Domenica, 30 Novembre 2025

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Criptovalute, svolta epocale nell'Asia centrale: nasce l'architettura regolatoria tra Kazakistan, Turkmenistan e Uzbekistan

Tre Paesi per un'unica strategia: Astana, Ashgabat e Tashkent stanno regolando a passi da gigante le valute digitali anche per attrarre gli investimenti

30 Novembre 2025

Cryptosmart: nasce la prima piattaforma italiana per investire nelle criptovalute in sicurezza

Due giorni fa, in una sessione del Senato kazako, l'Agenzia di Monitoraggio Finanziario (AFM) ha annunciato un'iniziativa destinata a trasformare la supervisione delle criptovalute nel Paese: la creazione di un registro nazionale dei portafogli collegati a proventi criminali. Rashid Orazbek, a capo del Dipartimento analisi operativa dell'agenzia, ha spiegato che il database centralizzato permetterà di monitorare wallet coinvolti in scambi illeciti e schemi di riciclaggio, impiegando strumenti avanzati di analisi blockchain. Questo sistema accelererà le valutazioni di rischio e consentirà alle autorità di dare priorità alla supervisione delle attività cripto. L'iniziativa si allinea alle raccomandazioni del Financial Action Task Force (FATF), che invita il Kazakistan a introdurre licenze obbligatorie per i fornitori di servizi di settore. Per questo, il Governo sta sviluppando nuove leggi antiriciclaggio e ampliando i poteri di controllo della AFM. Uno snodo centrale è l'adozione della "travel rule", che obbliga i fornitori di servizi cripto a identificare entrambe le parti di ogni scambio e a conservare tutte le informazioni rilevanti. I dati dovranno essere accessibili alle autorità su richiesta: le transazioni senza questi dati saranno sospese e chi non rispetta le scadenze rischia la cancellazione dal sistema. Il giro di vite kazako non nasce l'altroieri: a fine ottobre, le autorità kazake hanno sequestrato circa 130 piattaforme cripto legate al riciclaggio, confiscando asset digitali per 16,7 milioni di dollari.

Il 27 novembre, il presidente Shavkat Mirziyoyev ha dato il via libera a un decreto ambizioso volto a dare una spinta decisiva al settore fintech in Uzbekistan. Pubblicato sul canale legale del Ministero della Giustizia, il provvedimento punta a far crescere il numero di aziende fintech uzbeke fino a 200 entro il 2030, con l'obiettivo di attirare fino a 1 miliardo di dollari di investimenti esteri nei prossimi cinque anni. il decreto introduce incentivi per gli operatori: dal 1° gennaio 2026, i partecipanti all'hub fintech potranno ricevere il rimborso del 50% delle spese di formazione, fino a 20000 dollari, per ottenere certificazioni internazionali. La Banca Centrale (CBU) ospiterà ogni anno forum internazionali di settore, metterà a disposizione un fondo di venture capital da 50 milioni di dollari per finanziare i progetti e creerà un polo innovativo interno dedicate alle imprese fintech. A partire dal 2026 entrerà in funzione un assetto giuridico speciale per le stablecoin. Con regole e tempistiche definite dalla CBU insieme all'Agenzia Nazionale per i Progetti Avanzati, permetteranno anche l'avvio di progetti pilota basati su sistemi di pagamento blockchain. Le aziende uzbeke potranno emettere azioni e obbligazioni tokenizzate, con piattaforme dedicate per la loro negoziazione. il decreto statale prevede il lancio dell'open banking entro settembre del 2026, agevolando la condivisione sicura dei dati tra gli operatori del mercato fintech, banche e organizzazioni di pagamento.

Scendiamo ancora più a sud. Il Turkmenistan, Paese dell'Asia centrale noto per le sue quarte riserve di gas al mondo, inverte la rotta sulle cripto. Il 28 novembre, il presidente Serdar Berdimuhamedow ha sottoscritto una legge che regolamenta ufficialmente le attività di settore, dagli exchange al mining. Le criptovalute non saranno considerate valuta né mezzo di pagamento, bensì disciplinate dal diritto civile. L'attività di mining sarà consentita a imprenditori individuali ed entità giuridiche, con obbligo di registrazione elettronica presso la Banca Centrale (CBT). Il certificato rilasciato sarà valido a tempo indeterminato, ma per averlo bisogna possedere l'attrezzatura, un valido portafoglio cripto e rispettare rigorosi requisiti tecnici e di sicurezza. Il mining "occulto", quello usato con la potenza di calcolo altrui, è vietato. Gli exchange e i fornitori di servizi cripto dovranno operare solo con licenza della CBT, e l'apertura di portafogli per clienti sarà possibile solo se si è linea con l'antiriciclaggio. La legge impone restrizioni sull'uso dei simboli statali: minatori, emittenti di asset virtuali e fornitori di servizi cripto non potranno usare - in nessuna lingua e variante - i termini "Stato", "nazionale", "Turkmenistan" e "turkmeno", sia nelle versioni complete che abbreviate di simboli o nomi. La pubblicità di settore sarà sottoposta a regole rigorose: dovrà includere note di rischio, indicare la possibilità di perdere il capitale e che gli asset virtuali non sono garantiti dallo Stato. È vietato mostrare foto di minori o presentare le cripto come facili guadagni.

Di Roberto Valtolina 

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

x