Giovedì, 08 Gennaio 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Tra miti di salvezza e realtà geopolitica: Russia, Stati Uniti e l’illusione del multipolarismo delegato

Dalla ricerca del “grande padre” alla rinuncia all’autonomia politica: perché il confronto globale non libera i popoli e cosa insegna, senza illusioni, la postura strategica russa

06 Gennaio 2026

Tra miti di salvezza e realtà geopolitica: Russia, Stati Uniti e l’illusione del multipolarismo delegato

Usa (Pixabay)

Il bisogno del padre e la rinuncia alla responsabilità

C’è un tratto infantile che attraversa oggi il dibattito geopolitico occidentale: la convinzione che la libertà dei popoli dipenda dall’intervento di una grande potenza esterna, pronta a rimettere ordine. Ieri erano gli Stati Uniti, oggi per alcuni diventano la Russia o la Cina. Cambiano i nomi, non il riflesso psicologico: delegare la propria storia a un “padre” più forte.

Miti consolatori e speranze surrogate

Non è centrale discutere se sia realistico o meno immaginare un imminente collasso americano o uno scacco matto russo-cinese. Questa mitologia numerologica prospera perché risponde a un bisogno emotivo: credere che qualcuno verrà a sistemare l’“uomo nero”. Anche l’idea di una Cina come patria socialista rientra in questa logica consolatoria. È una fede, non un’analisi.

Multipolarismo: potere o popoli

Il problema è più profondo: abbiamo smesso di credere che i popoli debbano prendersi carico del proprio destino. Così anche il multipolarismo viene ridotto a una semplice redistribuzione del potere tra élite, multinazionali e satrapi regionali. Ma un multipolarismo autentico dovrebbe significare pluralità di nazioni, culture e modelli, non una nuova gestione oligarchica del globalismo.

Passività come forma di dipendenza

L’attesa di una salvezza esterna genera passività, e la passività è una forma di morte politica. Senza una “stella” propria da seguire, ci si limita a commentare, tifare, sperare. Eppure la speranza, se non è azione, diventa quietismo. Si costruisce il futuro lavorando nelle scuole, nei quartieri, nelle fabbriche, non aspettando l’evento salvifico.

Stati Uniti: continuità imperiale oltre le retoriche

In questo quadro si inserisce lo stile diretto di Donald Trump, spesso liquidato come folclore. In realtà, egli ha semplicemente spogliato la politica estera americana delle finzioni umanitarie. La sostanza resta quella storica: o sottomissione volontaria tramite accordi asimmetrici, oppure coercizione economica, politica e militare. Cambia il linguaggio, non la struttura di potere.

Talassocrazia americana e limiti strategici

Gli Stati Uniti restano una potenza talassocratica, poco incline all’occupazione stabile e più interessata al controllo indiretto. Finché questo metodo non comporta costi reali, Washington lo applica con serenità. L’Ucraina ne è un esempio: profitti politici ed economici, oneri scaricati sugli alleati europei, nessun sacrificio diretto.

Russia e Cina: deterrenza, non messianismo

Da Mosca, la lezione storica è chiara: la forza è spesso l’unico linguaggio riconosciuto dalle potenze dominanti. La Russia non propone una redenzione universale, ma una deterrenza fondata su geografia, profondità strategica e alleanze difensive. I casi di Bielorussia o Siria mostrano che la sopravvivenza passa per trattati concreti, non per appelli morali.

Informazione, narrativa e guerra invisibile

Le guerre moderne non sono solo militari. La guerra dell’informazione e quella cognitiva decidono chi è il “bene” e chi il “male”. Una volta costruita la narrativa, il compromesso diventa impossibile. È accaduto in Iraq, in Libia, altrove. La realtà dei risultati conta meno della coerenza del racconto.

Geopolitica e destino dei continenti

La contiguità territoriale tra Russia e Cina, cuore dell’Eurasia, rappresenta il vero incubo strategico delle potenze marittime. Un continente integrato rischia di rendere l’oceano periferia. Non è determinismo, ma una tendenza storica che spiega molte scelte aggressive.

Oltre le illusioni

Nessuna potenza libererà l’Occidente da se stesso. La Russia non è un messia geopolitico, ma un attore razionale che difende i propri interessi in un mondo duro. Senza illusioni di redenzione, resta una verità semplice e scomoda: si fa ciò che deve essere fatto. Senza retorica, senza attese. La storia non premia chi spera soltanto, ma chi agisce.

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

x