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Afghanistan e talebani: quando il pacifismo fa perdere le guerre

Come fu che il pacifismo perse anche questa guerra: Afghanistan, talebani, Marines, Gino Strada, Alessandro Magno e William Elphinstone

Di Lapo Mazza Fontana

20 Agosto 2021

Come fu che il pacifismo perse anche questa guerra: Afghanistan, talebani, Marines, Gino Strada, Alessandro Magno e William Elphinstone

Talebani (fonte Instagram)

Non poteva andare diversamente. Abbiamo perso anche stavolta. Chi? Noi occidentali, noi militaristi? Noi pacifisti? Noi moderati, noi progressisti? Noi donne?
No suvvia, abbiamo perso tutti, tranne i talebani naturalmente, ovvero i sedicenti studenti islamisti che finalmente si sono ripresi il loro geostrategico paese riportandolo a sé stesso, ovvero ad un luogo aspro ed arretrato.

Suoni quindi la campanella per l'ora di Storia in sintesi per liceali infingardi: ovviamente si premetta che tra gli studenti sciocchi c'è sempre chi frigna in anticipo sciorinando la vecchia litania del "ma sono in casa loro", tanto per liquidare la questione riportandola a termini comprensibili sì, ma per i più ciuchi.
E allora si dica subito: se c'è un paese dove il "casa loro" esiste poco o nulla è proprio l'Afghanistan, essendo da sempre crocevia di passaggio asiatico tra mondi tra loro anche molto diversi.

Ma proviamo a sintetizzare a favore di chi voglia evitare le orecchie di cartone da ciuco da metter dietro la lavagna.
Per primi furono gli Ariani (che non erano nazisti hitleriani ante litteram) che invasero la regione molto più tardi chiamata Afghanistan, chiamandola piuttosto "Terra degli Arii", circa dal 2000 al 1200 a.c.. L'impero persiano, che era un pochetto più organizzato, fagocitò volentieri il malloppo fino al roboante intervento di Alessandro Magno che si sa, essendo Magno non poteva che far sfoggio di begli elmi a creste rampanti e scudi di bronzo e sarisse macedoni e vittoriose campagne fin quasi alla Cina, salvo poi tornare scornato e morire giovane. Per arrivare al massimo umano dell'imperialismo mai raggiunto i romani per contro non ritennero di baccagliare con codesti bruti montanari, ché si sa, i romani preferiscono anche oggi Ostia e Ladispoli al Terminillo e a Zagarolo; figuriamoci se potevano perder tempo ad assoggettare picchi brulli e improduttivi, se non di capre ed oppio, che son comunque più facili da comprare in contanti.
E poi fu la era degli arabi, molto meno gaudenti e diciamolo, anche molto più noiosi e soprattutto fissati con la religione. E infatti se lo sobbarcarono loro il problemuccio, palleggiandolo tra mongoli e turchi, ma nel frattempo una sorta di coscienza nazionale afghana era in qualche maniera anche sorta. Finché un bel giorno inglesi e russi si avvidero del fatto che come cerniera tra mondi degni di scontro questo Afghanistan era mica male, e che pure l'oppio fosse un bel po' meglio delle capre come bene di consumo. Gli inglesi soprattutto non erano granché disposti a perdere il cosiddetto Great game per il controllo delle rotte asiatiche e per la difesa della perla del loro impero, l'India. Però come è noto né russi né inglesi riuscirono mai a stabilire un controllo stabile sulla regione, nonostante gli inglesi, potenza allora egemone nel mondo, ci provarono con ben tre guerre dal 1839 al 1878 al 1919; due di aggressione e una di difesa proprio sul confine indiano. Ma per ben tre volte furono costretti alla ritirata, pur in gran parte vincendo gli scontri campali; sorte che toccherà oltre cinquant'anni dopo anche ai russi, tornati in Afghanistan per sostenere il nuovo regime afghano filo-sovietico instauratosi dopo secoli di claudicanti ma permanenti regimi filo-islamici. E da qui in poi la storia recente: i mujaheddin di Massoud che sconfiggono prima i sovietici e poi i talebani, Massoud che viene assassinato su probabile ordine di Osama Bin Laden due giorni prima della distruzione delle Torri gemelle, gli yankee e i loro alleati europei, italiani in prima linea una volta tanto, che occupano l'Afghanistan per vent'anni, fino al ritiro e alla caduta di Kabul il 15 agosto 2021.

