12 Maggio 2021
L'ex presidente dell'Iran Mahmoud Ahmadinejad
Lo si sussurrava da tempo, alla fine il sussurro è diventato realtà. Mahmoud Ahmadinejad si è candidato alle elezioni presidenziali in Iran. Il voto, che si terrà il prossimo 18 giugno, è considerato fondamentale per capire il futuro posizionamento della Repubblica Islamica e le eventuali possibilità di un accordo sul nucleare con gli Stati Uniti. Dopo due mandati presidenziali si farà da parte Hassan Rohani, un moderato che aveva lavorato al raggiungimento dell'accordo con Washington durante la presidenza Obama. Accordo poi reso carta straccia da Donald Trump, che ha fortemente inasprito le tensioni con Teheran. Con l'arrivo di Joe Biden le relazioni stanno migliorando e la possibilità di un nuovo accordo non è più da escludere. Un eventuale ritorno di Ahmadinejad, un "falco" già presidente per due mandati dal 2005 al 2013, pregiudicherebbe il potenziale riavvicinamento tra i due paesi.
Le operazioni di registrazione dei candidati si sono aperte l'11 maggio e si concluderanno il 15 maggio. Attenzione, però, manca ancora un passaggio fondamentale. Le candidature depositate dovranno essere convalidate dal Consiglio dei Guardiani della Costituzione, un organismo non eletto e controllato di fatto da Ali Khamenei. La Guida Suprema dovrà poi trasmettere l'elenco dei candidati 'approvati' al ministero dell'Interno, il quale a sua volta dovrà renderlo pubblico tra il 26 e il 27 maggio. Il giorno successivo inizierà la campagna elettorale che culminerà il 17 giugno, alla vigila del voto.
Tra i rivali di Ahmadinejad, ci potrebbero essere l'ex presidente del parlamento Ali Larijani (conservatore moderato), il suo successore Mohammad Bagher Ghalibaf (conservatore), il capo dell'Autorità giudiziaria Ebrahim Raisi (ultraconservatore). Il campo dei moderati potrebbe restare piuttosto scoperto, visto che il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha negato una sua possibile candidatura, che appariva già compromessa dopo il leak degli audio nei quali accusava di ingerenza i potenti Guardiani della rivoluzione iranana e in particolare il generale Qassem Soleimani, ucciso da un raid americano nel gennaio 2020 che aveva portato Usa e Iran sull'orlo del conflitto.
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