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Covid, nell' Australia "della libertà" nasce l'app distopica per controllare chi è in quarantena

Il governo dice di volere allentare le restrizioni. Ma intanto in South Australia si progettano controlli con riconoscimento facciale e geolocalizzazione

03 Settembre 2021

App tracciamento

Fonte: Twitter

L'Australia ha sviluppato un'app per controllare i cittadini in quarantena tramite riconoscimento facciale e geolocalizzazione. Il software futuristico si aggiunge alle misure stringenti adottate fino ad ora dal governo australiano per mantenere la "strategia zero-Covid", fallita irreparabilmente a causa della variante Delta. Mentre il primo ministro australiano, Scott Morrison, annuncia un allentamento delle restrizioni per contenere il Covid, ritenendole "non sostenibili", la realtà dei fatti presenta uno scenario ben diverso: i confini del Paese rimangono chiusi, i viaggi tra stati interni largamente ristretti, e il controllo sui cittadini australiani è sempre più pressante. L'app di riconoscimento facciale è dunque l'ultimo strumento distopico a cui gli australiani si dovranno sottoporre in nome di una libertà dalla pandemia che, per il momento, non accenna ad arrivare. Scontenti i cittadini in diversi stati, dal Western Australia al New South Wales, che raccontano al Giornale d'Italia che le misure "sono inaccettabili dopo tutto questo tempo" e il controllo delle telecamere "mette a disagio".

Covid, nell' Australia "della libertà" nasce l'app distopica per controllare chi è in quarantena

Sacrificare la propria libertà personale in nome della sicurezza pubblica. Questo è stato l'approccio australiano fin dall'inizio della pandemia. Confini chiusi, lockdown stringenti, per un po' è sembrato funzionare. Ma quanto si è disposti a sacrificare in nome della salute pubblica per potersi chiamare ancora un Paese democratico? Dall'Australia una risposta controcorrente: si può avere un controllo orwelliano e definirsi liberali allo stesso tempo. Un approccio contraddittorio in un Paese che da sempre critica i suoi vicini, la Cina prima di tutti, per le politiche stringenti e le restrizioni della libertà. 

A fronte dei controlli, la situazione epidemiologica è ancora critica in molti stati dell'Australia come il South Australia e il New South Wales, dove la variante Delta continua a infettare centinaia di cittadini. In Australia il Covid ha avuto un numero relativamente ridotto di morti, ma pagando a prezzo caro con la libertà dei cittadini, costretti a lockdown senza preavviso che hanno messo in ginocchio diverse imprese.

Covid, in Australia l'app quarantena dal controllo maniacale: solo 15 minuti per mandare un selfie

Ecco che proprio dall'Australia arriva un app per il controllo della quarantena, sviluppata in casa al tempo record di 3 mesi. Secondo le restrizioni al movimento vigenti tra i diversi stati federali, chi rientra al proprio domicilio passando per un'area a rischio deve sottoporsi alla quarantena obbligatoria nella propria abitazione. Ma se in altri Paesi è sufficiente comunicare al proprio medico di base l'autoisolamento, nell'isola del Pacifico non sarà così. In South Australia i cittadini dovranno infatti scaricare un'app specifica, chiamata Home Quarantine SA, che verificherà tramite smartphone se la persona in quarantena si trova effettivamente in casa. L'app draconiana fa utilizzo di gps per la geolocalizzazione e di riconoscimento facciale per assicurarsi che il soggetto stia rispettando le regole. Ma non solo. L'app manderà dei messaggi casuali a orari indefiniti per controllare la posizione del cittadino, il quale dovrà rispondere entro un tempo massimo di 15 minuti e mandare un selfie con sfondo ben visibile per provare di essere in casa.

