20 Gennaio 2026
Antonio Filosa, Amministratore delegato Stellantis
Lo stabilimento Stellantis di Tychy, in Polonia, uno dei principali hub produttivi del gruppo in Europa centrale, si prepara a una significativa riduzione dell’organico. A partire da marzo è prevista la cancellazione del terzo turno produttivo, accompagnata da un piano di uscite che coinvolgerà centinaia di lavoratori.
Secondo quanto comunicato alle organizzazioni sindacali, la riorganizzazione porterà al licenziamento di circa 740 dipendenti, pari a quasi un terzo della forza lavoro del sito. Una scelta che ha immediatamente acceso il confronto sindacale, sia a livello locale sia sul piano internazionale.
Il sindacato polacco Solidarnosc della regione Slesia-Dabrowa ha deciso di rivolgersi non solo al management di Stellantis, ma direttamente ai grandi azionisti del gruppo. In una lettera indirizzata a Exor – la holding della famiglia Elkann, primo socio di Stellantis – il sindacato chiede una presa di posizione chiara e pubblica sul futuro industriale dello stabilimento di Tychy.
L’appello è stato esteso anche agli altri azionisti di riferimento: la famiglia Peugeot tramite Établissements Peugeot Frères, lo Stato francese attraverso Bpifrance Participations e il fondo BlackRock. Secondo Solidarnosc, le decisioni strategiche che riguardano Tychy sarebbero assunte senza un reale coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori.
La preoccupazione del sindacato non riguarda soltanto i dipendenti diretti di Stellantis. Attorno allo stabilimento di Tychy ruota un indotto composto da almeno 58 aziende fornitrici. La riduzione dei volumi produttivi, secondo Solidarnosc, potrebbe avere conseguenze ben più ampie, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro nell’intera regione della Slesia.
Il timore è che i tagli rappresentino l’inizio di un processo di ridimensionamento più strutturale, in un contesto già segnato dalla recente chiusura della fabbrica di motori di Bielsko-Biala, altro sito polacco del gruppo.
Il nodo più delicato del confronto riguarda le condizioni economiche del programma di uscite volontarie. Il sindacato ha chiesto indennità fino a 36 mensilità, richiamando precedenti accordi applicati in altri stabilimenti europei di Stellantis.
La proposta aziendale si ferma invece a un massimo di 24 mensilità, riservate ai lavoratori con oltre 30 anni di anzianità. Una distanza che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, rende la trattativa particolarmente complessa e rischia di compromettere l’effettiva adesione volontaria al piano.
Solidarnosc denuncia inoltre il rischio che il programma perda il suo carattere di volontarietà. Secondo il sindacato, alcuni lavoratori sarebbero chiamati singolarmente a valutare l’adesione al piano, con il timore che un rifiuto possa tradursi in condizioni peggiori in caso di licenziamento ordinario.
Un approccio che, se confermato, potrebbe inasprire ulteriormente il clima all’interno dello stabilimento, già segnato da un dialogo definito “formale” e poco sostanziale con il management locale.
Lo stabilimento di Tychy resta un sito chiave per Stellantis, con la produzione di modelli strategici come Alfa Romeo Junior, Jeep Avenger e parte della Fiat 600. Proprio per questo, osservano i sindacati, la riduzione della capacità produttiva appare difficile da giustificare e alimenta interrogativi sulle reali intenzioni del gruppo nel medio periodo.
Il calendario del confronto è serrato: le parti hanno ancora circa due settimane per raggiungere un’intesa. In assenza di un accordo, Stellantis potrà procedere con risoluzioni individuali dei contratti sulla base di un regolamento unilaterale, uno scenario che rischia di acuire il conflitto in uno degli stabilimenti simbolo della presenza industriale del gruppo in Europa centrale.
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