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"Covid, la Cina aveva il vaccino a febbraio 2020". Test prima della pandemia?

Secondo un'inchiesta australiana, uno scienziato militare cinese, Zhou Yusen, morto in circostanze non chiare nel maggio dello scorso anno, aveva depositato un brevetto per un vaccino contro il Covid-19 già a febbraio 2020

08 Giugno 2021

Coronavirus Cina: al via indagine sull'origine della pandemia

Coronavirus (fonte foto Lapresse)

Nuove rivelazioni e nuove accuse contro Pechino sull'origine del coronavirus. Dopo l'intervista di David Asher, ex consulente del governo degli Stati Uniti, ecco un'inchiesta condotta dal quotidiano The Australian. Secondo quanto rivela il quotidiano australiano, che cita documenti di cui sarebbe entrato in possesso, uno scienziato militare cinese, Zhou Yusen, morto nel maggio dello scorso anno, aveva depositato un brevetto per un vaccino contro il Covid-19 già a febbraio 2020. 

"Covid, la Cina aveva il vaccino già a febbraio 2020"

Se venisse confermata, questa notizia alimenterebbe in automatico i dubbi sulla possibilità che un vaccino fosse stato testato prima che la malattia nota oggi come Covid-19 emergesse pubblicamente. Questo potrebbe dunque significare che nel famoso laboratorio di Wuhan si stesse davvero lavorando al virus e contemporaneamente anche a un vaccino.

Vaccino pronto solo 5 settimane dopo l'avvio dell'epidemia, poi la morte misteriosa

Lo scienziato dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese collaborava con il Wuhan Institute of Virology, il laboratorio al centro delle speculazioni internazionali riguardanti l'origine del coronavirus Sars-CoV-2: secondo quanto scrive The Australian, avrebbe presentato il brevetto già il 24 febbraio dello scorso anno, a sole cinque settimane dall'ammissione cinese della trasmissione del virus tra esseri umani, e poche settimane prima di morire in circostanze non chiarite, nel maggio successivo.

I rapporti dello scienziato con gli Usa e la bat-woman

Ma la figura di Zhou appare molto complessa. Aveva anche legami con gli Stati Uniti, secondo quanto riporta il giornale australiano: era stato in passato ricercatore presso la Scuola di Medicina dell'Università di Pittsburgh, e aveva collaborato con il New York Blood Center prima di entrare nell'Esercito Popolare di Liberazione cinese. 

In seguito, aveva lavorato a stretto contatto con la virologa più famosa della Cina, Shi Zhengli, la "bat-woman" del laboratorio di virologia di Wuhan - così soprannominata per i suoi esperimenti sui pipistrelli, principali indiziati per la diffusione del coronavirus - che ha sempre sostenuto che il virus non fosse uscito dal suo laboratorio. 

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