Incollati al cellulare, dunque, e sempre pronti a rispondere. Le restrizioni al movimento, il coprifuoco ancora in vigore in alcune città e il tracciamento non erano abbastanza, adesso la tecnologia innovativa sarà utilizzata per tracciare il cittadino 24 ore al giorno, e senza preavviso. "Più che innovativa, mi sembra invasiva", racconta un cittadino del South Australia al Giornale d'Italia. E continua: "Sicuramente il tracciamento ha aiutato in passato a contenere i cluster di infezioni più piccoli in modo tempestivo, ma questa app mi sembra esagerata".

Covid, Australia cambia approccio. Scott Morrison: "Non si può vivere così"

I cittadini australiani sono infatti già abituati alla scansione del QR code dell'app governativa mySA Gov app, necessaria per partecipare a eventi pubblici e entrare in luoghi al chiuso. Un green pass all'australiana per così dire, ma c'è una differenza sostanziale: "l'app non è obbligatoria, ma qui tutti la usano per potere vivere liberamente", racconta la fonte del Giornale d'Italia. Il nuovo software di controllo quarantena invece, sarà obbligatorio e chi non risponderà immediatamente ai messaggi mandati all'interno dell'app dovrà fare i conti con la polizia locale. "Si tratta di una limitazione senza precedenti - continua il cittadino del South Australia - e che onestamente fa pensare che non ci sia fiducia tra noi e le istituzioni, considerato che fino ad ora abbiamo seguito tutte le regole".

Il Paese della libertà e delle possibilità è diventato il Paese dei rigidi lockdown e del controllo serrato dei focolai. Da inizio pandemia la "strategia zero-Covid" che prevede di arginare i focolai in modo tempestivo con chiusure totalizzanti ha costretto milioni di australiani a rivoluzionare la propria quotidianità. Un approccio molto elogiato nelle fasi iniziali della diffusione del Covid, ma che oggi risulta inefficace e quasi controproducente. Lo dice lo stesso primo ministro australiano, Scott Morrison, che a fronte dei contagi della variante Delta ha definito l'approccio zero-Covid "un modo non sostenibile di vivere in questo Paese".

Australia libera dal Covid? I cittadini: "Siamo stanchi, regole cambiano ogni giorno"

Scontenti i cittadini in tutto il Paese, che nonostante le restrizioni senza precedenti hanno seguito le direttive nella speranza di liberarsi dal Covid. "Ci hanno detto che se avessimo seguito le regole ne saremmo usciti. E invece siamo ancora qui e non sappiamo cosa succederà", racconta una dipendente della municipalità di Joondalup, Western Australia, al Giornale d'Italia. Convinti che l'approccio del governo avrebbe portato a risultati promettenti, i cittadini australiani hanno accettato di buon grado le restrizioni (con qualche eccezione, per esempio a Sydney, dove si sono verificate pesanti proteste sfociate anche in violenza fisica), ma adesso lamentano l'incertezza ai piani alti. "Le misure continuano a cambiare di giorno in giorno, chi ha parenti dall'altra parte del Paese non sa quando rivedrà i propri cari perché dipende dalla situazione epidemiologica del posto", continua la giovane. 

Incerta anche la situazione vaccini: "I governi locali vorrebbero riaprire i confini, ma la verità è che molti di noi stanno ancora aspettando il vaccino perché la campagna vaccinale è molto lenta, quindi di fatto teoria e pratica non coincidono". Felici di pazientare ancora un po', gli australiani continuano a convivere con le misure stringenti atte a prevenire il Covid. Se l'app che controlla la quarantena è all'estremo di uno scenario orwelliano, non va molto meglio nel quotidiano: "All'uscita di molti negozi e centri commerciali sono state installate telecamere per verificare il flusso dei clienti. Una misura che hanno adottato molti esercizi commerciali oltre alla scansione del QR code. Mi mette molto a disagio", racconta una imprenditrice di Melbourne, Victoria.

I cittadini australiani resistono dunque, ma se da una parte le parole ai vertici chiedono più libertà, dall'altra si sperimenta con tecnologie invasive che sono quanto di più lontano da una democrazia che si possa definire tale. Un paradosso che, in diversi stati dell'Australia, non è passato inosservato tra i cittadini.

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