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Groenlandia, trattative Usa per annessione iniziate nel 1917 con Wilson, nel 1946 offerta di $100mln da Truman, dal 2019 le mire di Trump

Anche Dwight Eisenhower nel 1955 chiese al re danese, Federico IX, l’acquisto dell’isola, ma, ancora una volta, senza esito positivo

07 Gennaio 2026

Groenlandia, trattative con Usa per annessione iniziate nel 1917 con Wilson, nel 1946 offerta di $100mln da Truman, dal 2019 le mire di Trump

Le trattative tra Stati Uniti e Danimarca per l’annessione della Groenlandia affondano le radici nel 1917, sotto la presidenza di Woodrow Wilson, in piena Prima Guerra Mondiale. Nel 1946 l’amministrazione Truman arrivò a formalizzare un’offerta da 100 milioni di dollari per l’acquisto dell’isola, rifiutata da Copenaghen. Un interesse strategico mai del tutto sopito che, dopo decenni di accordi militari e tensioni geopolitiche nell’Artico, è tornato d’attualità dal 2019 con le mire di Donald Trump sulla Groenlandia.

Groenlandia, trattative Usa per annessione iniziate nel 1917 con Wilson, nel 1946 offerta di $100mln da Truman, dal 2019 le mire di Trump

Le prime avvisaglie dell’interesse americano sull’isola risalgono alla Prima Guerra Mondiale. Abbandonata la neutralità, l’allora presidente Woodrow Wilson intravede il rischio di un’annessione tedesca della Danimarca e dei suoi principali possedimenti oltremare, ovvero le Antille e la Groenlandia. Si apre così una trattativa bilaterale che nel 1917 porta all’acquisto, per 25 milioni di dollari, dell’arcipelago caraibico vicino a Porto Rico, un passo che sfocia nella costituzione delle attuali Isole Vergini Americane.

Per Washington il pericolo di una minaccia tedesca alle “porte di casa” si ripresenta nella primavera del 1940 quando, durante l’offensiva nella Seconda Guerra Mondiale, Adolf Hitler invade tra gli altri Paesi europei la Norvegia e la Danimarca, ipotecando di fatto la conquista dell’intero Artico. L’anno successivo la Groenlandia firma con gli Usa un Trattato di difesa con il quale accetta l’installazione di basi militari statunitensi in cambio di garanzie sulla sovranità danese.

Dopo la sconfitta nazista, la nuova minaccia artica è rappresentata dall’Unione Sovietica, geograficamente ancora più prossima vista la vicinanza con la Siberia. Forte della presenza di basi navali e aeree, nel 1946 Harry Truman avvia una nuova trattativa con Copenaghen per l’acquisto della Groenlandia sul modello di quanto avvenuto con le Antille.

Come mostrano i documenti prima secretati negli archivi statunitensi e poi pubblicati negli anni Novanta dall’Associated Press, l’amministrazione americana mise sul tavolo un’offerta da 100 milioni di dollari. A farne cenno è l’allora Segretario di Stato, James Byrnes, in un telegramma inviato alla delegazione Usa dopo la missione dell’omologo danese, Gustav Rasmussen, a New York nel dicembre 1946. “Una vendita sarebbe la soluzione più soddisfacente e più chiara”, sono le parole di Byrnes che evidenziò la “sorpresa” da parte Rasmussen il quale tuttavia “non respinse apertamente la proposta”.

Copenaghen rifiuta ancora una volta la cessione e nel 1949, per tutelarsi dalla nascente minaccia sovietica, aderisce alla Nato. Due anni più tardi Danimarca e Usa siglano un accordo per rinnovare, come dieci anni prima, il diritto a tenere le basi militari in Groenlandia. A riaprire nuovamente il dossier è Dwight Eisenhower che nel 1955 chiede al re danese, Federico IX, l’acquisto dell’isola, ancora una volta senza esito positivo.

Nel frattempo la Groenlandia intraprende un percorso di progressivo distaccamento politico dalla “madrepatria” che nel 1979 porta alla costituzione di un autogoverno, fino al referendum che sancisce la gestione autonoma delle risorse naturali. Ancora oggi la Danimarca mantiene l’ultima parola in materia di politica estera e monetaria, mentre i rappresentanti groenlandesi sono eletti in un Parlamento autonomo, come testimoniato dalle ultime elezioni avvenute nel marzo 2025.

L’arrivo di Trump alla Casa Bianca ha rispolverato le ambizioni, mai del tutto sopite, di un controllo americano sull’isola. Già dal 2019 il presidente aveva manifestato apertamente l’interesse per la Groenlandia, ma appena rieletto, nel gennaio 2025, il tycoon ha affrontato nuovamente la questione in una telefonata con la premier danese Mette Frediksen, definita dai toni “controversi e aggressivi”. Dal punto di vista militare, la Groenlandia si conferma infatti un avamposto strategico cruciale, sia come base per operazioni nell’Artico sia come argine per intercettare eventuali attacchi missilistici provenienti dalla Russia.

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