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Trapianti illegali di organi: scoperto giro d'affari in Bulgaria

La polizia bulgara rivela il business della criminalità organizzata che permette agli stranieri di ottenere un trapianto attraverso legami di parentela falsi

24 Giugno 2021

Trapianti illegali di organi: scoperto giro d'affari in Bulgaria

Scoperto giro d'affari di trapianti illegali di organi in Bulgaria, dove la criminalità organizzata è riuscita ad aggirare le leggi per fare interventi su cittadini stranieri. Questi venivano nel Paese appositamente per ricevere i nuovi organi, in particolare reni estratti da giovani dei paesi limitrofi. 

Gli investigatori del reparto contro la criminalità organizzata della Bulgaria stanno ora indagando su 14 casi di cittadini stranieri che hanno ricevuto trapianti di rene. L'accusa è in particolare di "aver violato la legge che stabilisce che i donatori devono essere membri della famiglia", ha detto giovedì il ministro degli Interni. "I dati iniziali indicano gravi violazioni della legge, oltre che della buona pratica medica", ha detto ai giornalisti il ​​ministro degli Interni ad interim Boyko Rashkov. "Le persone colpevoli devono essere identificate, portate in giudizio e processate".

Trapianti illegali di organi: falsificata la parentela con i clienti stranieri per accedere alla donazione

La Bulgaria è lo Stato membro più povero dell'Unione Europea. Già da anni il paese viene criticato da Bruxelles per non essere riuscito a combattere efficacemente la criminalità organizzata e a sradicare la corruzione. L'indagine è stata avviata dopo che il ministro della Sanità Stoicho Katsarov ha affermato che c'erano motivi per ritenere che almeno per alcuni dei trapianti effettuati tra il 2019 e l'aprile 2021 presso l'ospedale Lozenetz a Sofia, i destinatari abbiano utilizzato identità e documenti falsi per dimostrare la loro relazione con i donatori.

In tutti i 14 casi, i giovani della Moldova e dell'Ucraina sono stati presentati come parenti di riceventi di rene provenienti da Israele, Germania e Oman, tra gli altri paesi, ha detto Katsarov. Secondo la legge bulgara, un trapianto di organi da un donatore vivente è consentito solo se esiste un legame familiare.

Katsarov ha affermato che i controlli sulle identità di alcuni dei destinatari con le ambasciate competenti hanno mostrato che non erano autentici, e questo era noto dalla fine del 2020, ma non è stato fatto nulla fino all'insediamento del nuovo governo a maggio. I controlli sono stati effettuati dopo un avviso dell'Interpol all'inizio del 2020 su una nuova attività di criminalità organizzata globale che coinvolge il traffico di organi attraverso documentazione fraudolenta e false dichiarazioni di legami familiari.

Trapianti illegali di organi in Bulgaria: le indagini all'ospedale di Sofia

L'ospedale statale di Lozenetz ha negato qualsiasi illecito, affermando di aver seguito il protocollo e accettato di eseguire le operazioni dopo aver ricevuto i documenti necessari e dopo aver allertato i servizi di sicurezza. Tuttavia, un ex direttore marketing dell'ospedale, Michel Levi, ha detto di essere a conoscenza di almeno quattro operazioni in cui i legami familiari sono stati falsificati nella documentazione e di essersi rivolto più volte al direttore dell'ospedale.

Katsarov ha licenziato il direttore dell'ospedale per le operazioni e per altre carenze all'inizio del mese di giugno. Il portavoce del ministero dell'Interno ha rifiutato di fornire dettagli sull'indagine, ma ha affermato che avrebbe coinvolto i funzionari dell'ospedale, i riceventi, i donatori e gli intermediari che hanno organizzato le operazioni.

Balcani e Turchia al centro della rete del traffico illegale di organi

Un recente rapporto redatto dalla rete Global Initiative Against Transnational Organised Crime (GI-TOC), aveva messo in luce la connivenza delle forze dell’ordine coi trafficanti di migranti. Il report ha fatto riemergere un dibattito che da anni sembrava essere sparito in Europa, ma che appare sempre più attuale. Non solo cittadini dell'europa orientale finiscono nella rete dei traffici, ma anche i migranti della rotta balcanica, afferma il rapporto.

"Sono ormai delle vere e proprie società di servizio le criminalità balcaniche che offrono la loro consulenza e collaborazione, oltre che mezzi finanziari, alle mafie italiane per il traffico di stupefacenti, di esseri umani, in particolare minori e ogni genere di contrabbando", aveva detto il Sostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia Francesco Mandoi durante i lavori della Prima Conferenza Internazionale sulla Sicurezza Adriatica a Campobasso. Aggiungendo: "Sono dotate di strumenti sofisticati e di una potente rete capillare di rapporti, le criminalità balcaniche sono in grado di variare le rotte dei traffici illeciti, condizionando così le economie dei paesi interessati." Nel mirino anche la facilità di movimento data dagli accordi Shenghen, che con l'allargamento dell'Unione Europea coinvolgono anche le nazioni dove permane una forte componente di criminalità.

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