04 Gennaio 2026
Se davvero gli Stati Uniti possono bombardare un Paese sovrano, prelevare il suo Presidente e trascinarlo in catene davanti ai propri tribunali, allora tanto vale dirlo chiaramente: il diritto internazionale è morto, sepolto senza funerale e senza ipocrisie.
Non servono più risoluzioni ONU, negoziati o mediatori. Bastano droni, forze speciali e una conferenza stampa ben confezionata. La “comunità internazionale”, quella che predica legalità ai deboli e chiude un occhio sui forti, osserva composta, forse prendendo appunti.
L’eventuale arresto di Nicolás Maduro non sarebbe una vittoria della giustizia, ma il trionfo della giungla geopolitica. Un messaggio semplice e brutale: chi ha potenza militare decide chi governa, chi cade e chi viene esibito come trofeo. I processi? Un dettaglio successivo. Le prove? Un optional. La sovranità? Un fastidio antiquato.
Da Washington arriverebbe così l’ennesima lezione di “democrazia esportata”, versione 2026: niente più invasioni lunghe e costose, basta un blitz e un aereo. Più efficiente, più cinico, più onesto nella sua arroganza.
Se questo è il nuovo ordine mondiale, allora smettiamola di fingere. La Carta dell’ONU può essere archiviata accanto ai manuali di buone maniere per imperi. La legge del più forte non ha più bisogno di maschere: ora firma comunicati ufficiali e chiede applausi.
E il mondo applaude. O tace. Che è la stessa cosa.
Un'ultima domanda, magari ingenua: la Cina è una dittatura, volenti o nolenti. Che facciamo, esportiamo la democrazia anche a Pechino?
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