09 Marzo 2026
Fonte: imagoeconomica
Altro lunedì nero per le Borse europee e per i mercati finanziari. La guerra in Medio Oriente continua a diffondere pessimismo tra gli investitori, e su tutti i listini europei si sono verificate vendite diffuse. I mercati delle materie prime sono sotto pressione estrema, con petrolio e gas che hanno raggiunto prezzi tra i più alti degli ultimi anni.
A mostrare i primi segnali di difficoltà sui mercati finanziari è stato il petrolio, che già nel pre-market di domenica 8 marzo aveva raggiunto i 100 dollari al barile, soglia psicologica che per molti operatori significa crisi petrolifera. Questa soglia è stata poi largamente superata in mattinata, lunedì 9 marzo.
Il Brent, il petrolio del Mare del Nord (migliore per qualità e riferimento mondiale per i mercati), ha raggiunto i 117 dollari al barile, per poi ridiscendere a 104, comunque oltre i 100 dollari raggiunti domenica.
Il gas, invece, è rimasto più stabile durante il pre-market, per poi subire un rialzo improvviso all’apertura dei mercati: i future sul gas naturale ad Amsterdam sono aumentati del 20% in poche ore, arrivando a un prezzo di 64 euro al megawattora.
Segnali di chiara paura dei mercati, che si sono subito riflessi sulle Borse europee. Tutti i principali indici sono calati attorno all’1,50%, con Parigi come la peggiore, che ha perso più del 2%:
A Milano, le peggiori performance sono state registrate da Prysmian, Azimut e Stellantis. A guadagnare, invece, sono le società legate al settore della Difesa, come Leonardo, ma anche Nexi (che rimbalza dopo i cali della settimana scorsa), oltre a Saipem ed Eni, trascinate dalla corsa degli idrocarburi.
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