05 Gennaio 2026
Groenlandia e Trump
Nel 2019, l’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump fece scalpore annunciando il suo interesse per l’acquisto della Groenlandia, l’isola più grande del mondo e territorio autonomo del Regno di Danimarca. Quella che inizialmente sembrava una provocazione si rivelò invece una proposta concreta, con implicazioni geopolitiche, economiche e diplomatiche di grande rilievo.
La Groenlandia occupa una posizione strategica nell’Artico, regione sempre più cruciale per le rotte commerciali, la sicurezza militare e l’accesso e risorse naturali. L’isola è ricca di terre rare, petrolio, gas naturale e minerali preziosi, risorse che potrebbero diventare fondamentali in un mondo sempre più affamato di energia e tecnologia. Inoltre, la presenza della base militare americana di Thule, nel nord dell’isola, rafforza l’interesse degli Stati Uniti per il controllo dell’area, soprattutto in un contesto di crescente competizione con Russia e Cina per l’influenza nell’Artico.
La proposta di Trump fu accolta con sgomento e ironia da parte delle autorità danesi. Il primo ministro danese Mette Frederiksen definì l’idea “assurda”, ribadendo che “la Groenlandia non è in vendita”. Anche il governo autonomo groenlandese respinse fermamente l’ipotesi, sottolineando il diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese. La tensione diplomatica salì al punto che Trump cancellò una visita ufficiale in Danimarca, prevista per settembre 2019, come risposta alla “mancanza di rispetto” mostrata secondo lui dal governo danese.
Secondo alcune stime, l’acquisto della Groenlandia avrebbe potuto costare agli Stati Uniti fino a 50 miliardi di dollari. Ma per Trump, l’investimento sarebbe stato giustificato dal potenziale economico e strategico dell’isola. In un’intervista, dichiarò: “È come un grande affare immobiliare. Si può fare molto con la Groenlandia”.
Molti Analisti hanno interpretato la proposta come un mix tra ambizione geopolitica e tattica provocatoria. Alcuni l’hanno vista come un tentativo di rilanciare l’immagine presidenziale con un gesto eclatante, altri come un segnale concreto dell’interesse americano per l’Artico. Negli anni successivi, l’idea è tornata ciclicamente nel dibattito politico statunitense, soprattutto in relazione alla crescente militarizzazione dell’Artico e alla corsa alle risorse naturali.
L’episodio della "Groenlandia in vendita“ resta uno dei momenti più singolari della presidenza Trump, ma anche uno specchio delle nuove dinamiche globali. In un mondo in cui il cambiamento climatico apre nuove rotte e risorse, l’Artico è destinato a diventare sempre più centrale. E la Groenlandia, con i suoi ghiacci e i suoi tesori nascosti, potrebbe essere al centro di nuove ambizioni americane e non solo.
Di Nico Combattelli Popoli (Pe)
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