Perché fare questo ennesimo calepino riassuntivo allora? In primis perché i pacifisti non sanno mai nulla di Storia (altrimenti non sarebbero pacifisti, ma transeat, si può essere pure pacifisti per buoni sentimenti) e quindi oggi non ci esibiremmo in un peana di deprecazione delle fole pacifistoidi. E ci tocca pure di scolpir nel marmo la diagnosi di prolasso delle teorie del pacifismo occidentale, che per fortuna ad oggi non è più materia di entusiasmi popolari come lo fu in un passato fesso e a suo modo struggente, ma che nondimeno continua a minare le opinioni pubbliche di un Occidente sempre più scazzato, bolso e divanista, oltre che impoverito e in crisi di vecchiume laido. Eh, bei tempi quando si pensava ancora di essere viziati dalle ricchezze, manco più questo è rimasto, se non per una casta sempre più ridotta di Jeff Bezos ed Elon Musk, che giustamente se ne fottono talmente tanto dei loro concittadini e dei problemi della società da architettare come massimo trastullo lo sparo di razzi in orbita con dentro altri miliardari. Passati i bei tempi del mecenatismo alla Warren Buffet, si torna alle Disneyland del destronzo Walt, ma stavolta mica per il ludibrio popolo, per carità, che fete di miasmi nauseabondi d'ascella e aliti agliati. Da qui in poi si fa il turismo spaziale, ecchecazzo, solo pei ricchi che non lasciano cartocci di patatine unte in astronave e invece si immergono in docce microfiltrate di Givenchy e Penhaligon pure prima di mingere.

Ma dicevamo del perché i pacifistoni trovano hic et nunc la loro Waterloo/Caporetto, nonostante perfino ora qualcun di loro starnazzi bischerate del tipo "avete visto che la guerra è stata un errore?", mentre i talebani vincenti si apprestano, a favore o meno di telecamere, a sgozzare e stuprare à la carte. Eh sì, le guerre sono materia facile di ingarbugliata discussione: sono sempre una matassa di rogne poco districabili.
Ma questo ennesimo disastro afghano ha il suo piccolo pregio: essere piuttosto significativo di dove cascano gli asini.

Dato per scontato che ogni guerra ha sottostanti motivazioni economiche, i tagliagole talebani si fermano gettandogli lecca-lecca Chupa Chups e caramelline alla liquirizia Golia? Eh no. Ma i talebani sono pagati dall'Occidente, farfuglia il solito studente ciuco! Sì, certo, l'Occidente paga qualsiasi cosa, è pur vero, ma informiamo che seppure la CIA pagasse i talebani per combattere contro i propri Marines tu saresti l'ultimo a saperlo, caro il mio studente ciuco, e quindi la tua tesi è suggestiva, nemmeno impossibile, ma non rende il tuo pacifismo meno scemo, poiché quando un branco di banditi talebani attaccano un villaggio e accoppano uomini e violentano donne, pagati o meno dalla CIA, se là ci sono i Marines quei talebani li fermi sparandogli, altrimenti quelli il loro lavoretto lo portano a termine lo stesso. Incredibile eh?

Ma Gino Strada in tutto ciò come lo collochiamo? Gino Strada, benefattore dell'Afghanistan, uno dei pochissimi medici occidentali corsi in aiuto dei più deboli e sofferenti ovvero delle vittime di guerra quasi sempre innocenti, non diceva forse di non essere pacifista, ma di essere contro la guerra? Comprensibile, da parte di uno che deve amputare arti di bambini finiti su merdose mine infami. Però no: frase ad effetto ma la sua resta una boutade, mezza vera ma anche mezza falsa. Gino Strada era contro la guerra ma era anche un pacifista, poiché per lui ogni guerra, anche quella contro i talebani, sarebbe stata da condannare. Era un uomo dalle posizioni molto nette, e i suoi illogici aforismi se ne sminuiscono la figura politica non ne sminuiscono la statura d'uomo. Però pure Gino Strada non fu Aristotele, e pure il suo pacifismo fu inadeguato alla situazione.

Come inadeguati sono stati tutti i leader occidentali susseguitisi fin qui, fino alla tragiche figure di merda dei POTUS Donald Trump e Joe Biden al pari di un altro personaggio storico, morto nel 1842 durante la disastrosa sconfitta dell'esercito inglese durante la prima guerra anglo-afghana.
William Elphinstone, nipote del primo visconte Keith, veterano non a caso proprio della battaglia di Waterloo (che però per gli inglesi al contrario della maggior parte degli altri europei è sinonimo di vittoria) e comandante della guarnigione inglese di Kabul, evacuata frettolosamente e poi perita nella tragica ritirata, il cui corpo fu restituito dai guerriglieri afghani alla guarnigione inglese di Jalalabad e poi seppellito in una tomba senza nome, forse per dimenticarsi di lui e delle sue presumibili colpe di inettitudine nella gestione di una crisi tanto remota geograficamente quanto strategica per le sorti mondiali, anche allora. Un ennesimo caso di guerra sbagliata o di guerra giusta ma persa per la infingardaggine dei protagonisti?

Sempre per citare i russi, protagonisti storici di tali eventi e del Great game: non esistono donne brutte, ma solo poca vodka. Ecco, in questo caso forse non esistono guerre per forza sbagliate, ma solo poca voglia di vincerle.

Di Lapo Mazza Fontana.

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