05 Gennaio 2026
Trump, Maduro, fonte: Wikipedia
Secondo fonti di intelligence occidentali, di quelle che non finiscono mai nei briefing ufficiali ma circolano nei corridoi dove si decide davvero, la storia della replica della residenza di Nicolás Maduro non è propaganda, né folklore trumpiano. È un messaggio in codice, rivolto a chi sa leggerlo.
Perché c’è una regola non scritta, ma ferrea: quando viene costruita una copia fisica 1:1 di un obiettivo, la fase politica è già alle spalle. Non si è più nel campo delle opzioni, bensì in quello delle sequenze temporali. La domanda non è più se, ma quando e con quali effetti collaterali gestibili.
Le stesse fonti parlano di un progetto che va oltre la semplice abitazione. Non una casa, ma un sistema chiuso ricostruito: accessi secondari, percorsi delle guardie, superfici che riflettono o assorbono il suono, altezze che modificano la percezione notturna, materiali che reagiscono in modo differente a onde di pressione o cariche direzionali. Ogni dettaglio viene duplicato perché ogni dettaglio, in missione reale, deve essere già stato metabolizzato.
È la dottrina Abbottabad, versione aggiornata. Chi allora studiava i flussi d’aria oggi studia il vuoto di potere. Perché l’operazione non finisce con l’ingresso nell’edificio: comincia con l’uscita. E soprattutto con ciò che accade nelle 72 ore successive, quando il caos rischia di diventare incontrollabile.
Un particolare che trapela dagli ambienti più riservati: l’addestramento Full Mission Profile non serve più solo agli operatori. Serve ai decisori. È lì che si testano le reazioni a catena, le finestre di negazione plausibile, le risposte dei proxy regionali, le fratture interne che possono essere sfruttate o contenute. La “città fantasma” è anche una sala simulazione geopolitica, dove si prova il mondo del giorno dopo.
C’è poi l’aspetto psicologico, spesso sottovalutato ma decisivo: quando un operatore entra in un luogo che ha già percorso centinaia di volte, la paura viene sostituita dalla memoria. Questo abbassa il margine d’errore, accelera i tempi, riduce l’imprevisto. Ed è esattamente ciò che vuole chi pianifica interventi ad altissima sensibilità politica.
Un’ultima nota, la più significativa: far filtrare l’esistenza del doppione non è un errore. È una forma di deterrenza selettiva. Un avvertimento silenzioso a chi è in grado di capire che, a questo stadio, l’intelligence non sta più raccogliendo informazioni. Sta solo rifinendo l’esecuzione.
Chi conosce questi meccanismi lo sa bene: quando l’ombra della casa viene costruita prima della casa reale, la partita è già entrata nell’ultimo atto. Tutto il resto è teatro.
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