Caltagirone sale al 12% di MPS e punta al 20% in vista dell'assemblea del 15 aprile; il "gelo" con Lovaglio, in pole per il bis e il "nodo" Generali
Caltagirone si sta rafforzando in MPS per aumentare il suo peso promuovendo acquisti con un ulteriore investimento di circa €3 miliardi; Lovaglio forte dell'appoggio Milleri con Delfin al 17,5% di quote e di Giorgetti con Mef al 4,86%
Francesco Gaetano Caltagirone rafforza la sua posizione in Banca Monte dei Paschi di Siena, salendo al 12% del capitale sociale e confermandosi tra i principali azionisti dell’istituto senese. L’imprenditore romano punta ora a crescere ulteriormente, fino a raggiungere il 20% delle azioni (forte anche dell'autorizzazione BCE ad arrivare alla soglia del 20%), con l’obiettivo di avere più voce in capitolo nelle decisioni strategiche della banca, anche in vista del 15 aprile, data dell'assemblea dei soci di Rocca Salimbeni.
L’assemblea dei soci del 15 aprile sarà un momento cruciale: durante l’incontro verrà infatti rinnovato il consiglio di amministrazione, l’organo che guida la banca. Arrivare all’appuntamento con una quota significativa permetterà a Caltagirone di influenzare la scelta dei nuovi membri del board e le principali decisioni aziendali.
Il "gelo" con Lovaglio
Non mancano le tensioni tra l’imprenditore e l’attuale amministratore delegato, Luigi Lovaglio, anche se fonti ufficiali smentiscono scontri diretti. Secondo i rumors raccolti da Il Giornale d'Italia, il rapporto sarebbe freddo, soprattutto sui futuri rapporti con altre grandi società come Mediobanca e Generali, che restano nodi chiave per la strategia futura di MPS. Lovaglio resta comunque in prima linea per confermare il suo ruolo nel management della banca.
Lovaglio e Caltagirone avrebbero opinioni contrastanti su come gestire questa partecipazione: il CEO di Rocca Salimbeni predilige una gestione prudente e progressiva, mentre Caltagirone sembra puntare a un approccio più aggressivo, con l’idea di consolidare il controllo e, in prospettiva, rafforzare la sua influenza su Generali.
L’investimento di Caltagirone in MPS viene quindi visto come di natura strategica e di lungo periodo. Non si tratta solo di un acquisto di azioni per rendimento finanziario, ma di una mossa studiata per costruire una posizione di peso nella governance della banca e, allo stesso tempo, per preparare un eventuale “affondo” su Generali, sfruttando le future opportunità legate alle quote detenute da MPS. L’obiettivo sarebbe duplice: da un lato rafforzare la propria influenza all’interno della banca senese, dall’altro muoversi sul mercato assicurativo, dove Generali rappresenta un asset di rilevanza nazionale e internazionale.
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Caltagirone e BCE
A novembre la Banca centrale europea ha dato il via libera al gruppo Francesco Gaetano Caltagirone per aumentare la propria partecipazione in Banca Monte dei Paschi di Siena fino a sfiorare il 20% del capitale, superando la soglia del 10,2% precedentemente detenuta e riportando piena esercitabilità dei diritti di voto per l’intera quota di Rocca Salimbeni. L’autorizzazione, chiesta da Caltagirone già nella scorsa estate e concessa da Francoforte dopo un’istruttoria sulle partecipazioni qualificate, rappresenta un passaggio cruciale nel risiko del settore bancario italiano e apre scenari più ampi in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione previsto per la primavera 2026. Pur mantenendo lo status di investitore finanziario, che non consente di assumere funzioni di controllo diretto, il costruttore romano ha già rafforzato la sua presenza nel capitale, salendo di recente dal 10,2% all’incirca 12% e confermando l’intenzione di consolidare ulteriormente la sua posizione in vista di possibili sviluppi futuri.
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La posizione Delfin
Diversamente, la posizione di Delfin, controllata dagli 8 eredi Del Vecchio, è definita “under disposal”: un investimento finanziario potenzialmente smobilizzabile per realizzare una plusvalenza. Gli eredi e il CEO di Delfin, Francesco Milleri, stanno infatti valutando la vendita della loro quota, pari al 17,5% di MPS e al 10,05% di Generali, a UniCredit, operazione che permetterebbe loro di uscire dalla partecipazione con un significativo guadagno. La struttura azionaria di MPS vede quindi Delfin come principale azionista privato (17,53%), seguita da Caltagirone (10,26%), BlackRock (5,02%) e lo Stato italiano tramite il MEF (4,86%). Gli altri investitori istituzionali e retail detengono il restante 58,58%.
Il contrasto tra le due strategie è evidente: Caltagirone punta a consolidare un’influenza duratura, mentre Delfin sfrutta la propria partecipazione come leva finanziaria, pronta a monetizzare con la vendita a UniCredit. Nonostante le quote rilevanti, entrambi gli azionisti non possono esercitare attività gestionali dirette in MPS, essendo operatori non bancari e quindi soggetti alle regole della BCE.
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Milleri ha poi smentito l'interesse tramite una nota, dicendo di “non aver mai preso in considerazione la dismissione della partecipazione detenuta nella banca senese” e di non essere in trattativa con alcun soggetto, ribadendo la natura di investimento finanziario di lungo periodo.
La quota di Delfin in MPS, pari al 17,5%, deriva in larga parte dalla conversione delle azioni precedentemente possedute in Mediobanca, evidenziando una presenza costruita nel tempo e non legata a dinamiche speculative di breve periodo. La holding conferma inoltre il pieno sostegno al management guidato dal CEO Luigi Lovaglio e al percorso di rafforzamento della banca, sottolineando l’orientamento alla creazione di valore nel tempo.
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MPS e Luigi Lovaglio
In Monte dei Paschi di Siena, il CEO Luigi Lovaglio punta a confermarsi nel suo ruolo. Lovaglio può contare sui risultati ottenuti negli ultimi anni: la crescita del titolo, il pagamento di cedole importanti agli azionisti e il rafforzamento della banca. con l'assemblea del 4 febbraio sono state approvate una serie di modifiche allo statuto della banca, cioè le regole che ne disciplinano il funzionamento, la governance e l’organizzazione interna. Le modifiche riguardano diversi aspetti chiave e sono state tutte approvate con percentuali di consenso superiori al 99%. La lista dei candidati sarà ufficializzata entro il 3 marzo e il rinnovo del board sarà votato dai soci il 15 aprile.