Raid Usa su Venezuela, Medvedev accusa Trump: "Rimozione di Maduro aveva a che fare solo con il petrolio, forza è prevalsa sul diritto"
Sul suo account X Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, accusa gli Stati Uniti: la caduta di Maduro non c’entra con la droga ma con il petrolio. “La legge del più forte batte il diritto”
Il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo Dmitry Medvedev ha accusato duramente gli Stati Uniti e il presidente Donald Trump per il raid americano sul Venezuela nella notte tra il 2 e il 3 gennaio. In un post sulla piattaforma X, Medvedev ha scritto: "La rimozione di Nicolas Maduro non ha a che fare con la droga, ma solo con il petrolio. La forza bruta è prevalsa sul diritto".
Raid Usa su Venezuela, Medvedev accusa Trump: "Rimozione di Maduro aveva a che fare solo con il petrolio, forza è prevalsa sul diritto"
Un nuovo affondo contro gli Stati Uniti arriva da Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, che in un post pubblicato sul suo account X ha commentato con toni duri la linea dell’amministrazione Trump sul Venezuela. Parole che si inseriscono nel quadro della crescente tensione geopolitica e che rilanciano la lettura di Mosca sulla crisi di Caracas e sul ruolo di Washington.
“Il team di Trump è duro e cinico nel portare avanti gli interessi del proprio Paese”, ha scritto Medvedev, accusando apertamente gli Stati Uniti di aver agito non per motivi legati alla lotta al narcotraffico, ma esclusivamente per il controllo delle risorse energetiche venezuelane. “La rimozione di Maduro non aveva nulla a che fare con la droga: solo con il petrolio, e lo ammettono apertamente”, sottolinea l’ex presidente russo, denunciando quella che definisce una narrazione ipocrita costruita a posteriori per giustificare l’intervento.
Nel post, Medvedev utilizza un’espressione di forte impatto simbolico: “Lex fortissimum è chiaramente più forte della giustizia ordinaria”. Un richiamo al principio secondo cui la legge del più forte finisce per prevalere sul diritto internazionale, svuotando di significato le regole condivise e i meccanismi multilaterali. Un messaggio che va oltre il caso venezuelano e che punta direttamente al modello di relazioni internazionali promosso dagli Stati Uniti, accusati di piegare norme e istituzioni ai propri interessi strategici.
Ma il commento non si ferma alla condanna. Medvedev solleva anche un interrogativo sul futuro del Paese sudamericano: “Se riusciranno a gestire il Venezuela a distanza è una grande domanda”. Un dubbio che mette in discussione la sostenibilità di un controllo politico ed economico esercitato dall’esterno, soprattutto in un contesto segnato da profonde fratture sociali, instabilità istituzionale e forte ostilità verso le ingerenze straniere.
Il post riflette la linea dura del Cremlino, che da tempo denuncia l’unilateralismo americano e difende il principio di sovranità degli Stati, pur all’interno di una competizione globale sempre più aspra. Le parole di Medvedev, rilanciate rapidamente sui social e nei circuiti diplomatici, aggiungono un nuovo tassello allo scontro narrativo tra Mosca e Washington, usando il Venezuela come simbolo di un ordine internazionale che, secondo la Russia, sta cedendo alla logica della forza.