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Riassunto della guerra in Ucraina: il punto della settimana (24 giugno-1 luglio). La caduta di Severodonetsk e le sue conseguenze

In questa rubrica, cerchiamo di fare un punto sugli eventi bellici della settimana e capire quali potrebbero essere i nuovi sviluppi. Questa settimana è stata infuocata: l’esercito ucraino perde Severdonetsk, e intorno alla città gemella di Lysychansk infuriano già combattimenti feroci. Mentre il resto del fronte non accenna a stabilizzarsi, i russi sono costretti a rinunciare all’Isola dei Serpenti.

01 Luglio 2022

Riassunto della guerra in Ucraina: il punto della settimana (24 giugno-1 luglio). La caduta di Severodonetsk e le sue conseguenze

Negli ultimi mesi, il conflitto in Ucraina sembrava avere preso un andamento estremamente statico, quasi da prima guerra mondiale: gli ucraini asserragliati in bunker, fortezze e trincee, i russi all’attacco con massicci bombardamenti di artiglieria e assalti frontali di fanteria. Quest’ultima settimana ha invece rotto decisamente l’equilibrio, rimescolando le carte e le regole del conflitto.

La "tenaglia" russa si chiude attorno a Lysychansk. Un successo notevole, ma riuscirà a essere risolutivo?

L’evento più eclatante, in questo senso, è stata la chiusura del cosiddetto calderone di Severodonetsk. Il “calderone” è una strategia che prevede di circondare una consistente massa dell’esercito nemico in una sacca, mettendoli così in una posizione in cui è facile annientarli. I russi conoscono questa tecnica da molto tempo: la avevano impiegata con successo contro l’esercito nazista a Stalingrado.

Nel corso del conflitto ucraino, il piano russo prevedeva di accerchiare il grosso delle forze ucraine (soprattutto quelle professionali, più efficaci e difficili da sostituire) in una gigantesca tenaglia grande quanto l’intero Donbass. Di volta in volta, a causa dello spreco delle forze speciali nella prima fase del conflitto, i russi sono stati tuttavia costretti a diminuire la portata dell’accerchiamento, finendo per includere solo l’area di Severodonetsk e di Lysychansk. La prima città era già da un mese duramente contestata in combattimenti strada per strada, in cui i soldati russi e separatisti avevano subito pesanti perdite mentre gli ucraini resistevano asserragliati nell’impianto industriale Azot. Intorno al 23 giugno, le forze russe hanno cominciato ad assalire i villaggi e le strade fondamentali per rifornire la guarnigione di Severodonetsk. In questi assalti si è distinto in particolare il gruppo Wagner, esercito mercenario al servizio del governo russo (da molti definito “esercito privato” di Putin), che rispetto alla maggioranza delle forze russe è più addestrato alla guerriglia e agli assalti mobili.

Queste tattiche hanno avuto successo, giungendo a tagliare la T1302 (“l’autostrada della vita” che permetteva il rifornimento della città) e costringendo le forze ucraine alla ritirata. L’operazione mostra da un lato che i russi stanno imparando dai propri errori, e anziché buttarsi a capofitto nelle città-fortezze che gli ucraini usano come tritacarne per degradare i numeri dei loro battaglioni, preferiscono aggirarle e renderle indifendibili per vie traverse. Questa pratica evidenzia tuttavia la sempre maggiore dipendenza dai mercenari del gruppo Wagner, tra i pochi soldati di Putin in grado di eseguire queste manovre e che sembrano ormai indispensabili per qualsiasi tentativo di sfondamento.

Dopo questo successo, in cui hanno fatto un buon numero di prigionieri tra le unità rimaste indietro, i russi hanno cercato di cavalcare questa onda per assalire Lysychansk, città gemella di Severodonetsk. A quanto sembra, gli scontri non hanno coinvolto tanto la città in sé – comunque pesantemente bombardata – quanto i dintorni. Le forze ucraine cercano di sfuggire alla sacca in una ritirata organizzata, lasciando qualche retroguardia asserragliata in posizioni fortificate – soprattutto impianti industriali, come la raffineria; le truppe russe non danno respiro agli avversari e bombardano senza tregua (spesso centrando i convogli). La posizione ucraina a Lysychansk e a sud della città sembra molto esposta, e il ripiegamento verso posizioni più sicure sembra inevitabile.

Dunque, una settimana di successo russo? Indubbiamente sì. Ma alcuni analisti mettono in guardia: la difesa di Severodontetsk non serviva a salvare la città, bensì a fare pagare al nemico il maggiore prezzo in fatto di sangue possibile. In questo, i difensori, hanno avuto indubbiamente successo. I russi hanno finalmente ottenuto guadagni significativi in termini posizioni e territori (anche simbolici), ma è vero che la maggior parte degli uomini e mezzi ucraini sono riusciti a ritirarsi, di conseguenza la “tenaglia” non si è chiusa nel modo sperato da Mosca. Se gli ucraini riusciranno a concludere la ritirata in modo ordinato, i russi dovranno combatterli nuovamente su una linea difensiva più stretta (che di solito avvantaggia i difensori). Dunque, ancora una volta, non il successo eclatante e risolutivo sperato dai russi, che nel frattempo hanno subito perdite tali da potere attaccare su un solo vettore alla volta. 

Sugli altri fronti i cannoni non accennano a tacere: a nord, nella zona di Kharkiv, i russi hanno lanciato un contrattacco che ha respinto indietro gli ucraini, in precedenza quasi arrivati al confine internazionale. Ora le periferie della città sono nuovamente a tiro dell’artiglieria di Mosca. Lo scopo non è chiaro: forse tenere ben chiaro che Mosca non intende fermarsi al Donbass? In ogni caso, è chiaro che si tratta di un teatro secondario: i battaglioni di entrambe le fazioni sono troppo esausti e ridotti di numero per portare avanti azioni significative.

A sud, invece, Kiev è in controffensiva, sebbene in modo lento e prudente. Si avanza di poche centinaia di metri al giorno, liberando piccoli villaggi. I russi sembrano essere sulla difensiva, cercano di inchiodare gli avversari più a lungo possibile fortificando strade e villaggi; all’interno di Kherson sono in azione squadre di partigiani pro-Kiev.

Da segnalare, in generale, è l’azione dei lanciarazzi occidentali HIMARS, notevoli per precisione, potenza di fuoco e velocità: il ministero della difesa USA ha elogiato gli Ucraini per il buon utilizzo che ne hanno fatto, facendo saltare in aria diversi depositi di munizioni nemici. Infine, la ritirata russa dall’Isola dei Serpenti, causata proprio dall’impiego massiccio degli HIMARS, è forse la maggiore consolazione per l’Ucraina in una settimana indubbiamente grama, nonché un buon successo di immagine. Per i russi, significa forse la definitiva rinuncia alle velleità di uno sbarco anfibio su Odessa, per concentrarsi invece esclusivamente sulla definitiva riunificazione dell’oblast di Luhansk, e poi del resto del Donbass. Se ci riusciranno o meno, dipenderà molto da ciò che sta accadendo nel “calderone” di Lysychansk; se i russi riusciranno a capitalizzare il successo, oppure se gli ucraini riusciranno a cadere in piedi costituendo in tempo una linea difensiva dietro alle posizioni perdute.

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