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Borrell sulle sanzioni alla Russia: "Embargo petrolio? Non garantisco accordo"

L'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea si smentisce nell'arco di pochi giorni: nel vertice del G7 di venerdì scorso era sicuro che intesa sarebbe arrivata

16 Maggio 2022

Josep Borrell

Borrell fa dietrofront sulle sanzioni alla Russia: "Embargo petrolio? Non garantisco accordo". Sicurezza ostentata e poi crollata nell'arco di 72 ore: le difficoltà interne all'Unione europea sono tutte nelle ultime dichiarazioni del suo rappresentante più importante dal punto di vista diplomatico, Josep Borrell. Lo spagnolo, che dovrebbe essere una sorta di ministro degli Esteri dei 27 Paesi europei, solo tre giorni fa aveva garantito che un accordo sull'embargo del petrolio russo sarebbe stato trovato a breve. Un impegno preso in un contesto non banale, visto che le dichiarazioni arrivavano dalla Germania, dove si stava svolgendo il G7. Dopo tre giorni, la retromarcia parziale e l'ammissione che una quadra sul blocco all'export di petrolio è tutt'altro che vicino. 

Borrell su sanzioni Russia: "Embargo petrolio? Non garantisco accordo"

"Non posso garantire che si arrivi ad un accordo perché le posizioni sono abbastanza forti", l'ammissione dello spagnolo a certificare uno stallo che per l'Europa dura da tantissimi giorni e sta diventando sempre più imbarazzante. Il momento è delicato e Borrell ha tentato, da negoziatore navigato, di smorzare un po' la tensione: "Il mio ruolo non è di assegnare le colpe a qualcuno ma di costruire il consenso". Compito essenziale e allo stesso tempo arduo.

Venerdì scorso, 13 maggio, l'Alto rappresentante aveva usato toni ben diversi: "Sono certo che raggiungeremo un accordo sull'embargo al petrolio russo", aveva detto, per poi proseguire: "Se non ci sarà accordo al livello degli ambasciatori i ministri degli Esteri, lunedì prossimo - oggi per chi legge - dovranno dare un nuovo impeto politico e io farò la mia parte". 

Il muro di Orbàn e le difficoltà di Bruxelles

L'embargo sarebbe una svolta importante nella guerra economica che l'Occidente sta muovendo alla Russia di Vladimir Putin. Senza sanzionare seriamente il settore energetico, l'economia di Mosca è in grado di resistere e di conseguenza il conflitto è destinato a durare. Non è un caso che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky abbia insistito spesso nelle ultime settimane sull'urgenza di tale decisione. "Ora la priorità è l'embargo petrolifero. Non importa quanto duramente Mosca cerchi di contrastare questa decisione, il tempo della dipendenza dell'Europa dalle risorse energetiche russe sta volgendo al termine". 

Il problema annoso per Bruxelles è che a fare muro c'è soprattutto l'Ungheria di Viktor Orbán, da molti giudicato una quinta colonna russa in Europa. Budapest, come anche la Slovacchia, finora sono stati irremovibili: "Sarebbe come una bomba atomica sull'economia ungherese", ha ripetuto più volte il premier ungherese. E fonti diplomatiche fanno trapelare che l'Unione potrebbe essere addirittura costretta a prendere atto della mancanza di unità e rinunciare, almeno per il momento, all'embargo. 

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