Martedì, 05 Luglio 2022

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Morto Andrew Fletcher, addio l’animo gentile dei Depeche Mode

La morte del bassista e tastierista del leggendario complesso britannico ci spinge ad interrogarci su tutti coloro che, silenziosamente e senza chiedere ringraziamenti, tengono in piedi i grandi progetti

Di Filippo Marani Tassinari

28 Maggio 2022

Andrew Fletcher: causa morte, malattia e tumore

Andrew Fletcher (foto LaPresse)

Muore a 60 anni, per cause naturali ma ancora ignote, Andrew “Fletch” Fletcher, membro fondatore di Depeche Mode. Viene ricordato come un individuo sincero, affabile, lontano dai riflettori: «Fletch era un vero cuore d’oro e c’era sempre quando avevi bisogno di aiuto, di una conversazione animata, una buona risata o una birra fredda», lo ricorda affettuosamente un post della pagina ufficiale del gruppo. Insomma, molto lontano dagli eccessi e gli psicodrammi di altri membri della band, su di tutti il cantante Dave Grahan.

Era noto come imbattibile scacchista, padre di famiglia, ottimo manager ufficio stampa del gruppo: molto meno come un grande musicista. In effetti, è l’unico membro del gruppo a non avere alcuna canzone accreditata, nonché l’unico a non cantare mai: l’unica (mitologica) istanza sarebbe quella del Toast Hawaii, album rock di cui l’unica copia sarebbe «grazie a Dio» custodita da Martin Gore, il songwriter della band. Un musicista chiaramente meno talentuoso dei suoi colleghi: lui stesso soleva dire «Martin scrive le canzoni, Dave è il musicista più capace, Dave è il cantante e io cazzeggio intorno». Nel 2005, in una recensione di Playing the Angel, il giornalista di Rolling Stone Gavin Edwards espresse lo stesso concetto in modo ancora più salace: «La peculiare divisione dei ruoli dei Depeche Mode è ormai da tempo consolidata, e ciascuno dei tre membri rimanenti ha un ruolo ben distinto: Martin Gore scrive le canzoni, Dave Gahan le canta e Andy Fletcher arriva per le foto e per incassare gli assegni».

Ciò che gli mancava in creatività era rimpiazzato dal buonsenso e dall’organizzazione. In un’intervista a Musician disse: «come musicista sono inutile, ma il mio lavoro nella band è stimolante e mi dà soddisfazione. Quando suonavo il basso non ho mai desiderato diventare un grande bassista, e così quando ho messo le mani sulle tastiere. Quello che mi interessa è creare qualcosa, farlo uscire, promuoverlo e venderlo». Infine, forse il membro più sensibile del gruppo, e quindi il più vulnerabile ai continui litigi e dissidi che rischiarono di fare a pezzi la band: nel ’94, mentre gli altri membri fondatori avevano smesso di parlarsi ed erano divorati dai demoni dell’alcool e degli psicofarmaci, Fletcher soffrì acutamente di depressione fino a subire un esaurimento nervoso.

Tuttavia, i Depeche hanno resistito, grazie soprattutto al suo ruolo di mediazione. Fletcher si inserisce dunque in una lunga linea – quella di Ringo Starr, di Nick Mason e di tutti gli altri che, senza i riflettori e il talento dei propri colleghi, riuscirono tuttavia a dare solidità ai progetti grazie alle proprie qualità umane. The Darkest Star, da Playing the Angel, parla, secondo alcune interpretazioni, proprio dei Depeche e dei loro membri. Il verso dedicato a Fletcher sarebbe:

Oh you blind one

Gentle and kind one

Seeing the world as a loaded gun

La Stella più Oscura ha perso un po’ della sua luce.

Filippo Marani Tassinari

Seguici su

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Più visti

x