19 Gennaio 2026
ll mercato europeo delle quote di emissione inaugura il 2026 portando il prezzo della CO2 a 92,2 euro per tonnellata. Questo valore consolida un trend rialzista che ha visto i costi dei permessi ETS crescere del 190% nell'ultimo quinquennio, spingendo gli analisti a prevedere l’abbattimento della soglia psicologica dei 100 euro nel corso dell'anno.
Il mercato europeo dei permessi di emissione (Ets) registra una decisa accelerazione all'inizio del 2026. Nella sessione di venerdì 16 gennaio, il valore dei future di riferimento ha raggiunto i 92,2 euro per tonnellata, segnando il punto più alto di un trend rialzista iniziato nella primavera del 2025. Dopo aver toccato un minimo di 62,5 euro ad aprile dello scorso anno, le quotazioni hanno superato progressivamente diverse soglie psicologiche, tornando ai livelli registrati nell'aprile del 2023. Molti osservatori di mercato prevedono che nel corso di quest'anno il prezzo possa nuovamente abbattere la barriera dei 100 euro, già superata storicamente nel febbraio 2023. Il valore delle quote di emissione ha subito una trasformazione radicale nell'ultimo quinquennio. Se per un lungo periodo i prezzi erano rimasti stabilmente sotto i 10 euro, a partire dal 2020 si è innescata una crescita che ha portato a un incremento complessivo del 190% in cinque anni. Anche nel breve termine la tendenza appare marcata, con un rincaro del 18% nell'ultimo trimestre e un balzo del 4,5% registrato solo nell'ultima settimana di negoziazione.
L'attuale dinamica dei prezzi è alimentata da una combinazione di variabili energetiche e climatiche. Il rincaro del gas natural, causato da un'ondata di freddo che ha intensificato i consumi per il riscaldamento, ha ridotto la competitività delle centrali a gas rispetto a quelle a carbone. Poiché il carbone è maggiormente inquinante, la sua maggiore diffusione nel mix energetico aumenta automaticamente la necessità di acquistare permessi di emissione. A questo scenario si aggiunge la temporanea riduzione della produzione nucleare in Francia, dovuta ai danni riportati da una centrale da 4 gigawatt a causa della tempesta Goretti, e le previsioni di scarsa ventosità nel Nord Europa, che limitano l'apporto dell'energia eolica favorendo nuovamente i combustibili fossili.
Il contesto strutturale del sistema Ets prevede una progressiva contrazione dell'offerta di permessi per incentivare la decarbonizzazione. Secondo i dati Eurostat pubblicati il 15 gennaio, i proventi delle tasse sulle emissioni nell'Unione Europea sono passati da 15 a 51 miliardi di euro tra il 2017 e il 2023. Nello stesso arco temporale, l'incidenza delle tasse sulla CO2 rispetto al totale delle imposte sull'energia è quasi triplicata, salendo dal 6% al 19,7%. Attualmente, il settore energetico e quello manifatturiero rappresentano insieme circa il 60% dei contributi totali. Questo percorso di restrizione dei permessi risponde ai rigidi target europei, che prevedono una riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040.
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